Viaggi di Solidarietà

Messico Guerrero 18-27 novembre 2017


Viene qui riportato il Viaggio di solidarietà in Messico , che si svolge dal 18 al 27 novembre 2017 ed ha come obiettivo l’inagurazione di un ospizio nello Stato del Guerrero a San Luis de Acatlan e la condivisione con le 10 famiglie vittime di violenza nella colonia di La Laja ad Acapulco. Ecco il video che promuove il Viaggio dal titolo Testigos de Esperanza por quien vive al borde de la muerte por una amenaza

MESSICO, SEMPRE PIÙ ARMI NELLA «GUERRA DEI NARCOS» 
Le spese triplicate per equipaggiare i militari non fermano l’escalation: 68 morti al giorno
Juan Francisco Fausto Adame si è spento nella clinica Santa María di Ciudad Juárez all’ alba di ieri, dopo una notte di agonia. Qualche ora prima era stato colpito da una raffica di proiettili mentre usciva di casa per recarsi al lavoro, in un cantiere edile. Secondo alcuni testimoni, a sparargli sarebbero stati due uomini a bordo di un Suv bianco. Una tipica esecuzione.

Il caso è riportato dal quotidiano locale della città dell’ estremo nord del Messico: El Diario de Juárez. Nei giornali la notizia non ha trovato posto. Le pagine di cronaca nera sono sature: con un ritmo di 68 omicidi al giorno da parte della criminalità organizzata è impossibile raccontarli tutti. I dati della Segreteria di governo sono allarmanti: 18.505 delitti “di mafia” nei primi nove mesi dell’ anno, 3.400 in più rispetto all’ anno scorso, e questo si vede anche nello Stato del Guerrero.

Le zone più colpite sono gli Stati di Guerrero, Colima, Baja California e Chihuahua. Un tale record di violenza è un fatto inedito perfino per il cruento Messico, dilaniato da dieci anni di conflitto tra bande criminali che, in combutta con pezzi corrotti di istituzioni, combattono fra loro e con lo Stato. Nel tremendo 2011 – quando il confronto tra i militari schierati dall’ allora presidente Felipe Calderón e i narcos raggiunse l’ apice -, le cifre si fermarono a una media 62 vittime quotidiane. Quello in corso rischia, dunque, di diventare l’ anno più violento della storia recente del Paese. Con oltre 130mila uccisi dal 2012, il periodo dell’ amministrazione del leader Enrique Peña Nieto, si configura come il più sanguinoso degli ultimi vent’ anni, da quando, cioè, hanno iniziato ad essere diffusi i dati dei morti ammazzati. Eppure tale arco temporale ha coinciso con un vero e proprio boom di “investimenti per la sicurezza”. Cioè di spese in armi. Nei sei anni di mandato – secondo l’ Istituto internazionale di studi per la pace di Stoccolma (Sipri) -, il governo ha triplicato le uscite per gli armamenti: il 184% in più rispetto all’ amministrazione precedente.

Il Messico, e quindi lo  Stato del Guerrero si è, così, trasformato nel secondo importatore di armi dell’ America Latina dopo il Venezuela, superando Brasile, Colombia e Cile. La maggior parte degli acquisti del Paese si sono concentrati su armi lunghe e corte: ne sono state comprate quasi novemila per il solo esercito, per una spesa complessiva di 40 milioni di dollari. A beneficiarne sono state dodici imprese, statunitensi ed europee. Per il 2018, inoltre, l’ esecutivo ha previsto di sborsare 754 milioni di dollari per rifornire Esercito e Marina. In realtà, come più volte hanno sottolineato gli esperti, un approccio esclusivamente militare è poco efficace nel contrasto al crimine organizzato. Per cui è necessaria una strategia “multidimensionale” con misure concrete contro la corruzione dilagante e l’ impunità (al 98%).

