Page 98 - JAMES
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“Dad, papà... – lui mi chiama così – vieni a
vedere prima dove abito e poi decidi. Ok?”.
Saltiamo sulla moto e partiamo. Lazzaro, co-
me il solito, guida spericolatamente per queste
strade che non sono strade! Sono piste piene
di buche e sassi e, come potete immaginare,
non c’è né casco né altra protezione. Unica mia
protezione? Le Ave Maria che recito per non ca-
dere. Per una capra mio zio missionario rimase,
anni fa, invalido in Bangladesh. Bene, qui non
siamo molto lontani dal Bangladesh di anni fa
di mio zio. Le strade sono identiche, un po’ più
poderose le moto... Questo ragazzo poveraccio
che guida ha tra le mano una scassatissima moto
che può fermarsi da un momento all’altro. Dopo
l’ennesima polverosa curva giungiamo a casa di
Jimmy. Mi accolgono il padre e la madre che vi-
vono in una capanna, poi cugine e zii. In Africa
capire qualche cosa della parentela è un casino.
La famiglia di Jimmy vive a Mombasa dove lui
lavorava come tassista. I figli e la famiglia so-
no rimasti in un lurido slum di Mombasa. Deve
mantenere i figli e vive così allo stremo. Pensavo
che Jimmy stesse bene, avesse una casa dignito-
sa non certo una capanna, magari una modesta
camera o qualcosa del genere!
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