Emergenze

Acquisto Moto per la Parrocchia di Mazuko in Perù


ACQUISTO DELLA MOTO HONDA NUEVA XR 125L

Cattura
Foto della moto richiesta da Padre Michelangelo

 

Dopo la nostra visita a Mazuko, il Direttivo ha approvato il finanziamento dell’acquisto della moto richiesta da Padre Michelangelo con la seguente mail del 21 luglio

Estimado Mons. Luigi, un saludo desde la calurosa selva del sur oriente peruano. Mons. Luigi, hoy he estado averiguando al respecto de la motocicleta, me han dado dos precios. Uno es de seis mil soles y el otro es de cuatro mil soles. Lo que nos iría bien para la parroquia, teniendo en cuenta las carreteras y los ramales de nuestra jurisdicción eclesiástica parroquial, hemos visto por conveniente adquirir la moto de seis mil soles que cubriría el donativo correspondiente. Le adjunto la proforma y la foto de la moto.

El Número de cuenta en dólares es: 485-31274417-1-88

Titular: P. Carlos Alberto Castillo Flores

Código Swit: BCPLPEPL

Nota: Mons. Luigi, le informo que la compra de la moto quedará a cargo del P. Alain, él queda como Vicario parroquial de Mazuko. Yo estaré ausente buen tiempo ya que estoy siendo trasladado a otra parroquia donde no tenemos acceso a internet. Cualquier información, por favor comunicarse al e-mail del P. Carlos Castillo. florescas29@hotmail.com

Dios le bendiga. Un abrazo.

In data 5 Agosto 2915, Festa della Vergine di Copacabana in Bolivia ed in Perù ed a Roma festa di Santa Maria Maggiore ho firmato il bonifico di euro 1720

 

Bonifico 5-8-15

in copia si può vedere qui il pdf del pagamento

rimaniamo ora in attesa di avere ricevuta di quanto abbiamo inviato e foto della moto. Per il momento vi proponiamo il filmato in youtube della bella moto regalata con i vostri finanziamenti:

 

ECCO LA MOTO DA NOI COMPERATA (16 SETTEMBRE 2015)

03 fotografia della moto acquistata per Mazuko

02 fattura acquisto moto

Ed ecco la lettera del Padre di ringraziamento:

Exmo. P. GiNAMI. Un saludo. Le comunico que el día de 01 de septiembre hicimos el retiro de 1770 dólares para la compra de la moto. La compra lo realizamos con una pequeña variación, el precio. El precio pactado al principio vario por cuestiones de alza del dólar, de manera que no alcanzo para la moto que se había señalado en el proyecto. El cambio del dólar se hizo por 3.23 soles. Haciendo un total de 5, 717.10 nuevos soles. La moto del proyecto, su precio fue de 6,000.00 nuevos soles. Es por ese motivo que se realizó la compra de la moto con las mismas características que la del proyecto, pero de menor precio. El costo total de la moto es de 4,900.00 nuevos soles, restando la cantidad de  817.10 nuevos soles. Este saldo será utilizado en los tramites de de registros públicos y soat de la moto, si le parece. La foto de la moto esta como nos indican.Nota: Perdona que nos hayamos demorado tanto, pero así son estas cuestiones, no es la primera vez que nos pasa esto. Gracias, muchas gracias. 16 settembre 2015

 

DUE SACERDOTI EROICI NELLA FORESTA DI MAZUKO: L’INCANTO DELLA GIUNGLA E L’INFERNO DELLE MINIERE, DELLA DROGA E DELLA TRATTA DI ESSERI UMANI

Album fotografico con molte fotografie della foresta di Mazuko nella Regione Madre de Dios

 

