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go con quel telo. La metto in valigia. Arrivato
               a Roma, i giorni seguenti, con grande cura e
               devozione scarto l’immagine. Cerco di capire in
               che stato sia l’immagine sotto il fango secco e i
               detriti. Vedo che il cartoncino è bene attaccato
               alla faesite. Vado in giardino e... con il forte getto
               dell’acqua da una canna lavo con cura estrema
               la faesite... e il miracolo avviene! Piano piano si
               stacca il fango secco, i sassolini scivolano via e
               delle terribili impronte degli scarponi dell’ISIS ri-
               mangono solo alcune tracce. Appare Lei una Ma-
               donnina bellissima! Un gusto di fine ottocento,
               ma con due occhi verdi dolcissimi e formidabili.
               Appare Lei, la Mamma di Gesù, con tutta la sua
               forza e la sua dolcezza. Lei lo sostiene, Lei lo
               protegge, e il bambino Gesù è ora una meravi-
               glia, un prodigio. L’immagine è di una dolcezza
               unica. Scoppio a piangere come un cretino. Mi
               dovrei vergognare nello scrivere queste righe
               che rivelano la mia debolezza... ma Lei mi parla:
                  “Hai visto che ci sono? Hai visto quanto sono
               bella? Hai visto che nonostante gli uomini mi
               abbiano calpestata, riempita di fango, presa a
               calci... io ci sono ancora? Sono qui! Mi hanno cal-
               pestata, come un giorno mi calpestarono ai piedi


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