Preghiera, Santina: il carisma

LA MORTE DI PADRE LUIGI ZUCCHINELLI S.X. FRATELLO DI SANTINA


Padre Luigi Zucchinelli, il fratello di Santina Zucchinelli, ha lottato  strenuamente contro una dolorosa malattia che non perdona ed il 28 novembre 2020 è entrato in paradiso. Riportiamo qui la testimonianza del Vescovo di Como alla Santa Messa Celebrata il 3 dicembre 2020, Festa di San Francesco Saverio, in suffragio di Padre Luigi.

 

Il Vescovo di Como. Celebrazione Eucaristica in memoria di Padre Luigi Zucchinelli Omelia 3 dicembre 2020
Il rendimento di grazie che con Cristo, sommo ed eterno sacerdote, questa sera offriamo al Padre, sostenuti dalla potenza dello Spirito Santo, è vissuto nella memoria del caro padre Luigi Zucchinelli, missionario saveriano. Da pochi giorni è stato chiamato a godere la pienezza della vita, a condividere la compagnia di tutti gli amici di Dio, in particolare dei Santi che lo hanno ispirato, sostenuto e accompagnato lungo il corso della sua esistenza sacerdotale – missionaria.
Una felice coincidenza: oggi ricorre la festa di s. Francesco Saverio, patrono delle missioni, a cui i missionari saveriani si riferiscono in modo particolare e che invocano come loro protettore e guida spirituale.

Alla luce della testimonianza di questo grande missionario, anche padre Luigi ha attinto ispirazione per assumere la dimensione missionaria come l’orientamento fondamentale, ispiratore della sua vita e del ministero sacerdotale, che egli ha vissuto con grande impegno e dedizione. Il vangelo, che è stato proclamato, elogia quanti hanno costruito la loro casa fondandola sulla solidità della roccia. L’uomo saggio è colui che pone le proprie certezze nella piena fiducia in Dio, obbedendo alla sua volontà, cioè incarnandola nella propria esistenza, giorno per giorno. Chi fa volontà di Dio non è esonerato dalle fatiche della vita, non è assicurato dalla incolumità delle piogge e dei venti, cioè dalle vicissitudini comuni a tutti gli uomini.  Dio non risparmia ai suoi amici le difficolta e le prove della vita, ma dona loro, con la sua vicinanza, anche la forza per affrontarle e sostenerle.

Che padre Luigi avesse fondato la sua vita su robuste fondamenta lo abbiamo potuto sperimentare anche noi comaschi, che gli siamo stati vicini in questo suo ultimo periodo della sua esistenza. Dal suo volto traspariva una grande mitezza, dal suo sguardo un desiderio sincero di ascolto pieno, dalle sue reazioni emergeva un carattere positivo, privo di ogni durezza, il suo sorriso emanava una dolcezza d’animo che rassicurava. Chi pone le sue sicurezze in Dio affronta la vita con serenità e ottimismo, i suoi giudizi sono sempre pacati e benevoli, anche le contrarietà della vita non gli tolgono quella serenità di fondo, che esclude pessimismo e vittimismo. L’uomo saggio è maestro di dialogo, prudente nel consiglio, rispettoso di ciascuno, in ogni persona sa riconoscere e apprezzare il bene presente, senza tuttavia mancare di precisare con benevolenza anche i suoi limiti. Non è difficile riconoscere in questa descrizione dell’uomo saggio l’immagine di padre Luigi, che si è rivelato un vero uomo di Dio, un povero del vangelo, dotato di grande equilibrio e sempre nella pace. Lo ringrazio, in modo particolare, per il servizio da lui svolto nella nostra diocesi a vantaggio della vita consacrata, maschile e femminile, che ha amato con cuore di padre, promuovendola in tutte le sue forme. La vita consacrata, nel suo insieme, è chiamata a rendere evidente alcune dimensioni della comune vocazione battesimale di tutti i cristiani, perché ciascuno possa farle proprie incarnandole in modo appropriato, nel suo stato di vita. Padre Luigi proprio per questo alto servizio si è prodigato, visitando le diverse realtà della vita consacrata nelle varie parti della diocesi. Non dimentichiamo, poi, la sua serenità con cui ha reagito alla notizia della sua terribile malattia, che egli ha vissuto con molta fede, in pieno abbandono alla volontà di Dio, certo di essere visitato proprio all’interno di questa circostanza dolorosa. Offrì la sua vita, mi confidò con semplicità più volte, a beneficio del nostro Sinodo diocesano, di cui volle essere informato circa il suo svolgimento, fino all’ultimo.
Quanti ancora fanno fatica a riconoscere questo evento come una vera grazia dello Spirito, pensino alla generosa e libera offerta di padre Luigi, che ha sempre interpretato questo evento come una occasione favorevole per annunciare a tutti la misericordia di Dio quale “architrave che sorregge la vita della Chiesa” (MV 10). Se la Chiesa “vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia” (EG 24) il nostro Sinodo è chiamato ad additare le forme e le vie più adatte attraverso cui annunciare la misericordia agli uomini del nostro tempo.
Grazie, caro padre Luigi! Dal cielo inviaci un po’ della tua saggezza, ma anche un po’ della tua grande bontà.
Oscar Cantoni, Vescovo di Como
Nel libro La Speranza non delude P. Luigi ci lascia un commovente scritto

