Page 17 - Janet
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Carichiamo tutti i nostri zaini, una buona scor-
               ta di acqua e alcuni cuscini nel tentativo di una
               piccola comodità. Non avrei mai immaginato cosa
               significassero sette ore così. Vi descrivo le strade...
               Nulla a che vedere con quelle dei safari: completa-
               mente dimenticate, polverose di una polvere secca,
               ma secca, quanto fine e tagliente. Ti trovi polvere
               nelle mutande, nelle orecchie e Marzia ride nel
               vedere il segno degli occhiali quando li tolgo, a
               mo’ di zombie. Buche enormi e per nulla lineari,
               buche bizzarre per forme, dimensioni e profon-
               dità, buche belle ed evidenti, buche bastarde che
               giocano a nascondino e te ne accorgi... appena le
               hai passate. Una tortura per ruote e gomme e un
               supplizio per noi. Vento che a folate improvvise
               provoca mulinelli pazzeschi e quando entri in uno
               ne esci nero, o meglio, marrone come un albero.
               Caldo. 42 gradi, secco e implacabile, sole formi-
               dabile e, ciliegina sulla torta, la guida spericolata
               di padre Arturo.
                  Questi sono stati gli ingredienti delle sette ore
               di viaggio in un frullato pazzesco di imprevisti.
               Siamo partiti alle 7 e viviamo le ore più belle del
               viaggio. La brezza fresca sul volto, il sole non è
               ancora alto. Respiro a pieni polmoni, ma subito mi
               accorgo che non ho un cappello e che neppure
               me lo posso mettere perché volerebbe via per la

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