Nodi da sempre irrisolti. Sottolineati di recente, dal nunzio, monsignor Franco Coppola, che, dopo aver stigmatizzato la violenza, ha sottolineato: «Se la politica si fa corrompere e non combatte, non riuscirà a sconfiggere la criminalità e questa, alla fine, vincerà». Ad alzare la voce contro la violenza, sono stati nell’ ultima settimana anche i vescovi di Acapulco, monsignor Leopoldo González González, e di Chipancingo-Chilapa, monsignor Salvador Rangel Mendoza. Nello Stato del Guerrero Alle cause strutturali si aggiungono, per spiegare la recente escalation, una serie di fattori collaterali. Come la guerra all’ interno del potente cartello (gruppo criminale) di Sinaloa, dopo l’ arresto e l’ estradizione negli Stati Uniti del boss, Joaquín El Chapo Guzmán. O l’ incremento del consumo di eroina negli Usa, di cui il 93% viene dal Messico. Non a caso, l’ Agenzia antidroga di Washington (Dea) ha definito le mafie del Paese vicino «la principale minaccia».

PROGRAMMA INDICATIVO

GIORNO MATTINO POMERIGGIO
Sabato
18 novembre
Viaggio intercontinentale ITALIA GERMANIA
MESSICO
  Ore 16.00 Celebrazione S. Messa e inizio del 26mo viaggio di solidarietà
Ore 19.20 LH 1847 – Monaco ore 20.50
Ore 22.40 LH 0520 – Città del Messico ore 4.55
Domenica
19 novembre
Città del Messico ore 4.55
Ore 6.30 trasferimento santuario di Guadalupe
Ore 9.00 santa messa alla Madonna di Guadalupe e preghiera
Ore 11.00 trasferimento in Nunziatura
Ore 12.00  pranzo
Ore 14,00 Trasferimento in aeroporto
Ore 17.15 AM 013 Acapulco ore 18.19
INCONTRO CON ARCIVESCOVO DI ACAPULCO A  LA LAJA  per la prima volta in visita alla Colonia nello Stato del Guerrero. Pernottamento parrocchia La Laja
Lunedì
20 novembre
Viaggio per San Luis de Acatlan, tre ore di macchina

 

 

– CERIMONIA INAUGURAZIONE OSPIZIO CASA ESPERANZA , centro del viaggio
– festa
– pernottamento alla Parrocchia di  San Luis de Acatlan
Martedì
21 novembre
Incontro con persone vittime della violenza in San Luis de Acatlan
Pranzo
Rientro a La Laja
Pernottamento casa di Gaby
Mercoledì
22 novembre
N.1 Inizio incontri con le 10 famiglie vittime della violenza: Beto, Miguel, Luna, Carla, Mauricio, Moises, Elias Gabriel, Ruby, Ivette, Ricardo N.2 incontri con le 10 famiglie vittime della violenza: Beto, Miguel, Luna, Carla, Mauricio, Moises, Elias Gabriel, Ruby, Ivette, Ricardo
Santa Messa in parrocchia a La Laja
Pernottamento in casa di Lisette
Giovedì
23 novembre
N.3 incontri con le 10 famiglie vittime della violenza: Beto, Miguel, Luna, Carla, Mauricio, Moises, Elias Gabriel, Ruby, Ivette, Ricardo N.4 incontri con le 10 famiglie vittime della violenza: Beto, Miguel, Luna, Carla, Mauricio, Moises, Elias Gabriel, Ruby, Ivette, Ricardo
Pernottamento casa di Norma
Venerdì
24 novembre
Partenza per Kilòmetro 30 e visita parrocchia di Padre Jesus MARCIA DELLA PACE AD ACAPULCO con arcivescovo.
Rientro La Laja messa a casa di Janet e pernottamento da Janet
Sabato
25 novembre
Rientro a La Laja: Visita al carcere di Las Cruces ad Acapulco MARCIA POR LA MUCHERES DESAPARESIDAS
con Gaby
Messa conclusiva del viaggio parrocchia con Padre Hugo pernottamento parrocchia La Laja
Domenica
26 novembre
Viaggio intercontinentale
MESSICO
STATI UNITI
GERMANIA
ITALIA
Ore 5 celebrazione Messa e trasferimento aeroporto
Ore 9.55 UA 6428 Città del Messico ore 11.10
Ore 15.10 UA 1091 Houston ore 17.22
Ore 19.00 UA 8802 Francoforte ore 11.40
Lunedì
27 novembre  
Francoforte ore 11.40
CELEBRAZIONE MESSA
Ore 16.05 UA 8802 Roma 17.50
FINE DEL 26MO VIAGGIO DI SOLIDARIETA’