Siamo partiti da Villa San Roman (Juliaca ) alle ore 16,30 di lunedì 22 giugno 2015. Nel bel fuoristrada di padre Walter viaggiamo in tre: il parroco, io ed Olinda. Per alcuni aspetti mi pare di ritornare ai tempi d’oro in cui viaggiavamo nella Toyota Rav 4 con la dolce Santina. In quegli anni felici, seppur nel dolore fisico di mia madre, mai avrei pensato di viaggiare nuovamente con Olinda, ma queste volta nell’incantevole natura del Perù. Questa escursione nel Distretto di Madre de Dios avrà due caratteristiche che tra loro si contrappongo: da una parte la gioia offerta da una natura lussureggiante piena di animali come scimmie, colorati arara, farfalle… e dall’altra la forte miseria nella quale prospera una grave criminalità organizzata attorno alle miniere di oro, alla produzione della cocaina ed allo sfruttamento dei minori. In questa situazione terribile vivono due sacerdoti che abbiamo voluto incontrare in questo decimo viaggio di solidarietà. Questo paragrafo lo divideremo in due parti. Nella prima parte parleremo della connotazione che più mi sta a cuore ed è questa miseria profonda che genera delinquenza, nella seconda parte faremo una breve descrizione della meravigliosa natura della foresta di Mazuko. Il viaggio non è breve da Juliaca, che si trova nel Dipartimento di Puno sull’altipiano delle Ande dobbiamo scendere nella selva del Dipartimento Madre de Dios. Per far questo il nostro fuoristrada deve percorrere panorami incantati dell’Altipiano con alcune montagne, dove secondo la tradizione inca vivono gli apus, gli dei, che si profilano all’orizzonte definendo paesaggi difficilmente visibili in Europa, la strada è asfaltata e molto curata, piano, piano il fuoristrada sale fino ad Azangaro, San Anton Macusani a 4350 metri, ci rendiamo conto dell’altezza perché il motore del fuoristrada respira male: a questa altezza l’ossigeno è davvero scarso, anche io lo avverto venendo da Roma, che sorge sul livello del mare. Attraversato il passo la strada scende gradatamente e piano, piano la natura cambia e si trasforma radicalmente, mentre la strada costeggia due lussureggianti riserve naturali: alla nostra sinistra Amarakaeri ed alla sinistra della strada interoceanica la riserva di Tambopata, incontriamo i centri di Ollachea e San Gaban; dopo il ponte sul fiume Inambari si giunge a Mazuko: sembra di essere giunti in un altro mondo. Il verde diventa più intenso gli alberi si fanno sempre più fitti fino a divenire un grande nodo di foglie tra di loro aggrovigliate: sono verdi e grandi magnolie, sono alberi di diverse qualità che si infittiscono tra di loro fino a divenire un autentico polmone verde dove abitano animali bellissimi: la pantera, il giaguaro, la scimmia, i pappagalli, le farfalle, formiche giganti. Neppure in Africa avevo visto una natura così splendida… Il tempo passa e le ore trascorrono serene. Lentamente la fatica ha il sopravvento su Padre Walter che sta tornando alla propria casa, dove vive la sorella… Facciamo alcune necessarie soste e poi verso le 22,30 il nostro fuoristrada si ferma alla parrocchia di Mazuko, dove vivono due splendidi sacerdoti che in una estrema povertà mettono in pratica quanto Papa Francesco ci suggerisce e cercano di incontrare gli ultimi e gli esclusi di questa foresta e giungla peruviana. Non riuscirei a vivere come loro neppure una settimana. La loro casa è povera e modesta, direi anche trascurata. Padre Michelangelo è il parroco e poi vi è un sacerdote giovane appena ordinato, nel mese di marzo, e si chiama Padre Allain. La parrocchia dipende dal Vicariato Apostolico di Puerto Maldonado. Anche il Vescovo della zona vive in grande povertà. I due sacerdoti nel nostro colloquio notturno ci diranno che ricevono solo cento euro al mese a testa per il cibo, hanno una vecchia