Page 18 - Janet
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velocità. Prendo una maglietta dallo zaino e utiliz-
               zo la scollatura della t-shirt come cappello. Ora i
               capelli sono raccolti all’interno della maglietta, che
               mi faccio passare anche sulla bocca, così riman-
               gono liberi solo gli occhi, protetti dagli occhiali
               da sole... tipo miliziano dell’ISIS. Solo di colore
               bianco e non nero. Dopo la prima ora, però, il
               sole inizia a scaldare e nello sforzo di reggermi in
               piedi, sulla mano destra è apparsa una vescica. Il
               vento sembra fare l’effetto di una carta abrasiva
               perché il pulviscolo scalfisce la pelle. Decidiamo di
               sederci. Ottima scelta. Ci appoggiamo e stendiamo
               le gambe. La pace e il sollievo durano solo venti
               minuti perché il sole brucia le mie gambe, bianco
               mozzarella, coperte da pantaloncini corti e una
               sete formidabile inizia a farsi sentire. Ci fermiamo e
               chiediamo agli amici di passarci dell’acqua. Intan-
               to vado a fare pipì e rovi appuntiti mi sferzano le
               gambe, ora rosso gambero. Dai tagli esce sangue.
               Con una bottiglietta di acqua potabile lavo le ferite
               e al tempo stesso provo il sollievo dell’acqua fresca
               sulle gambe bruciate. Prima di ripartire il grande
               Jimmy mi guarda impietosito e mi dice: “Father
               this is Africa!”. Mi da una battuta sulla schiena e
               ripartiamo. Ora il clima è implacabile: vento, sole,
               polvere, caldo formidabile, scottature, graffi di rovi
               su gambe e braccia fanno sì che non mi accorga

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