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Danilo – Camerun   9ROWL'L6SHUDQ]D Q                                                     Danilo  – Camerun   9ROWL'L6SHUDQ]D Q

        pozzo nel riarso villaggio di Gazad.                                                     REGALA UN SORRISO IN CAMERUN
        Ieri sera ho pregato Annalena Tonelli e mi
        sono addormentato ripetendo  come  un                                                           Inizio a scrivere questo sesto report
        mantra: “Quando sono debole  è  allora                                                   a Yaoundé, dove sono  arrivato  ieri  nel
        che sono forte”. Inoltre, ora il bracciale                                               pomeriggio.
        dell’anziana del villaggio  è al  mio polso,                                                    Voglio riprendere  quell’episodio a
        accanto  a quello di Iole  sul quale c’è                                                 cui padre Danilo in effetti ha quasi
        scritto “Lucky”. Devo dire che sì,  sono                                                 soltanto        accennato          nella       sua
        davvero un uomo fortunato: ho vicino tutti                                               autobiografia, per creare il contesto dal
        voi ed insieme riusciamo a compiere                                                      quale potrebbero venire anche i dieci
        opere di luce simili a quelle che padre                                                  bambini  che  prenderemo in adozione a
        Danilo compie ogni giorno.                                                               distanza: secondo la nostra speranza, da
        … qui il caldo è torrido: spero di non aver                                              giugno 2025 a giugno 2028 con 300 euro
        scritto troppe stupidaggini  e di avervi                                                 l’anno per ciascun bambino. «In  uno dei
        regalato un respiro del Camerun …                                                        tanti incontri nei villaggi, ricordo  che
                                                                                                 mentre si parlava e si discuteva per aprire
                                                                                                 una  scuola, si sentiva da lontano il
                                                                                                 lamento di una donna e il pianto di un
                                                                                                 bambino. Alla fine dell’incontro ho chiesto
                                                                                                 di potermi avvicinare alla capanna semi-
                                                                                                 distrutta e ho visto una donna incatenata
                                                                                                 con il suo bambino. Il  capo  villaggio  mi
                                                                                                 disse: “E’ matta! E  siamo costretti  a
                                                                                                 tenerla incatenata”. Ho chiesto di liberarla
                                                                                                 e  mi  hanno dato il permesso, a
                                                                                                 condizione di portarla via con me. Ma le
                                                                                                 chiavi del  lucchetto  non si trovavano.
                                                                                                 Allora andai in parrocchia e  presi il
                                                                                                 seghetto per tagliare la catena e liberarla.
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