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Adozioni in Vietnam programma 2018-2020


E’ la proposta di adozioni a distanza per tre anni (2018-2020) dieci bambini in Vietnam, con una offerta annua di Euro 300 per un totale di 900 Euro

L’importo di Euro 3000,  suddiviso in 300 Euro per dieci bambini,  sarà versato in un’unica soluzione di Euro 3000 allo scadere dell’anno al Centro Mai Tam Shelter a Saigon in Vietnam. . La peculiarità del programma è il fatto che sarà gestito direttamente da Padre John Phuong Dinh Toai MI che parla perfettamente italiano ed appartiene all’ordine dei Camilliani. 

ANNUALITA’ DATA IMPORTO EURO 3000
PRIMA RATA 14 GIUGNO 2018 -2019 3.000
SECONDA RATA GIUGNO  2019 -2020  
TERZA RATA GIUGNO  2020-2021  
TOTALE  TRE ANNI  EURO 9000

Ecco la lettera con la quale il padre ci ha chiesto di adottare 10 bambini dal suo centro Mai Tam

Dopo aver adempiuto a tutti i passaggi istituzionali ed aver aperto una chat in whatsapp per tale iniziativa di solidarietà, il nostro Tesoriere Dottor Luigi Pacini, in data giovedì 14 giugno 2018, ha provveduto a firmare ordine di bonifico di euro 3000 per la prima annualità, come qui di seguito riportato, dando così il via al nostro nuovo programma.

PRIMA ANNUALITÀ’ 2018 14 GIUGNO 2019

INTRODUZIONE. TRUC LY
Questa storia è molto diversa e molto forte ed è di questi giorni. Lei si chiama Truc Ly ed è nata il 2 settembre del 2000. L’altro ieri, il 24 aprile 2018, ha partorito con un parto cesareo un bambino che ha chiamato Già Bao, che significa ‘tesoro’. Fino a qui nulla di speciale… Lo speciale inizia adesso. Questa mattina, secondo un programma che non mi concede un secondo di sosta, sono arrivato al centro per bambini sieropositivi a Saigon chiamato Mai Tám, che significa ‘speranza’. È nato alcuni anni fa per intuizione e volere di padre Giovanni, un camilliano vietnamita che ha cominciato a raccogliere, senza alcun permesso, tutti i bambini con HIV scartati dai genitori, abbandonati od orfani. Oggi il centro ha più di ottanta bambini e ventidue mamme sieropositive.

elenco dei bimbi e dei genitori adottivi programma vietnam 2018-2020

Il centro già lo conoscevo e la mia intenzione era quella di verificare se ci sono le condizioni per adottare dieci bambini sieropositivi e… ho trovato tutte le condizioni… Eccome Il padre mi fa fare un rapido giro per la casa zeppa di bambini che schiamazzano e urlano felici. Sembra un’isola di pace in un casino oceanico. Dei bambini meravigliosi vi parlerò in un altro dispaccio qui dal Vietnam. Questa notte, al caldo umido e sotto una magnolia incredibilmente gigante, veramente svalvolato nelle forze ma con una grande forza interiore, in compagnia di una noce di cocco da cui bevo il fresco latte, vi voglio narrare di questa ragazza di soli 17 anni. Padre Giovanni sta uscendo perché va in visita all’ospedale dove Truc Ly ha partorito. Mi metto il casco e salto in moto con lui. Quarantacinque minuti in un traffico incredibile, tra i più pazzi del mondo dove migliaia e migliaia di motorini rendono impossibile per un italiano la sola ipotesi di poter guidare. Sono nugoli, sciami di motorini in movimento e si muovono tutti uno a fianco dell’altro. Se venite a Saigon o in Vietnam non dovete perdere questa emozione fuori di testa. L’ospedale è grande e popolare; non è sicuramente una delle ricche cliniche di Saigon, ma un luogo per i poveri. Padre Giovanni ha studiato in Italia e dunque questa volta la mia traduzione va solo dall’italiano al vietnamita e mi facilita di molto le cose, anche perché il padre ha appena finito un corso di studio alla Gregoriana ed è fresco di lingua italiana! “Don Gigi, questa storia è molto forte e penso ti colpirà. Vorrei che tu ascoltassi un momento questa ragazzina di 17 anni: ha un inferno nel cuore eppure l’altro ieri ha partorito il suo piccolo”. La ragazzina, come potete immaginare, è sieropositiva. L’ascensore si apre e la ragazzina ci sorride. Cammina con difficoltà perché le hanno praticato il taglio cesareo.