jeep dell’anno 1970: vuol dire una macchina che ha 46 anni! La comunicazione è difficile in mezzo alla foresta. Il loro esempio mi incuriosisce e provo un senso di venerazione per questi eroici sacerdoti. Ci offrono del mate di coca e un pezzo di pane, tutto quello che la canonica possiede… siamo tutti molto stanchi e mi mostrano la mia stanza. Il clima è denso di umidità, non può essere che così nella selva. La stanza risente di questa umidità: le pareti sono scrostate, il pavimento è umidissimo, il mio giaciglio non è in ottime condizioni e quelle che dovrebbero essere lenzuola, non sono certo fresche di bucato. Decido di dormire vestito: è tardi e la mattina presto dovremo uscire per visitare la foresta, navigare il grande fiume Inambari, che da il nome anche alla regione e andare a pranzo nella giungla dalla sorella di Padre Walter, per poi ritornare a Juliaca per la sera; mi attende infatti il volo di rientro a Roma, via Lima. La mattina alle ore 5 Padre Walter ci viene a prendere e ci porta a Mazuko a far colazione alle Tienda della sorella. La colazione sembra squisita: si tratta di una fondina piena di brodo di gallina, con spaghetti e sopra una grande coscia di pollo bollito… Il livello di igiene di questo Paese non è quello italiano e Olinda mi fa segno di stare attento, ma non posso neppure rifiutare. Inizio così ad assaggiare gli spaghetti e fino a questo punto nessun problema. Inizio a prendere un cucchiaio di brodo, e qui le cose cambiano. Quel brodo è così denso di olio da non capire se è brodo od olio, scivola in bocca… in più vi è una quantità enorme di aglio e l’acqua in cui è stato cucinato non so se sia davvero pulitissima, seppur bollita. A fatica trangugio la cucchiaiata, cambio alimento e mi dirigo sul pollo. Ma cado “dalla padella alla brace”, non riesco neppure a ingoiare quella carne intrisa di aglio e olio. Nella coscia di pollo rimane il segno del mio morso… e con un sorriso allontano il piatto prendendo un mandarino che mi sembra invece sicuro al cento per cento: lo sbuccio lentamente, ma mentre lo sbuccio Padre Michelangelo mi dice: “Monsignore possiamo mangiare noi il suo piatto?” Mentre mi dice questa cosa, guarda compiaciuto Padre Alain che potrà mangiare un secondo piatto. Quella domanda mi incenerisce dentro… non riesco a parlare e con un segno della testa acconsento. I due sacerdoti felici si dividono la coscia di pollo a morsi, contenti di poter mangiare bene per una giornata. Sacerdoti affamati in Italia non esistono. Gli occhi mi si riempiono di lacrime, provo grande e salutare vergogna e nella mia mente mi ricordo il bimbo di nome Albert che in Africa raccoglieva le bricioline di pane e se le metteva in bocca, al posto di scuoterle per terra come facciamo noi che viviamo nell’abbondanza. Due sacerdoti poveri ed affamati sono il quadro più bello che riporto in Italia dalla regione di Madre de Dios in Perù. Non li potrò facilmente dimenticare: questi insegnamenti sono meglio di cento giorni di mese ignaziano. Sono sacerdoti poveri, affamati, trascurati, con problemi ai denti, sono sacerdoti non molto colti, che non sanno nulla della Curia Romana… questi poveri sacerdoti consumano nell’autenticità di una sequela di Cristo la loro misera vita dando conforto ai disperati di questa regione. Questi sacerdoti si dedicano completamente alla loro gente, vanno a cercare i più disperati che vivono sequestrati dai padroni delle miniere o coloro che raffinano la droga nel cuore della foresta… oppure le povere ragazze vittime del commercio di persone ai fini di prostituzione. Sono due uomini credibili, sono due uomini che hanno costruito con il cemento della miseria in cui vivono una forte autenticità, una autenticità che si impasta con la preghiera semplice e la celebrazione dei sacramenti.

