Page 17 - Dominic
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la sua corona dei novantanove nomi di Allah.
Estraggo la mia corona gialla di plastica che mi
hanno regalato i cristiani del campo profughi di
Mangesh in Iraq e non mi vergogno neppure io
a mostrarmi cristiano con il crocifisso appeso alla
corona. Troppo spesso ci vergogniamo di mo-
strarci cristiani. Mi faccio forza e faccio un bel se-
gno della croce. Nessuno si accorge. Tutti, tranne
il sonnacchioso musulmano e io, dormono con
le mascherine davanti agli occhi per proteggersi
dalla luce dei faretti sopra ciascuno posto.
Oggi è un giorno particolare. Guardo l’oro-
logio e il mio bioritmo è alle 9.30 italiane ma a
Canton è già pomeriggio. Sono le 15.30. Arrivo
a Canton alle ore 17 e il mio volo è alle 22.10.
Devo fare molte cose: prendere le valigie, fare
un nuovo biglietto, passare la dogana...
Subito la domanda più importante di ogni
giorno: e la messa quando la celebro? Questa
domanda mi accompagna da trent’anni ogni
giorno. Forse solo due o tre giorni in trent’anni
non ho celebrato la messa! Chi se ne importa se
incontro o non incontro papa Francesco, ma la
messa no! Io devo ogni giorno incontrarmi con
Gesù. Lui sì che devo necessariamente incontra-
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