Padre Giovanni mi presenta: “Truc Ly, questo padre viene dall’Italia, è un mio amico e si chiama Luigi. Vorrebbe conoscerti per aiutare il tuo bambino. Che ne dici? Ti va di fare con lui una chiacchierata? Lui per tre anni vorrebbe aiutarti economicamente a crescere il tuo ‘Tesoro’. Quando Truc Ly sente dell’aiuto economico, in modo innocente e rassicurato sorride compiaciuta. Entriamo nella stanza dedicata alle mamme che hanno AIDS. Sono solo due: lei e una donna più anziana. Mi siedo accanto a lei sul letto e ammiro il piccolino appena partorito. Sulle manine ha dei guantini bianchi, come si usa fare qui in Vietnam, e un piccolo cappellino. Il suo faccino è piccolo piccolo. Sta dormendo tranquillo. Me lo prendo in braccio e mi appare così delicato, così fragile… ma nella sua fragilità c’è un grande tesoro, come nella vita fragile e spezzata di Truc Ly c’è un tesoro meraviglioso che è il suo piccolo Già Bao. La ragazza dice che deve prendere una medicina per bloccare la montata lattea. Non può allattare il piccolino per non trasmettergli l’HIV. Dovrà seguire controlli scrupolosi e assumere puntualmente farmaci. A questo penserà il bravo padre Giovanni che si fa dare da Truc Ly la ricetta delle medicine. Il padre mi dice: “Don Gigi, ascolta con attenzione questa ragazzina, la sua storia ti commuoverà”. Il padre la invita a non avere paura. La ragazzina è piccolina e non magra, ma ha ancora tutte le fattezze dell’adolescenza e qualche tratto di infanzia. Troppo, troppo giovane per essere mamma. Mi guarda e poi… inizia la solita cantilena vietnamita tradotta in italiano celermente e con precisione da padre Giovanni. Questa volta è tutto più semplice! “Mi chiamo Truc Ly, sono di Saigon e sono fuggita di casa perché in casa vivevo un inferno pieno di angoscia profonda, di paura, di smarrimento.

