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prio in questo Paese lo Stato riconosce e ringra-
zia Fondazione Santina. Non avviene a Saigon o
ad Hanoi, in città importanti. Avviene in mezzo
ai campi di riso e nella povertà. D’altra parte
Santina non era nata in mezzo a campi di grano
e nella povertà? Questo fatto è un segno formi-
dabile che mi dice che siamo sulla giusta strada
con la nostra carità. Quanto avevo bisogno di
questo segno! Quanto cercavo luce negli ultimi
mesi, quanto questo viaggiare per condividere fa
bene anche al mio essere prete a Roma, quanto
queste esperienze di vita sono forti per plasmare
le convinzioni intime della vita: Dio, dai campi
di riso del Delta del Mekong, agli altipiani del-
le Ande peruviane con pastori di lama, oppure
nella capanna di Santina in Kenya o nella guerra
in Iraq, mi sta facendo capire quanto è bello e
quanto è grande essere sacerdoti. Quanto sia
importante raccogliersi in preghiera davanti a
questi segni di Dio.
Così faccio. Mi fermo in silenzio, chiudo gli
occhi, recito lentamente il Padre nostro, bene-
dico quel ponte in nome di Dio e poi lo bacio
con forza, aspirando terra e brandelli di foglie.
Tutto in silenzio perché il regime non permet-
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