Page 99 - Halima
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PREGARE IN AFRICA

         a parte l’uniforme obbligatoria della scuola
         e un abito bello – laddove “bello” altro non
         significa che senza rattoppi e pulito – arrivano
         con calzoncini, scarpe, calze e camicette con
         tanto di cravatta! Un povero che si veste bene
         una volta la settimana per incontrare Dio si
         trasforma in un angelo, in un raggio di luce
         della bontà di Dio in terra. Bambini, bambine,
         ragazzi e ragazze, giovani, uomini e donne,
         anziani: tutti sono con il vestito della festa. Il
         vestito della festa, quello per andare in chiesa
         la domenica, quello che si mette per incontra-
         re Dio e i fratelli.
            Una volta era così anche in Italia: io ricordo
         che mia mamma Santina la domenica mattina
         preparava per me e Carolina i vestitini poveri,
         dono della Caritas agli orfani, ma puliti e ben
         stirati. Si andava in chiesa con quegli abiti e
         tornati a casa si rimettevano gli abiti di tutti
         i giorni. In Italia, come in Kenya, una volta ci
         si vestiva bene in omaggio alla propria fede.
         Oggi invece? Prima di tutto, in chiesa non
         ci va più nessuno e quei pochi che ci vanno
         sono persone anziane; tolte le persone anzia-
         ne, quei ragazzi e adulti che ci vanno indos-

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