È l’una e un quarto della notte qui a Saigon. Ho finito ora di trascrivere una traduzione dal prezioso originale in vietnamita di un documento importante per questo viaggio. Padre Dominc Ngo Quang Tuyen, che ha trascorso 13 anni in carcere e ho incontrato nei giorni scorsi, ha accettato di scrivere una bella introduzione al libretto che verrà pubblicato nelle prossime settimane e che raccoglie in modo ordinato tutte le mie note che hai ricevuto in questi giorni. Il titolo del libro potrebbe essere NGO QUANG TUYEN mi sembra che abbia anche il suo fascino misterioso questo scioglilingua per noi italiani…. Vedremo. Bene questa notte concludo i miei scritti qui dal Vietnam con una perla preziosa, semplicemente perché lo scritto non è mio ma di un santo prete anziano ancora vivente. Personalmente mi sconvolge pensando al modo misterioso anche della mia vocazione e non posso veder delle analogie tra questa Santa mamma e la mia Santina… Buona notte dal Vietnam e grazie di avermi con bontà seguito in questa avventura pazzesca che se mi ha sfinito mi ha però ricostruito interiormente: era quello di cui avevo bisogno!

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AMO LA MIA RAGIONE DI VITA
Un giorno una coppia di due giovani contadini che lavorano nel campo di riso vedono un sacerdote che percorre la strada vicino al campo e sta portando la Comunione ad un ammalato. Questi giovani sposi si fermano dal lavoro e guardano il sacerdote pregando in adorazione. Dopo alcuni istanti la donna dice al marito: “Se il Signore ci da un figlio voglio che diventi sacerdote come questo prete e se questo avvenisse dovremo essere molto contenti!” La donna già portava in grembo un bambino di due mesi. Sei mesi dopo la donna ha un incidente e partorisce in modo drammatico un figlio maschio che però sta bene. Tre giorni dopo la coppia porta alla chiesa il bimbo per il battesimo, bene quel bambino sono io! La mia mamma sempre raccontava questa storia a me ed ai miei amici e mio padre aggiungeva: “Tu sei un piccolo regalo che il Signore ha dato ai tuoi genitori” mia mamma era solita dirmi queste parole: “Io ti offro al Signore e tu devi essere bravo, studiare, prenderti cura dei tuoi fratelli, devi accudire la casa e lavare i piatti, dire le preghiere la mattina e la sera e leggere il catechismo e le storie dei santi.” In una parola mia mamma vuole che io viva come un consacrato al Signore. Appena ordinato sacerdote mi ha detto: “Tu sei adesso uomo del Signore, devi vivere per Lui soltanto!” Mentre molti avevano paura dei comunisti e scappavano dal Vietnam mi chiedevano di partire con loro, io così rispondevo: “Adesso è il momento in cui vivere il mio ideale. Amo la mia ragione di vita più che la mia vita stessa.” E la mia ragione di vita si è formata dalla pietà dei miei genitori. Ho detto il rosario ogni giorno perché loro mi hanno insegnato così. Quando sono triste penso a questa parola di mia madre: “Il Signore sta vivendo in te”. Quando ero in prigione Lei mi ha detto: “Considera la prigione come la tua parrocchia e la tua cella come la tua chiesa ed i prigionieri come tuoi fedeli. Il Signore ha dato a me una madre ed un padre meravigliosi”. Oggi nel lavoro di evangelizzazione dico spesso alla gente che incontro “Prego per te e ti offro al Signore; il Signore è presente in te”.So che quando scelgo il Signore come ragione della mia vita ho la forza di portare la buona novella agli altri ( Mc 16,15)
PADRE DOMINIC NGO QUANG TUYEN
Saigon, 8 settembre 2016
TRE GOCCE DI VINO
