#VoltiDiSperanza

AMANI– N.36 IL LIBRO GRATUITAMENTE


Ecco il numero 36 della collana #VoltiDiSperanza: AMANI

Africa di pace e di speranza
di don Roberto Ponti, ssp,
Direttore di Telenova

Ho vissuto nove anni nella Repubblica Democratica del Congo, a Kinshasa, la grande metropoli di questo immenso paese che nel passato è stato chiamato anche Zaire. UN paese verdeggiante e ricco di minerali come pochi al mondo. Ci sono arrivato senza alcuna esperienza, contando solo di essere accolto in una comunità, quella dei Paolini, la mia congregazione, che mi avrebbe fatto sentire a casa. Ho cercato di osservare, di ascoltare, di capire… Popolarmente a Kinshasa, crogiuolo di tutte le innumerevoli etnie congolesi e crocevia di tanti altri popoli del continente africano, si dice che, anche se ci si vive un’intera vita, si arriverà a capirne non più del 5% della sua realtà. Ed è proprio vero. Ogni quartiere, ogni angolo della zona urbana, di quella fluviale e di quella rurale, ogni strada e piazza, presenta uno spaccato unico, variopinto, complesso. Attraversando non solo la città, ma anche il paese e qualche altra nazione del continente ho compreso che mi trovavo non nell’Africa, ma nelle Afriche. Si addice di più il plurale ad una terra ben più vasta di quanto appare sulle cartine geografiche preparate con il metodo di Mercatore, che non danno ragione delle sue dimensioni. Tanti volti, ciascuno con la sua caratteristica, la sua bellezza che solo con un po’ d’abitudine si riescono a riconoscere… Non sono tutti uguali come superficialmente sembrerebbe, a prima vista. Anche il solo colore, che tende con più o meno intensità al nero, per ognuno ha una sfumatura diversa, una profondità irripetibile.

Eppure siamo portati a generalizzare, a lasciarci sommergere da atteggiamenti di pregiudizio, a non voler capire con sincerità.

Don Luigi Ginami e la sua capacità di sbatterci in faccia i problemi che con la Fondazione Santina cerca di affrontare, ribaltano questa precomprensione e ci coinvolgono, ci offrono un approccio alla realtà che aiuta ad essere vicini, a sentire l’abbraccio e la sensibilità, a raccogliere anche lo sguardo di fede sull’umanità in cerca di salvezza. Don Gigi ha vissuto il viaggio in Kenya in contemporanea all’inizio della guerra in Ucraina, con le sue distruzioni e i bambini in lacrime. Io ho trascorso fuori dall’aeroporto di Nairobi solo una decina di ore, per il ritardo nella connessione di un volo tra Madagascar e Congo. Il tempo per fare un’incursione nella comunità delle mie sorelle Figlie di San Paolo, salutare le novizie congolesi e guardare con i miei occhi i fori dei proiettili che qualche mese prima avevano raggiunto le abitazioni delle suore, durante l’assalto terroristico ad un albergo nelle vicinanze. Anche qui tanta bellezza, un paesaggio dalla natura esuberante e la contraddizione della violenza.

È quanto faccio fatica ad accettare. Dover parlare degli aspetti più tristi, a volte tragici, che oscurano le ricchezze dei popoli africani: la loro sensibilità, la loro cultura, la loro arte, la loro musica… potrei andare avanti ad allungare l’elenco… Ho davanti agli occhi i giovani, ragazzi e ragazze di Kinshasa o di Lubumbashi o di Goma che con pochi mezzi riescono a realizzare un’opera d’arte, un film, una performance, a scrivere un poema o un romanzo, a ritmare con la musica e la danza ogni avvenimento. Penso a Youssef che ho incoraggiato a migliorare la preparazione per affinare la sua capacità poetica innata; a Tshoper e alla sua precisione svizzera nell’organizzare la produzione cinematografica; a Missy e alle discussioni letterarie da lei animate; a Glody che organizza il doposcuola per i bambini… Molti sognano una vita altrove, dove le infrastrutture garantiscono una vita oltre la sopravvivenza e la possibilità (forse) di realizzare i progetti sognati. Senz’altro di affrontare malattie ed epidemie con più tranquillità.

Guardare le Afriche e scorgerne il volto bello, intraprendente e pieno di speranza, i suoi sorrisi oltre le lacrime. Ci avvicina e ci fa più sicuri, rende le nostre mani più capaci di aprirsi ai bisogni, che sono tanto concreti.

Amani in lingua swahili significa pace. Durante la messa lo si dice spesso nell’omelia per richiamare l’attenzione dell’assemblea, che a sua volta risponde unita: amani, nakwako pia… la pace sia con voi. Di cos’altro avrebbero bisogno uomini e donne di ogni continente, ma soprattutto dell’Africa, se non di una pace duratura, che produca vero sviluppo e sconfigga la povertà? La pace mostra in ogni angolo del mondo i talenti nascosti e permette di realizzare i sogni più belli, come quelli di Amani.