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La foresta splendida di Mazuko

 

I. L’INFERNO: LE MINIERE DI ORO CLANDESTINE, LA PRODUZIONE DI COCAINA ED IL TRAFFICO DI MINORI PER PROSTITUZIONE

Nasce nel mio cuore forte il desiderio di tornare a incontrarli. Durante la meravigliosa giornata a contatto con la natura trovo in barca sul fiume Inambari il tempo per raccogliere da Padre Michelangelo e da Padre Alain le confidenze della loro vita pastorale. Chi sono le persone che loro incontrano e che vivono nella regione. Padre Michelangelo inizia a parlare, nella barca tra le onde del fiume: “Vedi don gigi sulle rive di questo grande fiume quegli uomini e donne che setacciano l’acqua… stanno cercando le pepite di oro.” Guardo con attenzione e sulla riva effettivamente vi è un gruppo di persone che lavora con grande forza… Padre Alain continua il discorso di Padre Michelangelo: “ Don gigi, in questa zona dei fiumi Iñabari (che fu chiamato dagli spagnoli Rio Magno), lo Huepetue e il Pukiri, furono scoperte, a partire dal 1970, delle discrete quantità d’oro, mischiate alla sabbia delle rive fluviali, infatti vedi quei poveracci che setacciano proprio la riva… In poco tempo i villaggi si riempirono di coloni in cerca di fortuna. Avamposti come Colorado, Mazuko e Laberinto fino ad allora abitati da qualche decina di persone s’ingrossarono all’inverosimile, non solo di disperati cercatori d’oro ma anche di commercianti avidi e senza scrupoli. Siccome l’oro si trova primariamente in sedimenti d’argilla o sabbia a volte situati a tre metri di profondità, è necessario scavare per poi filtrare il materiale in reti finissime che non lasciano passare la polvere d’oro. Viene quindi aggiunto del mercurio liquido che serve da collante per aggregare le varie particelle d’oro. L’ultimo procedimento è la fusione: il mercurio si scioglie e finalmente è possibile vedere piccole pepite d’oro. Il mercurio, che finisce nei fiumi, è un potente veleno che uccide i pesci e sterilizza le acque e l’humus delle rive fluviali. L’estrazione dell’oro con processi artigianali è pertanto pericolosa per l’ambiente naturale in quanto con l’eliminazione dell’humus è sempre più difficile la crescita di nuovi alberi. Nell’intera conca del Madre de Dios si estraggono circa 8 tonnellate d’oro all’anno: un’enorme ricchezza di cui però non si beneficia la popolazione. La maggioranza dei lavoratori proviene da zone poverissime del Perú, aree rurali dei dipartimenti di Puno o Arequipa. Alcuni di loro pensano di rifarsi una vita lavorando come cercatori d’oro nella selva e di diventare ricchi in poco tempo. La realtà è ben diversa. Vengono assoldati da “caporali” che li pagano salari bassissimi per 12-14 ore di duro lavoro al giorno. L’oro viene venduto nei villaggi a circa 75-80 soles al grammo e quindi rivenduto a traders di Cuzco o Juliaca.” Interrompo Padre Alain e chiedo: “Voi incontrate questa gente disperata?” La nostra piccola barca sta navigando il bellissimo fiume e le onde che si infrangono contro la nostra imbarcazione chiedono ai due sacerdoti di alzare la voce. Continua Padre Michelangelo: “ Vedi don gigi il problema delle miniere e dei disperati che vi lavorano e di coloro che li sfruttano è solo la terza parte della popolazione che vive nella completa miseria qui. Devi sapere che vi è la grande industria della raffineria della cocaina in alcuni ambienti della foresta impenetrabili e ben nascosti, conoscere quei luoghi significa ancare in contro a morte certa. Ma non ti voglio parlare di questa seconda categoria legata al narcotraffico di cocaina. In questa regione vi è una piaga sommersa quanto angosciante che è la tratta di minori per la prostituzione. Ascolta bene quello che ti dico: In questa meravigliosa foresta dai contrasti formidabili tra bellezza della natura e crudeltà della vita in miseria e disperazione le miniere illegali nella regione amazzonica di Madre de Dios sono il paradiso dei trafficanti di schiave. Don gigi ti posso assicurare che più di 30.000 minatori con un grammo d’oro in tasca garantiscono un mercato più succulento di quello dell’estrazione e la vendita stessa del prezioso metallo, che si illumina per poco nelle contaminate e miserabili miniere. Huepetuhe, Laberinto o Delta 1 sono solo alcune delle decine di miniere illegali che si trovano nella zona e che si possono raggiungere in barca o attraverso sentieri nella giungla. Tutte i campi minerari hanno in comune le costruzioni di legno e plastica, le strade fangose e le decine di bordelli. Solo nel Delta 1 ci sono 100 prostitute, registrare della Asociación Huarayo, una organizzazione che si occupa di salvare le ragazze vittime della tratta. Delle ragazze sfruttate sessualmente nei campi, 3 su 5 sono minorenni. Nelle operazioni contro la tratta delle donne che sono state fatte nei campi minerari negli ultimi due anni, 62 bambine sono state salvate e ospitate nel rifugio per adolescenti vittime di sfruttamento sessuale che Huarayo possiede nella zona di Mazuko, all’ingresso della zona