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Vietnam
          HIEN

         È minuta, penso che la potrei alzare come un
         fuscello. Mi colpiscono molto gli occhi neri,
         a mandorla, con uno sguardo profondo. I
         capelli sono lisci e neri, la pelle bianchissima
         e le mani sembrano quelle di una bambina.
         In effetti, noi occidentali abbiamo una corpo-
         ratura più massiccia: da queste parti è diffici-
         le trovare persone sovrappeso come invece
         puoi trovare in America Latina o soprattutto
         in America del Nord; rispetto a loro, più pic-
         coli e minuti, mi sento grasso e impacciato.
         Chau mi sorride: “La mia storia è triste. Ho
         perso i miei genitori quando ero ancora mol-
         to piccola: tutti e due erano ammalati di aids
         e infatti, come sai, anche io sono hiv. Alla loro
         morte sono stata affidata alle Suore della Cari-
         tà, dove sono rimasta fino a quando avevo
         15 anni, quando ho lasciato l’orfanotrofio e
         mio zio mi ha preso in casa sua. La vita con
         la sua famiglia non è stata semplice: lo zio mi
         ha chiesto di lavorare in un bar per aiutare a
         pagare le spese domestiche… ma quando ha
         saputo che ero sierepositiva e che avrebbe
         dovuto curarmi con medicine per lui costo-
         se, mi ha cacciata di casa, e così le assistenti

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