Quando avevo 14 anni mia madre, Mai, ha venduto per 400 dollari la mia verginità a un uomo. È stato solo per una notte, ma quella notte la ricorderò per tutta la vita. Mi sveglio ancora con il terrore di quella prima volta. Riportata a casa ho ripreso la mia vita regolare, anche se io non so chi è mio padre e l’uomo con il quale sta mia madre è uno dei tanti che ha avuto… Dopo alcuni mesi mia madre a Phan Thiết, mi ha venduta ancora per una notte e poi, dopo alcune settimane, ancora per una notte e poi ogni settimana. Piangevo e lei non voleva sentire ragione! Ero diventata un oggetto di guadagno per i magri compensi di cameriera che riceveva mia madre. Allora sono scappata da casa e ho chiesto a mia zia di ospitarmi. Ha acconsentito e io ho ritrovato la mia pace. Un giorno, in assenza di mia zia, un vicino di casa mi ha violentata. Ne ho parlato con mia zia che lasciò perdere la cosa fino al giorno in cui mi resi conto di essere incinta. A quel punto mia zia mi ha proposto di abortire o di tornare da mia madre. Senza il minimo dubbio ho deciso di tornare da mia madre nella speranza che avrebbe accettato mio figlio. Appena giunta a casa lei mi disse subito che, se volevo rimanere lì, dovevo assolutamente abortire altrimenti mai e poi mai mi avrebbe accolto nella stanza in cui conviveva con quell’uomo. Sono scappata di casa prima che mia madre mi costringesse con la forza a seguirla… mi trovai per strada! Una strada buia, senza luce, con il caldo che mi tormentava il cervello. Dopo alcuni giorni terribili e bui la polizia mi fermò e mi chiese ove abitavo e anche i miei documenti ma, padre, io non ho documenti…”. Rimango perplesso e padre Giovanni immediatamente toglie la mia perplessità. “Qui, don Gigi, avviene spesso. Molti bambini non sono registrati all’anagrafe, soprattutto se sono illegittimi!”. La ragazzina continua: “Le guardie mi hanno portato da padre Giovanni al centro Mai Tám. Il padre è molto buono con me e mi ha detto di non abortire… avrebbe pensato lui al bambino. Così ho preso la decisione di rimanere. Sono sei mesi che abito a Mai Tám e in questi sei mesi mia madre non è venuta mai a trovarmi o a informarsi di come stavo… Sembrava completamente scomparsa. Si avvicinavano i giorni del parto. Padre Giovanni mi ha portato qui e l’altro giorno ho partorito. Ho avvisato mia madre Mai e, il giorno del parto si è presentata all’ospedale. Ha preso in braccio il bambino tra le lacrime!”.