Testimonianza a cura di Padre Gabriele Ferrari s.x. al termine della Celebrazione eucaristica in suffragio di Padre Luigi. Ringraziamento alla conclusione della celebrazione in Duomo il 3 dicembre 2020
A nome dei miei confratelli della comunità di Tavernerio ringrazio il Vescovo Oscar per questa sua squisita delicatezza di voler celebrare insieme a noi nella Chiesa Cattedrale della diocesi questa Eucaristia in suffragio del nostro Padre Luigi Zucchinelli: segno del suo affetto per Padre Luigi e della vicinanza alla nostra comunità saveriana in questo momento di tristezza per la perdita del Confratello. Così pure ringrazio l’arciprete e il Capitolo della Cattedrale e tutti i presenti intervenuti a questa celebrazione eucaristica.
Padre Luigi Zucchinelli era entrato – e noi oggi qui lo testimoniamo – nel cuore di questa Chiesa. Fin dal suo arrivo, quasi vent’anni fa, egli l’ha amata. Di questo amore fanno fede il suo impegno di Delegato episcopale, di membro del Consiglio episcopale e la sua assidua presenza ai momenti più importanti della vita della Chiesa di Como, in modo particolare la sua attenzione al Sinodo, alla sua preparazione e alla sua celebrazione, e anche quando l’infermità gli impedì di parteciparvi, egli non cessò di chiedere informazioni sul suo svolgimento.

In questa suggestiva foto si vede Padre Luigi in preghiera davanti al feretro di Santina, era il 6 dicembre 2012

Padre Luigi era un Missionario Saveriano, innamorato della sua vocazione e della missione. Era stato missionario in Bangladesh che aveva dovuto lasciare in seguito ad un brutto incidente stradale. Arrivato in Italia per curarsi, era stato “catturato” dalla Direzione generale, pronta a profittare di quell’imprevista circostanza per chiedergli di assumere il compito di formatore. Sembrava che la formazione fosse il suo dono proprio che egli ha messo a servizio della nostra Famiglia e delle altre famiglie religiose con cui è venuto in contatto nei molti anni del suo ministero. Qui a Como, come altrove dove egli è stato, P. Luigi ha avuto un solo desiderio e una sola preoccupazione: continuare a essere missionario e aiutare le comunità cristiane in cui era chiamato a svolgere il suo servizio, a vivere la loro missionarietà locale e universale, a non chiudersi nei loro problemi, ma a rimanere aperte al soffio dello Spirito che conduce la Chiesa a uscire da se stessa per incontrare il mondo e annunciare a tutti il Vangelo della grazia. Una particolare attenzione ha riservato alla vita consacrata femminile e maschile perché si inserisse sempre più e meglio nella vita della Chiesa, non rimanesse cioè al margine o, peggio ancora, non diventasse una realtà parallela alla Chiesa stessa. Credo che questo sia stato il primo desiderio del suo cuore soprattutto dopo essere chiamato al compito di Delegato episcopale per la vita consacrata in questa Diocesi. Noi raccogliamo questo suo anelito, come una preziosa eredità, e intendiamo portarlo avanti, come fedele memoria del caro Padre Luigi.
Grazie.
Padre Gabriele Ferrari s.x.

