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si limita – a minimizzare la violenza e la risposta
militare dello Stato. Non sono state fatte riforme
per rafforzare le istituzioni. Il dramma attuale,
dunque, è frutto del mix esplosivo di fragilità
statale e polverizzazione dei cartelli. “Dei sette
vecchi gruppi, cinque si sono atomizzati in 300
bande di dimensioni locali o regionali. Il bu-
siness degli stupefacenti richiede un livello di
organizzazione che queste non hanno. Ben 295
sono, così, dovute entrare in altri mercati illegali
più ‘facili’, dal traffico di migranti, alla prostitu-
zione, alle estorsioni. Delitti che hanno un forte
impatto sulla società. Le istituzioni, sempre più
deboli, non riescono a farvi fronte”, sottolinea
l’esperto. A ciò si somma il conflitto in corso
nelle regioni del Pacifico tra i due cartelli “su-
perstiti”: Sinaloa e Jalisco Nueva Generación.
Questo è deciso ad approfittare del vuoto aper-
to nel rivale dall’estradizione negli Stati Uniti – il
19 gennaio scorso – del boss Joaquín El Chapo
Guzmán. In gioco c’è, in particolare, il redditizio
business delle coltivazioni di papaveri da oppio
e relativo traffico di eroina.
La sostanza dilaga negli Usa, con un record di
12.898 vittime di overdose in cinque anni. Tanto
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