Mentre la ragazzina sta parlando, la porta si apre ed entra una giovane donna che deve avere poco meno di 40 anni. Padre Giovanni in modo secco e veloce mi dice in italiano: “Questa donna è la madre di Truc Ly, si chiama Mai. Parla con lei!”. Padre Giovanni cambia il tono con la donna, si fa distante e non è cordiale come con Truc Ly. Deve aver sentito di lei molte cose storte… Mai ha un bell’aspetto, è una bella donna. La saluto anch’io con una infinita perplessità e grandi dubbi. Nel mio cervello mi dico: ‘Questa donna ha fatto del male alla figlia, è una bestia, una donna senza morale, una persona senza principi… Chi me lo fa fare di parlare con questo relitto di umanità? Con questo mostro?’. Provo repulsione, provo schifo nel cuore… Vorrei rifiutarmi. Poi mi vinco e inizio con una piccola frase: “Ciao Mai. Mi chiamo don Gigi e vengo dall’Italia. Con una piccola associazione dedicata a mia madre Santina vorrei aiutare la crescita del tuo nipotino. Ti va di parlare con me?”. Il padre traduce e la donna risponde con il silenzio. Prendo il piccolo bimbo e glielo pongo in braccio. Lei lo accoglie e si commuove! “Perché volevi far abortire questo piccolo?”. La domanda è semplice ma tagliente… deve aver tagliato in due il cuore della nonna che diventa rossa in viso. Restituisce il bimbo Già Bao alla figlia e inizia a rispondermi con gli occhi velati di lacrime. “Sono uscita dal carcere il mese scorso. Mi hanno messo in una lurida galera vietnamita perché ero ubriaca per strada, sono sieropositiva, convivo con un compagno che mi maltratta, per vivere vendo frutta e caramelle per le strade di Saigon. Guadagno pochi dollari in un giorno, vivo in una camera lurida… Padre come può ragionare una donna così, se ancora mi possono chiamare donna? Sono una bestia, mi vergogno di come mi sono ridotta… Ma quando mia figlia mi ha detto che era nato questo piccolino, mi sono precipitata qui con una grande gioia nel cuore. Devi sapere, padre, che qui fuori dall’ospedale c’è un grande traffico di neonati. Sono mamme disperate come me, che non hanno soldi per le medicine del figlio, e allora per 750 dollari puoi vendere il bambino con l’illusione di una vita migliore per lui. La temibile mafia vietnamita, molto attiva e potente nel Paese, vende i bambini ai cinesi e così tanti piccoli scompaiono…”. Padre Giovanni interviene: “Padre nella mia esperienza a Mai Tám ho quattro bambini che sono riuscito a strappare a questa organizzazione criminale. Una volta sono uscito da questo ospedale scortato dalla polizia fino a Mai Tám”. Metto la testa tra le mani. Non so se mi sbalordisce di più la storia di Mia o la storia della mafia vietnamita. Mi gira la testa. Fermo il pensiero e… sono le lacrime di Mia a prendere il sopravvento su tutto. La donna mi abbraccia e, con le lacrime agli, occhi mi da un bacio: “Grazie, padre, per aiutare Già Bao il figlio di Truc Ly”. La donna piange, si commuove… e mi commuovo anch’io! Lentamente le dico in italiano: “Mia, se io fossi stato al tuo posto in galera, alcolizzato, con un lavoro da fame, forse sarei stato un mostro peggiore di te… Papa Francesco ci ricorda sempre che spesso siamo buoni perché siamo cresciuti in ambienti buoni, ma se fossimo cresciuti in ambienti cattivi come il tuo? Cosa sarei io?”. Lascio l’abbraccio della madre. La sua saliva mi bagna ancora la guancia e mi avvicino alla piccola mamma, a Truc Ly. L’abbraccio teneramente e la sua purezza mi entra nel cuore come un fuoco e mi brucia e mi riempie di forza. Guardo quella bimba madre: “Piccola Truc Ly, tu sei fragile, ma portatrice di un tesoro che ti rende grande!”. Nel mio cuore so bene chi ha scritto quella frase: papa Francesco. Un conto è vederla scritta su un pezzo di carta e un conto parafrasarla con la vita fragile della piccola Truc Ly e del suo ancor più piccolo Già Bao! La ragazzina risponde con un silenzioso sorriso. Alla fine prendo in braccio lui, il tesoro, il piccolo vietnamita di soli due giorni che ha saputo far incontrare nuovamente madre e figlia. “Piccolino, non ti preoccupare! Dall’Italia ti saremo vicini noi per tre anni con trecento euro all’anno e se occorrerà anche di più!”. Gli do un gran bacio sulla testolina piccolina piccolina. Mentre esco Mia mi prende la mano e mi regala un piccolo paio di calzini del neonato. “Portali in Italia… e ricordati di noi!”. Stringo forte la sua mano: “Mia, prometto che mi ricorderò di Già Bao, di Truc Ly e di te… E tu ricordati di pregare per me, perché queste immagini le possa portare con me a Roma in ufficio e siano per me un grande conforto”. Chiusa la porta del reparto AIDS, scendiamo con padre Giovanni le scale, saltiamo sulla moto e ritorno a Mai Tám con il cuore folgorato per quanto accaduto. Ora, dopo aver esaurito le ultime forze del giorno e avervi scritto questo dispaccio tormentato e sofferto ma ricco di senso e di speranza, vado a dormire. Domani devo incontrare molte famiglie dei poveri di Saigon che ho conosciuto tre anni fa. Buona notte, Vietnam! Ti abbraccio con tutto l’affetto del cuore.