Il viaggio è molto lungo è tra i più lunghi dei nostri viaggi di solidarietà. Partito da Roma alle 19.10 alla volta di Parigi con un volo aereo di due ore atterro al Charles De Gaulle per imbarcarmi alle 23.20, due ore dopo, per un volo di undici ore e quarantacinque minuti da Parigi a Canton e poi quando arriverò a Canton un attesa di cinque ore per il volo alle 22.10 da Canton al Vietnam del nord: prima destinazione Hanoi per inaugurare un orfanotrofio che con la diocesi di Bergamo abbiamo costruito. Sono riuscito a riposare questa notte e fortunosamente ho ottenuto anche un posto vicino al corridoio, cosa importante per un viaggio di questo genere, per non passare la notte ed il viaggio in scomodissime file centrali. Però un grasso cinese si siede vicino a me ed è una lotta fino all’ ultimo sangue per ogni centimetro di spazio nei posti già stretti, aereo pieno alla follia potrebbero mettere gente anche nei bagni. Il ciccione scatarra continuamente in un bicchierino di plastica e io a momenti vomito. Ad un certo punto dico bastaaaa. L’uomo quasi miracolosamente chiede scusa e sprofonda in un forte sonno. Mi addormento anche io ed ora, al mio risveglio, sui cieli della Cina sto iniziando a scrivere Il mio reportage. Tante volte vorrei che qualcuno in più mi seguisse, come lo è stato per la missione a Garissa per inaugurare la chiesa, oppure come sarà in Perù per Natale ad inaugurare l’asilo e il campo sportivo a Challapalca. Altre volte ho nostalgia dei 43 viaggi per il mondo con Santina, ma finalmente il lungo tempo di viaggio nel buio della cabina, mentre tutti dormono o sono intontiti diventa un bellissimo tempo di preghiera. Come lo è stato circa un’ora fa. Mi raccolgo, apro la mia Bibbia, faccio meditazione, recito il breviario, poi il rosario ed il tempo passa sereno e diviene bello riposante e denso di significato. Sono un sacerdote e non mi sono sposato proprio per questi spazi di solitudine che offrono intimità con Gesù. L’aero dopo aver sorvolato la Russia, passato vicino a Mosca, ha attraversato la Mongolia per entrare nello spazio aereo cinese ed ora si dirige verso Canton. Mancano circa due ore. Mi accorgo che un musulmano davanti a me sta pregando con la sua corona dei novantanove nomi di Allah. Estraggo la mia corona gialla di plastica che mi hanno regalato i cristiani del campo profughi ci Mangesh in Iraq e non mi vergogno neppure io a mostrarmi cristiano con il crocifisso appeso alla corona. Troppo spesso ci vergogniamo di mostrarci cristiani. Mi faccio forza e faccio un bel segno della croce. Nessuno si accorge: tutti, tranne, il sonnacchioso musulmano ed io, dormono con le mascherine davanti agli occhi per proteggere dalla luce dei faretti della luce di ciascuno posto. Oggi è un giorno particolare, guardo orologio e il mio bioritmo è alle 9,30 italiane, ma a Canton è già pomeriggio, sono le 15,30. Arrivo a Canton alle ore 17 ed il mio volo è alle 22, devo fare molte cose prendere valigie, fare nuovo biglietto, passare la dogana…. Subito la domanda più importante di ogni giorno: e la Messa quando la celebro? Questa domanda mi accompagna da trenta anni ogni giorno, forse solamente due o tre giorni in trent’anni non ho celebrato la messa! Chi se ne frega se incontro o non incontro Papa Francesco, ma la Messa no! Io devo ogni giorno incontrarmi con Gesù. Lui si che devo necessariamente incontrare, anche a scapito della forma liturgica, ma ogni giorno e in ogni luogo ogni giorno devo celebrare la Messa, non mi importa come. Oggi è uno di quei giorni in cui il come non è con paramenti liturgici e come in chiesa. Sbaglierò? Immediatamente mi viene nella mente il Cardinale Van Thuan che in carcere non rinunciava mai alla Messa e la diceva con tre gocce di