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SAIGON: LA PULCE E LA SCOLOPENDRA
prio da quella scolopendra che lui ha cattu-
rato. L’uomo è riuscito a catturare l’animale
velenoso e ce lo mostra con un misto di pau-
ra e orgoglio. Invece di averlo ucciso, lo tiene
prigioniero nella bottiglietta in cui ha pratica-
to alcuni fori per l’aria. I cinque bambini che
sono con noi, più che spaventati sembrano
incuriositi. I piccoli sembrano disprezzare il
pericolo chiuso nella bottiglietta di plastica:
mi faccio coraggio e chiedo di prenderla in
mano. Il proprietario della “belva”, compia-
ciuto, me la passa immediatamente, quasi
che il mio “coraggio” significhi riconoscere il
suo atto d’eroismo: aver catturato la terribile
causa di ricovero in ospedale del parente.
Provo repulsione, ma mi costringo a tenere in
mano la bottiglietta vuota che fa da prigione
al pericoloso animale. Si avvicina una don-
na e mi dice: “Padre, questi fastidiosi animali
vivono qui, dove abitiamo noi, e ogni matti-
na, quando ci svegliamo nei nostri squallidi
tuguri, ci guardiamo intorno per non incap-
pare in uno di loro e nel loro morso. L’abbia-
mo catturato perché guardarlo sia per noi un
ammonimento”.
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