Page 101 - Halima
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PREGARE IN AFRICA

         to alle 8.30 e abbiamo terminato alle 10.40. La
         celebrazione si dilata nel tempo, prendendo
         il momento più bello della giornata, che è la
         mattinata intera tutta dedicata a Dio; e il tem-
         po corre veloce e vi devo dire che le due ore
         piene di canti e di danze sembrano mezz’ora,
         e mi sono trovato a ballare con loro – prima in
         modo goffo, poi alla seconda e terza danza,
         molto meglio –, a battere le mani, ad ascoltare
         le loro grida ritmate: che meraviglia di colori,
         di suoni e di partecipazione!
            E poi, tutti si conoscono, ci si saluta, si
         domanda come vanno le cose, i catechisti
         leggono le letture, si risponde tutti insieme!
         Eravamo duecento persone e vi assicuro che
         i canti e le grida si sentivano molto bene fuori
         dalla chiesa e anche lontano. Ma la cosa che
         più mi ha colpito della celebrazione è stato
         il momento dell’offertorio: dopo aver fatto la
         consueta questua ne è iniziata una seconda,
         ma tutta africana e tutta povera. Molti non
         hanno denaro ed allora portano alla chiesa,
         per i poveri, le cose più semplici ma forse
         essenziali, a volte privandone la propria fami-
         glia. Mi metto davanti all’altare ed ecco la lun-

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