 

Ultima lettera di don Luigi Ginami allo zio missionario Padre Luigi Zucchinelli s.x. in occasione del suo compleanno 13 novembre 2020
Carissimo Zio Padre Luigi,
mi chiamo Luigi, Clemente, Pio, Alberto: sono quattro nomi che tua sorella Santina ha voluto darmi nel giorno del mio battesimo: i primi due sono in onore di suo fratello e di suo padre. “Si chiama Luigi perché è il nome di mio fratello missionario!” diceva a tutti quando ero piccolino.

Quanto tu eri missionario, anni ed anni fa in Pakistan dell’ovest, non ancora Bangladesh sei caduto dalla moto e ti sei fratturato l’omero, ti hanno rimandato a Parma malconcio. Con mia mamma, Carolina la zia Gesuina, tua sorella, e suo marito Giovanni, siamo venuti a trovarti a Parma: Santina ti ha visto davvero malconcio ed ha chiesto ed ottenuto di curarti. Sei ripartito con noi per Bergamo e Santina ti ha curato amorevolmente per mesi con antibiotici, medicine e buon cibo regalandoti un ambiente di casa: la prima linea telefonica della nostra famiglia era intestata a Padre Luigi Zucchinelli. Poi sei stato ricoverato a Bologna al traumatologico e ogni settimana il martedì Santina Luigi e Carolina venivano a trovarti per una intera giornata.

Ristabilitoti dopo una lunga convalescenza ancora a Bergamo, via Arena 6 era divenuta la tua casa e per me e Carolina era normale vederti nostro zio. Tu eri n po’ schivo, ma certamente l’ambiente familiare ti era davvero favorevole. Ritornato a Parma ogni settimana Santina ti telefonava orgogliosa, e quando venivi a Bergamo per qualche giorno di vacanza era una festa: per te confezionava maglioncini, ti dava caramelle alla partenza, ti offriva qualche soldino per la celebrazione delle messe. Potrei raccontare pagine e pagine di te! Ora via arena 6 era casa tua e quando eri ad Alzano venivi con la tua comunità a pranzo per pasqua natale ecc… Ma continuiamo! Quando sono diventato prete hai fatto un brutto infarto e negli anni 80 ho lasciato Bergamo per te e sono stato 23 giorni notte e giorno alla Salvator Mundi per accudirti, poi hai fatto un secondo infarto ed anche in quello ero presente.

Le cose sono cambiate nel 2005 quando Santina è andata nei casini e ci siamo persi un po’ di vista…avevi tanti impegni ed io ero concentrato su Santina, ma ricordo che con Olinda quando loro venivano a Roma venivi a trovarci quando i tuoi impegni lo permettevano… dopo 7 atroci anni di dolore Santina muore. Il giorno dopo il suo funerale il mattino, quando ti sei svegliato, ti ho detto queste sono le chiavi di casa. Vieni quando vuoi: possiamo metterci d’accordo per passare fine settimana insieme. Da quella notte non hai più dormito a casa mia. Santina, alla sua morte aveva lasciato per te una piccola somma di denaro che la mia amata sorella Carolina ti ha fatto avere. E’ nata Associazione Amici di Santina Zucchinelli nella quale eri tra i soci fondatori, ma poi spostandoti a Tavernerio mi hai detto la tua impossibilità a continuare… un po’ mi è dispiaciuto. Giustamente hai una sorella che si chiama Cristina e tra fratelli ci si capisce meglio, giusto che frequentassi lei più che me. A tale riguardo di Cristina, devo dire non ci frequentiamo molto, ma mai lo abbiamo fatto: il 14 giugno 2017 ero al tuo paese Sforzatica per le cresime in due turni sia mattina che pomeriggio e non ci siamo neppure visti in chiesa. Anche con Carolina i tuoi rapporti si sono progressivamente raffreddati e sempre per motivi pastorali: esercizi spirituali, ritiri ecc… anche in occasione di una tua visita in Città alta alla cattedrale con delle suore il tuo saluto alla mia Carolina è stato proprio fugace, ma lo sappiamo che avevi moltissimi impegni.

