Page 8 - Amina
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che illumina la notte dell’umanesimo, accampa-
               to in quella che definisce “un’enorme prigione
               a cielo aperto: un inferno”.
                  Là dove i sapori e i colori di un crocevia
               di popoli e culture si sono scomposti nel ru-
               more delle armi, nella povertà obbligata dal
               crepuscolo della ragione. Eccolo, il nostro, in
               auto in un giorno qualsiasi, mentre la macchina
               procede a rilento fra una gioventù senza storia.
               Ecco i bambini che trotterellano, che salutano
               dal terrazzo, le divise israeliane, le carcasse di
               improbabili vetture. Ovunque miseria, la cifra
               della disperazione e anche di una rabbia antica.
               Persino le galline saltellano smagrite. Lo guardo
               agli interni, fra le pareti domestiche, restituisce
               il senso di una sofferenza consumata nella so-
               litudine del mondo che si staglia lontano. Fra
               muri e reticolati, i segni di comunità separate:
               un presente in gabbia, un passato da dimenti-
               care, un futuro da scrivere.
                  Il libro conduce in un universo che non
               vorremmo, una ferita profonda per la coscienza
               umana: come il dritto e il rovescio, il giorno
               e la notte o, se preferite, il segno di una buia


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