delle miniere d’oro. Ognuna delle vittime ha la sua storia, ma tutte hanno in comune l’inganno, il rapimento, il debito e le minacce, l’abuso fisico nei campi, la gravidanza e le malattie sessualmente trasmissibili. Ti voglio raccontare la storia di Alicia (nome di fantasia ndr). Conosco una ragazzina di nome Alicia che ha 13 anni e fu liberata in una operazione di polizia nel Delta 1. Faceva la quarta elementare nella città andina di Cusco quando fu catturata dai trafficanti grazie ad un annuncio di lavoro su un giornale. Fu presa in una via del centro. “E’ per un ristorante mi disse la signora”, mi raccontava Alicia. “Ti pagherò bene ma devi venire oggi”. La donna, in realtà proprietaria di un bordello, offrì ad Alicia 400 soles (circa 100 euro), molto più dei 60 soles al mese che Alicia guadagnava come domestica. “Devo dirlo prima a mia madre però” – “A Puerto Maldonado ( la capitale di Madre de Dios) ci sono radio e telefono. Puoi farlo da qui”. “Poi la signora mi diede 50 soles e mi disse di comprarmi ciò che volevo. Io non sapevo cosa fare e la donna chiamò un signore che mi ha spaventato”, continua Alicia. “Verrà a lavorare con noi, accompagnala a prendere le sue cose. Non ti preoccupare con le altre ragazze ti abituerai subito”. Quella sera stessa Alicia usci per Madre de Dios con le altre ragazze. “Se ti chiedono dove stai andando, di’ che vai a trovare tuo padre. Di’ che hai 18 anni e se ti chiedono i documenti di’ che li hai persi”. “La mattina dopo, come in un sogno, ero già in montagna”. Non arrivò mai a Puerto Maldonado. La sua destinazione fu un bordello di una miniera d’oro in mezzo alla giungla a 180 km dalla città più vicina”. E terribile quanto mi dici, rispondo attonito. Ma padre Walter continua nella sua triste descrizione: “La maggior parte delle ragazze mi raccontano di essere state portate a Madre de Dios nascoste su camion che passavano senza problemi i posti di blocco della polizia. Sulle strade ci sono controlli per prevenire il contrabbando, ma nessuno chiede i documenti di viaggio ad un adolescente, anche se la normativa è molto chiara al riguardo. Una volta nei campi, le ragazze che si rifiutano sono costrette a prostituirsi per pagare le spese di viaggio, abbigliamento e alloggio, diventando schiave del debito. Se vogliono mangiare, devono accettare “el pase”, cioè la vendita della loro verginità. Altre vengono ingannate da persone attorno a loro o sono minacciate. O accettano o la loro famiglia ne pagherà le conseguenze. Salvarle dalle miniere d’oro è una missione difficile. Molte delle operazioni di polizia eseguite contro la tratta di esseri umani non riescono perché i criminali ricevono le soffiate e fuggono con i bambini nella giungla prima dell’arrivo della polizia. Le ragazze che sono state salvate ricevono un sostegno giuridico e psicologico nell’ostello del Huarayo nel villaggio di Mazuko, dove rimangono fino a quando riescono a contattare i loro parenti e possono ritornare ai loro luoghi di origine. Molte non torneranno mai perché conoscono il loro destino dopo che sono state respinte dalle loro famiglie. Altre non hanno nemmeno un posto dove tornare”. Interrompo Padre Walter, mentre con difficoltà prendo appunti sul mio tacuino. “ Ma le autorità non fanno nulla?” Chiedo a Padre Alain, ed egli lentamente mi risponde concludendo il nostro lungo dialogo a tre: “ Le organizzazioni che lottano contro la tratta delle donne chiedono che venga installato un ufficio e un distaccamento speciale di polizia a Mazuko perché la maggior parte dei casi di tratta nel Madre de Dios non sono denunciati e sono ancora meno quelli che vengono sanzionati. Dal 2005 esiste un registro nazionale dei casi di traffico di esseri umani sulla base delle informazioni della polizia peruviana. Da allora fino al 2009 sono state registrate solo 264 denunce, secondo la ONG Capital Umano y Social (CHS). La maggior parte delle denunce presentate alla polizia proviene dalla regione comprendente Cusco e Madre de Dios. Queste cifre sono minime perché la maggior parte dei casi si perdono per strada. La polizia non riesce a gestire il problema e molti casi sono perseguiti solo come sfruttamento della prostituzione perché non vengono presi in considerazione i concetti di rapimento, trasferimento e sfruttamento delle persone”. Padre Walter ci interrompe per dirci di prepararci a sbarcare, ci attende l’incontro con la giungla. Olinda sorride con semplicità, anche Lei è felice di essere per la prima volta nella Regione Madre de Dios, ma nei suoi occhi intravedo la tristezza per quanto accade alla sua gente qui nella radicale miseria. Nel mio cuore mi chiedo con forza: “Perché tanta sofferenza in un mondo così bello? Il cuore dell’uomo è proprio un grande mistero… Con questo pensiero scendo dalla barca… I fogli di carta sono scritti male, stropicciati e sporchi, li piego e li custodisco gelosamente nella tasca dei jean. Padre Walter ci invita ora ad ammirare la parte sorprendentemente bella di Mazuko che è la sua foresta e la sua giungla.

