Qui trovate il n. 56 della collana #VoltiDiSperanza JIMMY con l’introduzione di Salvatore Izzo, direttore del quotidiano online FARODIROMA.
NON GRANDI MA SIGNIFICATIVE OPERE
SALVATORE IZZO
Direttore del quotidiano online FARODIROMA
Ci sono libri che si leggono, e altri che si incontrano. Il volumetto “Jimmy – Kenya #VdS n. 56” appartiene senza dubbio alla seconda categoria: è un incontro vivo, concreto, quasi fisico con l’umanità ferita e luminosa che attraversa l’esperienza di don Gigi Ginami. Sacerdote bergamasco, già al servizio della Santa Sede, don Gigi ha compiuto una scelta radicale: lasciare una posizione stabile per “dedicare interamente la sua vita alla missionarietà e alla solidarietà”, attraverso la Fondazione Santina, intitolata alla madre, “una donna e madre di grande fede”, piccola e grande al tempo stesso, come spesso accade alle figure che segnano davvero una vita. In lei si radica l’origine profonda di questa avventura: una carità concreta, ostinata, fatta di volti, nomi, storie.
Questo libretto – il cinquantaseiesimo della collana Volti di Speranza – nasce dal 70° viaggio di solidarietà, in Kenya, nella diocesi di Garissa. Un traguardo che impressiona per i numeri – oltre un milione di chilometri percorsi, più di due anni di vita trascorsi in viaggio – ma che, come lo stesso autore ricorda, non può essere ridotto a una statistica: “il fascino dei numeri può prendere la testa”, ma ciò che conta è altro, è il senso. E il senso emerge con forza già dalle prime pagine, attraversate da una consapevolezza semplice e disarmante: la carità non è un’idea, è una relazione. Il titolo stesso, Jimmy, lo dimostra. Non un concetto, non un progetto astratto, ma una persona. Un uomo concreto, un assistente sociale keniano che “mensilmente visita le capanne dei nostri bambini, porta a loro alimenti e medicine… nel suo tempo libero e senza ricompensa”. È qui che il racconto si fa testimonianza: la solidarietà non è beneficenza dall’alto, ma cammino condiviso, dignità reciproca. Non si tratta di “regalare offerte ai poveri, ma soprattutto dignità”.
L’intero volumetto è attraversato da questa tensione tra limite e superamento, sintetizzata nella frase attribuita ad Albert Einstein scelta come motto del viaggio: “Riconoscere i propri limiti significa superarli”.
È una chiave di lettura esistenziale prima ancora che spirituale. Don Gigi non nasconde la fatica, la paura, l’ansia – persino la dipendenza dal cellulare – ma proprio in questa fragilità riconosciuta si apre uno spazio di verità. Il viaggio non è eroismo, è umanità.
E poi c’è il Kenya. Non come cartolina esotica, ma come esperienza che “ti entra nella pelle”, che diventa “un tatuaggio”. La natura, la povertà, la violenza, la fede: tutto convive in un equilibrio drammatico e potente. È qui che nasce quello che l’autore chiama il “Mal d’Africa”, “non una malattia, ma un attaccamento emotivo e spirituale”, un richiamo profondo che lega per sempre.
In questo contesto prende forma una delle opere più significative del viaggio: la costruzione e inaugurazione di una piccola cappella a Bura Tana. Piccola, umile, ma capace di diventare segno potente in una terra segnata dal fondamentalismo e dalla paura. “La chiesetta è piccola, ma c’è” – scrive don Gigi – e proprio per questo diventa una provocazione, una presenza, una speranza concreta.
Il volumetto è attraversato da episodi che oscillano tra il drammatico e il paradossale – come il viaggio surreale tra capre, caldo e mezzi di fortuna – ma sempre con uno sguardo capace di trasformare tutto in occasione di senso. Persino il disagio diventa racconto, persino la fatica si apre alla gratitudine. E qui sta forse il cuore più autentico di questa esperienza: la gioia. Non una gioia ingenua o superficiale, ma quella che nasce dalla condivisione, dal sentirsi parte di qualcosa di più grande. “Non è importante realizzare opere grandi, ma significative”: un pozzo, una scuola, una cappella. Piccole luci che non cancellano la notte, ma la sfidano.
La collana Volti di Speranza si conferma così un’opera preziosa: libretti “che si leggono in due ore”, ma che restano dentro molto più a lungo. Perché raccontano storie vere, “storie di crocifissi e di persone che regalano speranza al mondo”.
Questo volume, in particolare, è anche un ritorno alle origini: al volto della madre Santina, alla memoria che genera azione, alla fede che si fa carne nei gesti quotidiani. È un invito a guardare il mondo con occhi diversi, a riconoscere nei poveri non destinatari di aiuto, ma protagonisti di una relazione che salva entrambi. E allora, più che un libro, questo volumetto è una chiamata.
A uscire.
A incontrare. A lasciarsi cambiare.
Perché, come emerge tra le righe, la vera scoperta non è ciò che don Gigi porta nel mondo, ma ciò che il mondo – attraverso i suoi “volti di speranza” – restituisce a lui e, attraverso queste pagine, a ciascuno di noi.
Salvatore Izzo

