Page 40 - Halima
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Kenya
halima
tutto tutto!”. Ride, anche Mishi ride. Chiedo
della latrina perché la mattina mi sono bevu-
to i miei due litri di acqua. Ne approfitto per
mettere la testa sotto l’acqua, nel tentativo di
stemperare il caldo della cella. Guardo Maua:
“Cosa hai provato nel 2017, quando hai sapu-
to che la Corte Suprema aveva trasformato la
tua condanna in ergastolo?”. “Padre, ti aspetti
che ti risponda che ero felice?” – “Certamen-
te!”, rispondo io. “No, padre, tu potrai essere
felice, io non so più cosa sia la felicità. Le volte
che ti sei immaginata di morire ti destruttura-
no, diventi uno zombi, un morto che cammina,
un dead man walking: io oggi sono una dead
woman walking, una morta che cammina! Solo
ora, con il passare degli anni, sto cercando
di riprendere in mano la mia vita. Non è faci-
le! È un inferno”. Cerco di dare una carezza
alla donna, ma lei con gentilezza mi ferma la
mano. “Sono una donna musulmana, la mia
fede non lo permette!” – “Scusami Maua, ti
mando un bacio con un gesto”. Ma in questa
frase trovo una parola bella: FEDE. “Dunque il
carcere ti ha tolto la personalità, ti ha distrutto
dentro, ma non ti ha rubato Dio?”. Mi guar-
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