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Padre Michelangelo fa colazione la mattina

 

II. IL PARADISO: LA NATURA E L’ANTICA MAGIA DEGLI INCA

Sono incantato da questi luoghi e salgo sulla parte scoperta del fuoristrada per vivere da più vicino l’incontro con la natura. Questa terra, come del resto la regione di Cusco e del Maciu Piciu, ha in se una antica magia, quella degli inca. Durante l’impero degli Incas la selva amazzonica occupata dal fiume conosciuto oggi come Madre de Dios veniva chiamata Antisuyo (da cui il nome Antis, Ande). Gli Incas vi ottenevano alcune mercanzie, come oro, coca, piante medicinali e frutta che venivano poi barattate in tutto l’impero. Secondo l’Inca Garcilaso de la Vega (Commentari Reali, 1609), l’imperatore Tupac Inca Yupanqui, figlio e successore del mitico Pachacutec, intraprese una spedizione nella selva dell’Antisuyo nel XV secolo. Secondo la leggenda, originatasi a partire dagli anni successivi alla conquista spagnola del Perù, un gruppo di sacerdoti incaici si sarebbe nascosto in queste foreste e, nell’intento di preservare la cultura tradizionale, avrebbe fondato una città chiamata Paititi (dal quechua Paikikin, uguale a, in relazione al Cusco), dove avrebbe nascosto, oltre ad antichissime conoscenze esoteriche, immani tesori. Dal punto di vista geografico la conca del Madre de Dios appartenente al Perú, è estesa circa 85.000 chilometri quadrati (più di tre volte la Lombardia). Il Madre de Dios, i cui affluenti principali sono il Manu e il Rio de las Piedras, è lungo circa 1100 chilometri ed è tributario del Beni, che a sua volta, unendosi con il Mamorè, forma il Madeira, uno dei più possenti affluenti del Rio delle Amazzoni. Il territorio, nella parte occidentale è montuoso e accidentato, caratterizzato da vegetazione tropicale detta selva alta. Proseguendo verso est invece, si avanza nella foresta pluviale tropicale, con temperatura costantemente alta e forte umidità relativa. Nella conca del Madre de Dios si trova il parco nazionale del Manu, grande più di 1.700.000 ettari (metà della Svizzera). E’ una delle aree protette meglio conservate del mondo. Questo santuario della biodiversità animale e vegetale si estende dai 4000 metri di altitudine sul livello del mare, nelle montagne chiamate Apu Kanahuay (vicino a Dio in lingua quechua), fino ai 200 metri d’altezza nella foresta pluviale tropicale, dove il Rio Manu si incontra con il Madre de Dios, presso il villaggio di Boca Manu. Nel Manu vi sono più di 1300 varietà di farfalle (441 nell’intera Europa), 1000 specie di uccelli, 100 differenti generi di pipistrelli, oltre a scimmie, rettili, pappagalli, felini (giaguaro) e naturalmente pesci come lo zungaro e il paiche (pirarucù) oltre a un numero imprecisato di differenti specie di insetti, alcuni ancora sconosciuti. Nel parco nazionale del Manu vi sono vari gruppi indigeni. Alcuni hanno scelto di vivere nell’interno della foresta primaria e di evitare qualsiasi contatto con i peruviani. I gruppi tribali si dividono per appartenenza linguistica. I Mascopiros parlano lingue appartenenti al Pano. Gli Huachipaery e gli Amarakaery si esprimono nell’idioma Arakmbut. La maggioranza di loro vivono nelle comunità di Queros, dove si trovano i petroglifi di Jinkiori, e Santa Rosa de Huacari. Il gruppo di nativi più numeroso è l’etnia Matsiguenkas la cui lingua appartiene al ceppo Arawak. I Matsiguenkas hanno mantenuto nel corso degli anni frequenti contatti con i popoli andini di lingua quechua specialmente nelle vicinanze di Kosnipata. La maggioranza di loro vivono nei villaggi di Palotoa-Teparo, Tayakoma, Yonubato e Santa Rosa de Huacaria. Coltivano riso, yuca, patate, frutta e alcuni di loro fanno uso della foglia di coca che masticano per attenuare la fatica e la fame. Spesso bruciano il tronco di un albero chiamato manakarako ottenendone del carbone le cui ceneri vengono mischiate con le foglie di coca per ottenere un effetto più efficace. Inoltre cacciano con frecce e pescano per variare la loro alimentazione. All’interno del parco nazionale vi sono poi i Kuga-Pacoris conosciuti per la loro aggressività. E’ difficile e pericoloso cercare di incontrarli perché preferiscono non avere contatti con altri popoli.