Ti stai chiedendo perché scrivo queste righe, sai non le scrivo tanto per te, ma per qualcuno che in questo momento ostinatamente si pone come chi sta facendo per te qualche cosa, mentre tutti gli altri nulla! Ora io dico a questa persona che prima di parlare sarebbe meglio leggere queste righe e lancio una sfida: o viene a Parma a prenderti con una macchina e ti porta a casa sua come ha fatto Santina, oppure prende la macchina e sta da te notte e giorno per 22 giorni oppure sta zitta! E qui devo spendere non una parola, ma capitoli sulla tua mervaigliosa, stupenda, fantastica comunità missionaria: sei nella tua famiglia! Accudito, servito amato e soprattutto hai respirato aria saveriana per tutta la vita e li larespiri profondamente! Vorrei io essere accudito nella mia diocesi come lo sei tu a Parma ed auguro a tutti i parenti ed amici di avere una comunità tanto buona come quella dei missionari saveriani! Ti devo dire che veramente sentono te con affetto grande e valorizzano i loro malati.

Sarei cretino nel dirti che non sei malato tu per primo lo vedi! Ho fatto un video per il tuo compleanno e solo cretini potrebbero pensare che sto dicendo che stai morendo! Li si parla di altro, si parla del valore e del senso cristiano del morire… non dell’accudire. Il morire: ecco il punto! Ti ho visto sull’orlo della morte dopo l’infarto e porto incisa la collo una frase su una medaglia di oro che dice: IN CHISTO SEMPER, era il tuo pensiero mentre sembrava che morissi, da allora 1988 ho portato al collo e la medaglia di oro che hai al collo anche tu e che è un mio regalo, come l’anello che porti all’indice della mano destra era a Gerusalemme ai funerali di Santina nell’anno 2012. Allora quel bellissimo video in cui si parla di morte ha fatto ad oggi 200 visualizzazioni, un buon numero per il nostro piccolo gruppo di amici di santina, ho girato il link anche agli amici saveriani nel mondo… vi sono 9 like e solo uno negativo. Nessuno mi ha detto se lo hai visto e se ti è piaciuto… Ma quello che mi ha spinto a scrivere questa lunga lettera sono almeno 4 commenti offensivi duri negativi acidi ed insensati in cui si dice che il video è fuorviante e che si deve togliere e che nessuno si prende cura di te tranne una persona! Ora io rimango gelato! E il mio gelo viene dal fatto che se per caso questa persona trasmette a te il fatto che a me non me ne frega niente e sto aspettando la tua morte mi fa del male. Ma fa del male soprattutto alla tua famiglia saveriana perché davvero segue con amore e rispetto la tua via crucis. Io spero che qualcuno legga a te questa lettera. Farò anche un video da mettere in face e forse lo potrai vedere… con Padre Gigi che è mio referente ho detto che se vuole anche oggi parto in macchina e vengo a trovarti. Ma ho una domanda da farti! E mi devi la risposta: le volte che ti chiamo recitiamo insieme una Ave Maria e mi dai la benedizione, vero?
Il venerdì santo abbiamo recitato insieme il rosario ti ricordi? Questa mia scelta non è nuova per 7 anni sai benissimo facevo con Skype con Santina ed Olinda. Ora io provo a chiamare te e non ho risposta, me ne faccio una ragione che è la tua malattia, ma se tu invece ogni giorno senti altre persone che ti accudiscono, mettono ordine nelle tue email e nel tuo computer, allora devo pensare che tu scegli chi ti deve essere vicino e di sicuro questo non mi sembra sia io. E’ una scelta che non obietto, ma è una scelta che mi mette anche tranquillo. Allora tu devi però spiegare a questa persona che ogni giorno ti sente ed accudisce che io sono un sacerdote e che per me la prima vicinanza è la preghiera ed anche il senso cristiano del vivere e del morire e che se parlo a te di morte è semplicemente per vivere bene le giornate che ti restano da vivere. Chiudo con una domanda lancinante: ma tu pensi davvero che io in sette anni abbia detto al mondo che Santina stava morendo… e soprattutto nei 106 giorni in terapia intensiva che Io e Carolina SOLI abbiamo passato vicino a nostra madre abbiamo detto a tutti che stava morendo? Mai! Sai quante volte ho dato l’unzione dei malati a Santina? Più di 40! Di cui 5 a Gerusalemme e negli ultimi 10 giorni prima della morte, in ogni messa che celebravo DA SOLO al suo capezzale in ospedale amministravo questo sacramento ogni mattina. Eppure Santina è vissuta 7 anni ed i suo dolore e le 40 volte che ho amministrato a lei il sacramento hanno prodotto una morte cristiana e se auguro a te una vita cristiana raccomando a te soprattutto non una bella morte, come chi ti accudisce ogni giorno vorrebbe, ma una BUONA MORTE come tu vuoi, i tuoi missionari vogliono, e io fortemente voglio. Deciditi dunque a prendere questo meraviglioso sacramento, senza paure senza scrupoli pensando che non è un sacramento per la morte, ma per la malattia e ti faccio una proposta imbarazzante: perché non lo ricevi una volta la settimana? Magari la domenica? Sai che anche io ho chiesto l’unzione quando ero malato alla clinica san Francesco, ho la foto nella mia bibbia. Ti dico di più? Se vuoi parto subito e vengo io a darti questo meraviglioso sacramento… pensaci! Ma pensa soprattutto che i tuoi parenti ci sono e ti vogliono bene: che Carolina ti è vicina con tutto il suo cuore e che i tuoi missionari saveriani sono fantastici! Veramente in tanti anni ho conosciuto loro bene in questo momento, come tu sei davvero missionario oggi ad 83 anni, non prima quando eri nella Direzione Generale! Ti voglio bene e come chiude la liturgia delle ore in spagnolo ogni giorno la compieta: El Señor todopoderoso nos conceda una noche tranquila y una muerte santa. Ripetilo ogni giorno, come faccio io e vivrai meglio la vita. Un forte abbraccio gg   Roma, 21 novembre 2020

