Page 78 - MARIA
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mi dona il certificato del ponte “Fondazione San-
               tina”. La nostra comitiva si accresce di altri mo-
               torini, quasi una ventina.
                  Dal Kenya al Vietnam mi inebria muovermi in
               moto, respirare il vento, guardare il paesaggio, le
               barchette stracariche di riso che viene dalle grandi
               risaie, le mondine che, con il loro grande cappel-
               lo a cono, sono curve sul riso, i bellissimi stagni
               di fiori di loto, grandi orchidee: un autentico para-
               diso terrestre rovinato dagli americani nell’ultima
               guerra che terminò definitivamente con l’instau-
               razione del nuovo regime il 30 aprile 1975.
                  Dopo una mezz’ora da lontano in mezzo ai
               campi di riso mi colpisce uno striscione rosso
               con le scritte colorate di giallo. Il ragazzo che
               guida il motorino me lo indica in un inglese
               stentato:
                  “Quello è il ponte Fondazione Santina”.
                  Ci avviciniamo. Il motorino si ferma e io ri-
               mango a bocca aperta. Davanti a me, nel bel
               mezzo del ponticello, c’è una scritta che parla
               di Fondazione Santina. Non riesco nemmeno a
               domandare cosa siano quelle parole in vietnami-
               ta tanto la mia attenzione è focalizzata solo sulla
               parola italiana “Fondazione Santina”.


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