ADOZIONI A DISTANZA BAMBINI HIV
Eccoci arrivati al paragrafo in cui raccontiamo, come è nostra tradizione, le storie sintetiche di dieci piccoli bambini che vogliamo prendere in adozione a distanza. In verità i brevi profili saranno solo nove perché il primo bimbo ad essere già stato adottato si chiama Già Bao e lo avete ben conosciuto nei capitoli precedenti. I nostri dieci bimbi vietnamiti sono gli ultimi arrivati tra le nostre adozioni a distanza per la durata di un triennio. Ripercorro in alcune righe la storia di queste adozioni: I primi 10 bambini li abbiamo presi in Brasile nel maggio 2014, erano tutti figli di genitori alcolizzati della violenta favela di Salvador de Bahia, Novo Alagados. Nello stesso anno abbiamo preso in adozione, in Kenya, 10 bambini in grave povertà, alcuni con HIV. Sempre nel 2014, 7 bambini feriti nella guerra a Gaza. Dopo questi 27 bambini, negli anni seguenti sono venuti i bambini del Perù: dove per tre anni abbiamo seguito 10 bambine violentate dai genitori; e ora altri 10 bambini in estrema povertà dalla cittadina di Juli a sostegno delle suore di Madre Teresa di Calcutta. Siamo giunti così a 47 bambini. A questi 47 bambini, aggiungete 13 bambini del Messico, tutti familiari di vittime della violenza del terribile narcotraffico. Siamo così a 60 bambini. Non dobbiamo poi dimenticare l’Iraq dove abbiamo 5 bambini yazidi e 5 bambini cristiani vittime della violenza dell’ISIS. E siamo a 70 bambini. Proprio in questo anno in Kenya abbiamo preso altri 10 bambini con HIV e arriviamo ad 80 bambini. Eccoci dunque al Vietnam, dopo aver preso 10 bambini disabili in adozione a distanza ad Hanoi, oggi abbiamo iniziato il programma con altri 10 bambini tutti con HIV. Con questi 20 bambini dovremmo arrivare 100 bimbi da noi adottati a distanza. Facciamo bene il calcolo: 10 in Brasile, 20 in Perù, 13 in Messico, 20 in Kenya, 7 a Gaza, 10 in Iraq e 20 in Vietnam: totale proprio 100 bambini! È davvero 100 il numero di bambini che abbiamo adottato o che stiamo adottando per tre anni. … ancora un piccolo calcolo molto approssimativo, per riflettere: ogni bambino ci chiede un impegno economico di 900 euro in tre anni, dunque la quantità di denaro destinata alle nostre adozioni a distanza è di circa 90.000 euro. Mi sembra davvero una bella cifra, destinata con molta lucidità e chiarezza a questi sfortunati bambini. Cominciamo a presentare questi nove bambini, quasi tutti sieropositivi. Mentre padre Giovanni parla, prendo appunti su un vecchio quaderno vietnamita regalatomi dalla nostra vecchia Maria per scrivere la sua storia.

Do Dang Khoa
Il piccolino è nato il 1 giugno 2016, e ha quasi due anni. La madre lo ha portato al Centro Mai Tám perché la famiglia, quando ha scoperto che era sieropositivo, non lo ha accettato. Nessuno viene a trovarlo.

Ha Nguyen Phuc
Il bambino è nato il 29 maggio 2017 e sta per compiere un anno. La madre si chiama Hoang Thi Hoai e ha problemi psichici. Per la sua situazione è stata violentata. È buddista e lavora in casa accudendo, per quello che può, gli altri bambini. Grazie alla prevenzione il bambino non ha HIV.

Nguyen Thi Anh Thu
La bambina è nata il 5 settembre 2014 e sua mamma è morta nel 2017. La storia di questa sfortunata piccola è legata a una brutta vicenda di droga. Il padre sta scontando in carcere una pena per droga e la mamma è morta di AIDS contratto per consumo di droga. La piccola è sieropositiva.

Nguyen Khanh Ngoc
La bambina è nata il 2 settembre 2015 ed è arrivata al Centro Mai Tám nell’anno 2016. È stata la zia a portarla a padre Giovanni. Viene dal Vietnam del Nord ed è giunta poverissima a Saigon nell’ottobre 2016.

Pham Ngoc Bao
Il bimbo è nato il 17 agosto 2014 ed è giunto al Centro nel 2017. È stata la nonna a portarlo da padre Giovanni perché la madre stava morendo. La mamma non aveva documenti, come per Già Bao, e il padre, quando la madre è morta, ha abbandonato il piccolino. Vive anche lui con HIV.