LA RISPOSTA DI PADRE FRANCO BENIGNI S.X. IN DATAT 27 NOVEMBRE 2020

27-11-20
Caro Don Gigi, ho letto la tua lettera aperta ed ho visto i tuoi video che mi hai mandato. Molti saveriani li hanno avuti e li hanno apprezzati. Ricordo molto bene la tua cara mamma, ricordo molto bene i Natali e le Pasque che la nostra comunità saveriana passava da voi quando c’era il Padre Luigi ad Alzano, i pranzetti che Lei allora ci preparava “con lungo amore”; ricordo benissimo la tua sorella Carolina, il calore della tua bella casa accogliente nell’atmosfera magica di Città Alta; ma soprattutto ricordo un seminarista entusiasta della vita e contento di consacrarla al Signore nella pienezza della sua gioventù. Dopo molti anni, più o meno trentasei, vedo che quel giovane non ha perso, come a volte succede col passare del tempo, l’entusiasmo per la sua consacrazione e l’Amore per la Chiesa; anzi io vedo questo amore cresciuto e maturato, proprio come quel vino che con gli anni matura ed acquista forza. Ho sempre seguito dal Messico, attraverso il tuo caro zio, quanto tu facevi, e soprattutto con la lettera della fondazione Santina. Mi dispiace per le incomprensioni a cui ti riferisci nella tua “lettera aperta”: io ricordo chiarissimamente quando tuo zio, redivivo dall’infarto e dalla terapia intensiva, mi disse che era vivo perché tu, con dolce violenza, l’avevi tenuto in questo mondo. E mi disse, lui, uomo schivo e sempre molto controllato con le sue emozioni, che non avevi lasciato il suo capezzale per tutti quei tanti e lunghi giorni…
Tu sai bene che con il padre Luigi siamo sempre stati in buona amicizia, ed anzi a lui devo molto nella mia vita nella congregazione. Gli ho scritto, ma appunto, vedo che egli non ha più la possibilità di leggere e rispondere e, chissà magari, neanche di sapere di chi gli scrive. E per quello difatti mi ero rivolto a te. Io lo considero tra quei saveriani santi che ho conosciuto… Caro don Gigi hai avuto una mamma e hai uno zio santi.
Intanto io desidero manifestarti il mio apprezzamento profondo per il lavoro che fai con la Fondazione Santina e per le strade che, con quel progetto, stai aprendo alla chiesa, comunicando la fede mediante la consolazione, la vicinanza, il coinvolgimento, impegnandoti e donando per come è possibile, e anche solo piangendo con chi è triste o ridendo con chi incontra la tua gioia.
Mi raccomando alle tue preghiere e ti assicuro le mie povere.

Padre Franco Benigni