vino e un pezzettino di pane, cosi per tredici anni!!! In Vietnam, messo in prigione perché vescovo cattolico, lui non ha rinunciato mai. Io spero che quest’ uomo che è stato mio padre spirituale sia presto canonizzato, lui e la sua bontà! Non ci penso due volte, non posso rischiare di perdere la Messa oggi. Chi mi vieta di incontrare Gesù qui in aereo ORA? Io lo desidero, ieri alla partenza mi sono confessato dal Cardinale Comastri… Tutti dormono non disturbo nessuno. Prendo un piccolo pezzo di pane, mi faccio portare una bottiglietta di vino ne pongo un goccio nel bicchiere… Ho acqua. Con calma e concentrazione apro l’Ipad oggi è la festa di San Gregorio Magno. Faccio il segno di croce e lentamente celebro la messa. Questa è la mia chiesa oggi! La Messa dura circa un’ora! Non mi accorgo del tempo che passa, mi ricordo la Messa celebrata in carcere a Challapalca, oppure nelle aule universitarie di Garissa sporche del sangue dei martiri di Al Shabab, la Messa in Iraq nel campo profughi, oppure quella a Gaza sotto le bombe, per finire al ricordo dolcissimo delle Messe celebrate con Santina in casa o purtroppo all’ospedale! Sono felice che in questo aereo pieno di passeggeri per il tempo della Messa vi sia stato un illustre ospite, tanto importante quanto umile! Non in prima classe, non in business class, ma in classe economica, posto 47A vicino al bagno… Ma Gesù è così, questa sua umiltà mi sconcerta. Prendo tra le mani il pezzettino di pane consacrato e mentre lo mastico mi commuovo come il giorno della prima comunione. Ma questo è Gesù, non sono solo Lui è qui con me, viaggia con me. Pensa che bello essere prete puoi avere tra le tue mani Gesù! Mentre devotamente bevo il goccio di vino prego per il mio sacerdozio, per questa nuova missione, per la Fondazione Santina, raccomando a Gesù Carolina e la sua famiglia, Olinda e la sua famiglia, la mia salute. Vi chiederete perché Olinda? Quando quella signora seguiva mamma ogni giorno pregavamo insieme ed io avevo tanta paura che lavorando si facesse male ed allora alla comunione chiedevo a Gesù di proteggerla. Ed oggi continuo ancora come debito di riconoscenza. Ma poi vengono i nomi dei cari amici sacerdoti e laici, un ricordo speciale per i membri del direttivo e del consiglio di fondazione della nostra realtà aggregativa… Poi il mio servizio in ufficio: raccomando a Gesù di fare bene il mio servizio per Papa Francesco. Di scrivere bene con scrupolo il bollettino ai nunzi o di valutare bene le notizie di stampa, di capire bene come comporre il mio lavoro, come essere puntuale e preciso. Ricordo poi i malati, i morti, i parenti, gli amici che hanno difficoltà e infine la mia amata chiesa di Bergamo ed il nostro vescovo Francesco. Insomma in aereo non finivo più di parlare con Gesù presente nel mio cuore. Poverino gli ho fatto una testa grossa con tutte le cose che gli ho detto e chiesto…. Mentre celebravo la Messa, mentre Gesù era presente nel mio cuore, questo aereo è divenuto non solo chiesa ma anche monastero. Lui ora mi ha lasciato perché le specie eucaristiche non ci sono più le ho consumate, ma in questo lungo volo rimane al mio collo il crocifisso e nel mio zaino la Bibbia, con quei due segni io Lo sento tanto vicino e mi fanno compagnia in ogni luogo, ed allora sono pieno di gioia perché ho un formidabile compagno di viaggio e se vi è Lui, Gesù, vi è anche Santina ed il paradiso intero ed una enorme esplosiva pace mi nasce nel cuore e felice continuo il mio volo. Ora ho celebrato Messa! E come diceva Santina: Messa ascoltata giornata guadagnata! Buon viaggio. in Italia sono le dieci. Ci danno colazione.