MESSICO, CIUDAD JUAREZ: VIOLENZA FUORI CONTROLLO: 212 DONNE SCOMPARSE NEL 2017
Faide, narcos e anfetamine. Così Ciudad Juárez ritorna la capitale dei femminicidi
Partiamo dalla conta delle vittime. Un indice crudo. A Ciudad Juárez, Messico, ci sono stati solo quest’ anno 625 omicidi, un aumento pericoloso rispetto ai 470 dell’ intero 2016. E tra le vittime ci sono una settantina di donne. Dato che ricorda periodi ancora peggiori, quelli che hanno trasformato la città al confine con gli Usa come un campo letale, la capitale del femminicidio. Madri, figlie, ragazze a volte stritolate dalle faide, ma spesso rapite e fatte sparire da predatori meno scontati e insospettabili, killer vicini o venuti da lontano, magari da oltre frontiera. Con la località diventata un terreno di caccia di assassini rimasti spesso impuniti. Finale, però, che non sorprende visto che la legge qui è sempre in ritardo, battuta sul tempo e per efficacia da chi spara. Sempre le statistiche avvertono che sono 142 le donne scomparse nel 2017 e pochi sperano di rivederle in vita. L’ ondata di violenza nello stato di Chihuahua è legata alla narco-guerra che si combatte in altre regioni messicane. Gli esperti spiegano che la lotta si è inasprita per una serie di fattori, alcuni comuni al conflitto generale che oppone i gangster su molti fronti, altri più contingenti e connessi all’ ambiente di Ciudad Juárez e dintorni. Intanto l’organizzazione di Sinaloa, priva del Chapo finito in prigione negli Usa, e ora in mano ai suoi successori per nulla compatti, prova a tenere duro.

Il suo piano è di rilanciare la vendita di anfetamine nella zona: sembra che non potendo produrle localmente, le fabbrichi in Sonora, quindi le faccia arrivare con una rete di corrieri. Un sistema che porterebbe alcuni carichi a passare negli Usa (via Arizona), per poi rientrare in area messicana. Contro questa iniziativa si sono mosse le bande regionali, in particolare i membri de La Línea. Per lungo tempo braccio armato del cartello di Juárez, ora il gruppo agirebbe in modo più autonomo, tanto che si parla della nascita di una nuova entità. Da qui, gli scontri a fuoco e gli agguati, una costante per l’ intero quadrante che guarda verso il Texas, tradizionale sbocco per i prodotti e punto d’ appoggio per clan che si occupano dello smercio. Nella battaglia si sono inseriti – e di nuovo questo è un dato generale – i sicari di Jalisco Nueva Generación, il network criminale in netta ascesa a livello nazionale, determinato a prendere il posto di Sinaloa, suo rivale diretto. È una realtà composita, dove i piccoli boss sono convinti di poter sfruttare le spaccature nelle famiglie tradizionali mentre i leader vogliono ribadire il loro potere e conquistarne altro.

A metà ottobre un commando del Barrio Azteca, affiliato a Juárez, ha attaccato un consultorio per tossicodipendenti a Chihuahua: 15 le persone fucilate. Sembra che gli uccisi fossero vicini al gruppo rivale dei Mexicles. Incursione preceduta da una serie di attacchi a locali pubblici, bar e ristoranti del capoluogo. Il modus operandi non è proprio inedito. I massacri servono a marcare il territorio, punire gli eventuali spacciatori non allineati, stoppare infiltrazioni di altre associazioni mafiose. E numerosi centri di assistenza sono finiti sotto il fuoco dei kalashnikov. Episodi dove l’ innocente e il colluso rischiano di trovarsi sulla stessa linea di tiro, anche se c’ è la tendenza ufficiale a definire tutto come dei regolamenti di conti. Versioni veloci fornite anche per spiegare le imboscate contro i giornalisti, caduti a decine. I reporter fanno semplicemente il loro mestiere, con grande coraggio e senza protezione. Anzi, spesso sono isolati. I padrini e le autorità corrotte non gradiscono, dunque si affidano ai proiettili per spegnere per sempre voci sgradite. Come quella di Luciano Rivera, freddato in un bar a Playas de Rosarito, il 31 luglio. Pochi giorni fa la polizia, in collaborazione con la Difesa, ha arrestato il presunto responsabile dell’ esecuzione: Josè Hernandez, detto Bruno, membro del cartello di Sinaloa e una valanga di precedenti.