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III. CONCLUSIONI

Come si vede il Madre de Dios è il luogo dei contrasti: parchi immensi e incontaminati a ovest, dove ancora vivono indigeni no contactados, e sfruttamento minerario incondizionato nel centro, dove non sono garantite le condizioni minime di lavoro, dove prospera la raffineria ed il traffico di droga e, come abbiamo visto, anche la tratta e lo sfruttamento di minori a fine di prostituzione. La mia grande speranza è quella che i governati locali sappiano, in un futuro non lontano, conciliare le esigenze di preservazione delle aree naturali protette con uno sviluppo economico equo, che possa beneficiare tutti gli strati della popolazione, indigeni inclusi, rispettando la loro cultura secolare. Mentre parlo rifletto su questa speranza, guardo con tanta commozione e dolcezza i due sacerdoti che qui vivono in modo eroico. Io questa sera farò ritorno in Italia, loro invece rimarranno qui: nella miseria, nella povertà, provando la fame. Staranno qui per celebrare la Messa, per dare il conforto di Dio a questi disperati… Non posso lasciare questa terra senza un piccolo segno di vicinanza concreta. Guardo la scassatissima jeep del 1970 e chiedo al parroco: “Padre Michelangelo, in Kenya abbiamo regalato una motocicletta ai missionari di Lango Baya. Cosa ne dici di una nuova per muovervi nella giungla e nella foresta?” I due padri provano profonda emozione e mi dicono: “Grazie don gigi ci andrebbe proprio bene di questi tempi, prima che la macchina ci lascia a piedi…” “Scrivi una piccola lettera: la porterò in Italia: vedrai che faremo di tutto con la nostra Associazione per fare questo piccolo regalo alla missione!” Nel primo pomeriggio salivo sul fuoristrada di Padre Walter per il lungo viaggio di ritorno verso Juliaca, nelle mani avevo una lettera preziosa, scritta da due sacerdoti meravigliosi… conteneva una piccola richiesta: si tratta solo di duemila dollari per una moto nuova.