IL GOLFO DEL DRAGONE HA LONG VIETNAM DEL NORD
Scrivo mentre sono in navigazione in un panorama mozzafiato, pur scrivendo devo dire indescrivibile: il Mare della Cina meridionale a 200 km dal confine con la Cina qui diventa Golfo del Dragone mi offrono un piccolo pezzo del dolce della luna che si cucina in Vietnam in occasione della festa che avverrà qui il 15 settembre con la luna piena di autunno, una grande festa per bambini e famiglie, una antica tradizione popolare di questo nobile Paese di una cultura antica e piena di fascino. Al porto manca ancora un’ ora è così cerco di trascrivere le forti emozioni di un paesaggio che porterò nel cuore in Italia. Tentare di d’iscrivere HA LONG è davvero arduo, il Golfo del Dragone non si descrive facilmente perché lo ha plasmato il dito di Dio. La grande umidità bagna i vestiti ed il calore del sole lascia poi posto ad una pioggia torrenziale tipica delle zone tropicali. Il mare si frange contro centinaia di faraglioni che emergono dalle acque. Roccia dura e nuda sulla quale cresce un verde splendente: la vegetazione lussureggiante sono liane che si intersecano con magnolie e ogni faraglione compone figure strane; la tradizione vede un gallo, due gambe umane, un coccodrillo, un gigante… e una di queste rocce si trova sui biglietti della moneta locale. La roccia tanto famosa si chiama pagoda. Questo arcipelago di faraglioni è popolato da tante barchette: sono pescatori, sono navicelle da trasporto e sono imbarcazioni di turisti. La luce è meravigliosa e crea un alone ad ogni faraglione che è un magico gioco di colori: il verde intenso, il giallo ocra, il grigio della pietra, uno spettacolo per gli occhi e per il cuore, il tutto in una grande pace portata dal silenzio del mare. Ci fermiamo ad una spiaggia le due suore e padre Bruno salgono in cima all’ isola, Mons. Girelli si ferma ad un tavolino ed io invogliato dal caldo umido e dall’ incantevole panorama cedo alla tentazione di un bagno ristoratore. La grande umidità costituisce una forte cappa talvolta anche opprimente, ventilatori dappertutto in Vietnam nel tentativo di stemperare la umidità. Entro nell’acqua ed è evidentemente calda per il clima tropicale, ma la grande sensazione è di benessere perché il bagno toglie la sensazione di umidità. Alcune bracciate e mi trovo vicino dei pesciolini colorati, uno piccolo, non più grande di 5 centimetri si mette a giocare con me, è a strisce bianche e nere e mi incanta. La natura davvero è un grande dono di Dio e tante volte non c’è ne rendiamo conto. Papa Francesco ha scritto per tutti noi l’enciclica Laudato sii sulla tutela del creato, era lo scorso anno in giugno e mi trovavo alle splendide rovine del Machu Picu in Perù. Ma qui la natura è più sorprendente! Mentre nelle rovine degli incas vedevo la mano dell’uomo sovrapporsi a quella di Dio in un meraviglioso capolavoro, qui in Vietnam nel Golfo di Ha Long l’ uomo scompare e Dio è il protagonista assoluto. Proprio mentre scrivo alla mia destra un alto faraglione mi incanta… Sto scrivendo, alzo il capo e dico nel mio cuore guardaaaa, apro la bocca e dico: “Ma che bello!” Gli occhi non si vogliono staccare dal quel capolavoro divino fatto di acqua, pietra e vegetazione. Questa esclamazione è la porta della preghiera, suor Maria mi dice: “Ma don gigi come si può vedere tutto questo e non credere il Dio?” È vero, questi viaggi di solidarietà mi fanno incontrare Dio nei poveri, che sono la sua carne, ma anche negli scritti di Dio che è la natura! Dal Kenya con il paesaggio africano con elefanti, giraffe e scimmie, al Perù con la giungla di Porto Maldonado o le stupende Ande, al lago Titicaca, fino al Messico con le sue spiagge e la sua lussureggiante vegetazione, fino ad oggi qui ad Ha Long il dito di Dio dipinge per me e per tutti capolavori di pace nella natura incontaminata. Il meraviglioso viaggio fatto per inaugurare l’orfanotrofio di Xuy Xa mi ha fatto un grande regalo: l’attraversare questa natura e incontrare in essa Dio. La nostra barca si accosta al molo…Scendiamo dalla barca e mi sembra di essere in Brasile a Ihla Grande, ma poi saliamo una scaletta in pietra e si apre una grotta, non immaginavo quello che avrei visto! Una successione di caverne in cui il gioco della luce trasforma in un paesaggio da fiaba: stalattiti e stalagmiti riempiono gli spazi con giochi di prestigio, ecco apparire una, ma giri la testa e ne vedi una nuova, non sai più dove guardare tanto è preziosa, in Iraq nelle steppe del Kurdistan esiste una frase per dire meraviglia: “Mi hai rubato gli occhi…” Non so davvero quante volte quella visita nel ventre dei faraglioni mi ha rubato gli occhi! Un impressione formidabile che scalda il cuore, siamo in cinque: Il nunzio apostolico Mons. Leopoldo, il capo della Caritas di Hanoi, padre Bruno e due suore, tutti insieme ci troviamo a pregare, anzi a cantare, una canzone che unisce la lingua vietnamita a quella italiana nella bellissima lingua latina e cantiamo insieme Salve Regina! È proprio vero la meraviglia produce lo stupore, lo stupore la domanda ma chi ha fatto questo? E la domanda provoca la fede, nessun uomo è capace di fare questo, esiste un Dio buono ed umile che ha la sua carne dei poveri e che ha un talento nel comporre poemi meravigliosi nella natura, non è importante se sia Iraq, Brasile, Kenya, Perù, Messico, la depressione del Mar Morto in Terra Santa… o il Vietnam. In tutti i luoghi della terra Dio scrive e spesso nei posti più poveri, dove la sua carne è evidente. Dio scrive e compone meraviglie: sta a noi riconoscerle, ammirarle e soprattutto rispettarle, da questa barchetta questa sera stanco e sudato vi foglio fare un augurio: che in qualche parte del mondo, sia fuori casa oppure in Vietnam la natura riesca a rubare i vostri occhi, se ci riuscirà non preoccupatevi, ve li ha rubati Dio, vi prometto che li restituirà migliori… Forse anche più attenti a scoprire la Sua carne presente nei poveri! Vi lascio, devo scattare qualche fotografia da allegare a questo scritto. Sarà un dramma domani volare a Saigon lasciando il Vietnam del Nord e la sua natura. Ma a Saigon i nostri poveri ci attendono, e sono sicuro che anche là Dio mi avrà preparato un capolavoro da ammirare nella sua natura: Laudato sii mi Signore!