Le Hung Phong
Il bambino è nato il 30 gennaio 2017 ed è sieropositivo. La madre si chiama Ma Phuong ed è incinta. Lei voleva lasciare il piccolo al Centro Mai Tám e andare ad abortire il bambino che ha nel grembo… è ormai al nono mese di gravidanza. Viene da Na Trang e il marito l’ha abbandonata. Ma Phuong lavorava in un ristorante e ha perso il lavoro. Ora si occupa degli altri bambini al Centro e ha deciso di tenere il figlio che ha in grembo, ma ha molto bisogno di aiuto.

Nguyen Thi Thy Trang
La bambina è nata il 15 ottobre 2012 in Vietnam del Nord. La madre e la sorellina sono morte entrambi di AIDS e la piccolina è HIV. Il padre ha portato la bambina al Centro da soli 4 mesi, fa il muratore ma non riesce ad accudirla. Necessita di tutto.

Nguyen Ngoc Bao Han
La bambina è nata il 25 dicembre 2013 ed è originaria di Saigon. Ha quattro anni e mezzo. La madre ha abbandonato la casa quando il padre stava morendo. Allora la nonna ha portato la piccola orfana al Centro Mai Tám quando aveva due anni: senza padre e con la madre fuggita. Padre Giovanni ha poi saputo che l’uomo morto non era neppure il papà di Nguyen Ngoc Bao Han. La piccolina è sieropositiva.

Le Thi Huyen Ngan 
La bambina è nata il 14 giugno 2012 in una provincia vicino a Saigon, è stata portata all’ospedale casualmente per una malattia a sei mesi. In quell’occasione hanno capito che era sieropositiva e allora i genitori l’hanno abbandonata. È stata l’assistente sociale a portare la piccolina al Centro di padre Giovanni.

LE NORME DEL PROGRAMMA. FRAGILI, MA PORTATORI DI UN TESORO CHE CI RENDE GRANDI
Programma di Adozione a Distanza in Vietnam
Triennio 2018-2019-2020 Norme erogazione degli aiuti alle famiglie dei 10 bambini

  1. La quota annuale per l’adozione a distanza è di Euro 300 a persona e l’impegno è triennale per un totale di Euro 900.
  2. Raccolte le 10 quote annuali per un totale di Euro 3000, con bonifico bancario e facendoci carico delle spese bancarie in ricezione, con qualifica OUR, eroghiamo l’intera somma  al Centro Mai Tam Shelter a Padre John Phuong Dinh Toai MI che parla perfettamente italiano ed appartiene all’ordine dei Camilliani.
  3. Padre Giovanni  ci invia ricevuta di Euro 3000
  4. Mensilmente Padre Giovanni ed il suo staff  si cureranno di scrivere un resoconto di come il denaro sia stato impiegato ed ogni semestre, od in occasione di un nostro viaggio di solidarietà provvederà a consegnarci ricevute di quanto speso.
  5. Al termine di questo anno in una approfondita revisione con Padre Giovanni  si provvederà a rinnovare la seconda annualità
  6. Per tutti questi motivi di impegno sono ad esortare tutti i genitori adottivi a non abbandonare il programma di adozione, viste anche le precarie situazioni di salute dei piccoli.
  7. Le vie di informazione saranno solo 3:
    7.1. La pagina web dedicata al nostro programma, dove si troveranno i dati generali dei bambini, dei pagamenti e della situazione in cui essi vivono. Tale pagina è visibile a tutti
    7.2. La chat del gruppo di adozioni a distanza. In questa a scadenza regolare Padre Giovanni  provvederà ad inviare notizie più specifiche. 
    7.3 Una chat personale con padre Giovanni attraverso la quale avere notizie più dettagliate sui bambini.
  8. Il programma è triennale e non rinnovabile.