Golfo di Ha Long, Baia del Dragone
Vietnam del Nord, 5 settembre 2016 ore 16,20
XUY XA
Siamo con Mons. Girelli all’aeroporto di Hanoi, questa mattina abbiamo celebrato la santa Messa con una comunità di suore. Sono un istituto diocesano eppure contano più di cinquecento suore. Sembra che il regime comunista e la situazione di povertà siano stimolo alle vocazioni e così in questa Chiesa che ha provato il martirio e che vive in un regime di difficoltà con attuale governo i seminari sono pieni ed i conventi anche. Penso con nostalgia ai tempi passati nella nostra Italia, quando vi erano gli stessi numeri e la stessa intensità religiosa oggi stemperata e dimenticata dal regime di benessere che tutti inseguono come falsa felicità nella vita. Il nostro volo è in ritardo e così approfitto per mettere per scritto la bellissima esperienza di domenica scorsa nella inaugurazione dell’orfanotrofio di Xuy Xa costruito grazie alla nostra Associazione ed alla Diocesi di Bergamo. Xuy Xa è un piccolo villaggio fuori Hanoi nelle campagne verdi di riso. Il caldo è forte e l’umidità peggio. Sono arrivato da circa sei ore dall’Italia e ho la testa fusa per il fuso… Mons. Girelli presiederà la bella celebrazione. Prima di arrivare al villaggio l’autista pone sull’auto la bandiera bianca e gialla del Vaticano e poi lentamente percorre le piccole strade del paese, costeggia uno stagno di fiori di loto, percorre una stradina che dà su campi di riso e su di una piccola pozza di acqua dove nuotano felici alcune oche bianche. La banda ci attende ed ha inizio la festa: suonano le due campane a festa, la banda accompagna il nostro ingresso in Chiesa, un enorme tamburo montato su un carrello emette suoni, suoni profondi che ricordano la Cina imperiale. La piazzetta è piena di gente che ci saluta e che gioiosa chiede la benedizione, siamo sei sacerdoti. I chierichetti vestiti di rosso ci attendono e dopo aver baciato il crocifisso entriamo nella parrocchia per la celebrazione della Messa. In chiesa la gente è severamente divisa in due parti davanti stanno le donne e dietro stanno gli uomini.
La chiesa è gremitissima di gente. Il vietnamita è una lingua incomprensibile, vi è per noi un sacerdote che traduce da vietnamita all’ inglese. La mia testa è molto assonnata a motivo del lungo viaggio e soprattutto del fuso orario che difficilmente digerisco in così poche ore. Devo portar pazienza con me stesso e non esigere troppo… Durante la Messa vengono amministrati da don Leopoldo 6 battesimi, anche questo è un motivo di festa. La Messa è molto partecipata e sentita dalla gente semplice, sono contadini e il lavoro nelle risaie è attività comune. Mi sembra per alcuni aspetti di ripetere quanto avvenuto il 26 di giugno a Conima per l’inaugurazione della nuova chiesa completamente rifatta dall’ intervento di Fondazione Santina. Questa volta però la festa è più solenne a motivo della presenza di Mons. Girelli, il Nunzio Apostolico infatti ha voluto presiedere di persona questa inaugurazione dopo aver seguito con passione le diverse fasi di realizzazione del progetto non sempre facili. Anche in Kenya il Vescovo Barbara aveva presieduto le inaugurazioni delle aule scolastiche. Tale Opera di luce qui in Vietnam per me ha un grande valore perché, tramite don Giambattista Boffi Direttore del Centro Missionario di Bergamo, il Vescovo Beschi ha voluto contribuire economicamente alla realizzazione dell’ orfanotrofio. Sono così orgoglioso di questo fatto bello, la nostra organizzazione infatti dice un profondo riferimento alla Chiesa ed in particolare alla Chiesa di Bergamo: un cordiale grazie va proprio a Mons. Francesco Beschi e a don Giambattista Boffi che non potendo essere presenti hanno inviato un messaggio augurale. La lunga celebrazione eucaristica si avvia al termine e la folla si dispone in processione: partendo dalla chiesa andremo all’ orfanotrofio.
Prende la parola don Bruno, capo della Caritas della diocesi di Hanoi a cui il villaggio di Xuy Xa appartiene: il sacerdote esprime parole di apprezzamento e di ringraziamento e poi ci mette al collo una corona di fiori bianchi sia al Vescovo Leopoldo che anche a me. Sono molto commosso! Io non so se le piccole opere di luce abbiano grande valore nel dolore che incontro nelle strade degli uomini, ma nel cuore la convinzione di essere sulla strada buona viene dai piccoli disabili ed orfani che ci accolgono all’ orfanotrofio. Li guardo e mi commuovo ancora di più che per la corona di fiori al collo, tra di essi ci sono i dieci nostri piccoli bambini in adozione a distanza Gia Bao, Thi Hien, Duc Thanh… Sono tutti li, sono cresciuti in un anno, conosco alla perfezione le loro dieci storie di dolore e sono esse che mi commuovono più dei fiori bianchi, sapere che oggi quei bambini dormiranno in locali nuovi, puliti ed asciutti, accuditi dalla bontà delle suore della Carità di Vinh. Guardo le suore e il triste ricordo va a Vuong Thi Thu Huong morto per la sua infermità in questo anno passato. Infatti solo quattro dei bambini orfani sono sani, mentre gli altri sono tutti gravemente disabili e malati. Tra i bambini sani vi è una bimba Luong Thi Thuy Linh di dieci anni: bella come il sole e che lo scorso anno avevamo inserito tra le fotografie a colori del nostro libro associativo Opere di Luce. Indossa per la festa un vestitino bianco; è molto cresciuta ed è anche elegante per la festa! Faccio fatica a riconoscerla, poi grido Thuy Linh, la bambina si volta di scatto e mi corre incontro e mi abbraccia forte forte.
“Come sei cresciuta, come sei bella con questo vestitino bianco”, mentre la suora prontamente traduce, apro il libro che ho tra le mani e mostro la sua fotografia, la bimba spalanca un sorrisone di luce: è felice, ed io più di lei. Sono momenti semplici, ma così semplici eppure di grande intensità, la riempio di baci e poi le pongo al collo un piccolo regalo, che Clemente e la sua famiglia ha inviato a lei dall’ Italia, quale genitore adottivo. Me la prendo in braccio e la coccolo per qualche istante. Ha inizio la cerimonia di inaugurazione: coriandoli, musica e poi il raccoglimento e la preghiera. Il vescovo pronuncia la preghiera di benedizione e poi si avvicina alla nostra targa associativa è dà la benedizione e poi… Passa l’aspersorio a me e mi invita a proseguire la benedizione dei locali. Sono felice, sono in pace, spero davvero che l’ostinato e rigoroso lavoro di squadra che insieme produciamo con tutti gli iscritti possa generare sempre opere di luce e farmi maturare come sacerdote. La gente, i contadini dei campi di riso e degli stagni di fiori di loto chiedono fotografie e così passiamo sereni alcuni istanti e poi il pranzo di festa dove viene servito un ottimo cibo vietnamita e il dolce della luna che fa felici piccini e grandi in questa vicinanza alla data del 15 settembre, festa della luna nuova di autunno, festa ricca di significato qui nelle campagne del Vietnam del Nord. Nel primo pomeriggio, dopo aver abbracciato tutti i bambini ed aver preso puntuali note sulla loro vita in quwsto anno e la loro salute, saliamo in macchina; dobbiamo tornare ad Hanoi per un’altra grande celebrazione, dobbiamo collocare il mattone della Basilica di S. Pietro nella Cattedrale durante la solenne Messa delle ore 18.00 un altro momento spirituale di grande valore.
UN MATTONE AD HANOI
Non sapevo una cosa… Forse in televisione avete visto l’apertura dell’Anno Santo della Misericordia nella Basilica Vaticana. Quella grande ed artistica porta che Papa Francesco ha spalancato sarà nuovamente chiusa in modo ermetico per altri 25 anni fino al nuovo giubileo e per assicurare che la porta sia sigillata in modo sicuro dopo la chiusura della Porta Santa le massicce chiavi di quella porta vengono messe in una teca di acciaio; la scatola viene poi saldata in modo che per aprire richieda ancora il lavoro del fabbro e poi all’ interno della porta verso la Basilica di San Pietro viene costruito un muro pesante ed al suo centro tale scatola viene murata. Durante il tempo di venticinque anni tali chiavi risultano così murate e oltretutto custodite in una teca metallica senza apertura perché saldata. È una tradizione molto antica. I mattoni che sigillano quella porta sono cotti appositamente e tutti portano la data del giubileo ed anche lo stemma del papa che ha chiuso l’anno santo. Quei mattoni, quando si deve aprire la Porta Santa vengono tolti uno per uno in modo scrupoloso, vengono lavati e confezionati in eleganti cofanetti con un certificato di autenticità firmato dal Cardinale Arciprete di San Pietro Angelo Comastri. Tali prestigiosi mattoni vengono destinati alle chiese del mondo che meritano tali mattoni. Essi infatti sono segno concreto di comunione profonda con la Basilica di San Pietro dove è sepolto il primo papa. Dunque quei mattoni così speciali e significativi vengono inviati a chiese cattedrali, oppure a chiese che hanno sofferto il martirio o di grande valore spirituale come santuari importanti. La bontà del cardinale Comastri ha concesso che tali mattoni fossero da noi portati in chiese particolarmente significative e la Cattedrale di Hanoi, della Capitale del Vietnam ha un valore particolarissimo per essere la Cattedrale di una Capitale di Stato, ma soprattutto per la sua testimonianza nei tempi di martirio di questa Chiesa sotto il ferreo regime comunista. Non dimentichiamo che in questa terra persone illustri come il Cardinale Van Thuan, vescovi e sacerdoti hanno passato lunghi tempi in prigione per essere fedeli a Roma ed al Papa. Mi era capitato di portare tale mattone in altre chiese significative, come la nuova chiesa costruita da Fondazione Santina a Garissa in Kenya dove il 5 aprile 2016 uccisero nella università della città 148 studenti universitari cristiani, vittime dell’integralismo islamico di Al Shabab. Poi tale mattone simbolico di San Pietro è giunto in Iraq e sarà parte di un santuario dedicato alla Madonna del Kurdistan, Il mattone l’ho portato a Gerusalemme, nella Chiesa di Santa Maria dello Spasimo alla quarta stazione, unica porta santa della città vecchia di Gerusalemme e tanto vicino a luoghi nei quali sono state uccise persone nella lotta che contrappone palestinesi a israeliani. Il mattone infine era giunto alla chiesetta di un piccolo paese di nome Conima sulle rive del Lago Titicaca dedicata a San Michele Arcangelo che come Fondazione Santina avevamo totalmente rifatta. Spero di portene portare un ultimo in Messico nello Stato di Guerrero dove il narcotraffico uccide e massacra poveri innocenti. Uno di questi mattoni pesanti l’ho messo nella mia valigia rossa e sono atterrato ad Hanoi, il nunzio lo attendeva e la mattina presto di domenica 4 settembre il parroco è passato presto nella nostra abitazione a prelevare il cofanetto ed approntare i lavori per poter dignitosamente conservare il mattone della porta santa. Due muratori subito hanno iniziato a creare una nicchia della esatta dimensione del mattone, al nostro arrivo da Xuy Xa prima dell’inizio della Messa la nicchia era pronta, ben fatta, alla sinistra entrando della grande porta centrale della cattedrale di Hanoi. In sagrestia vestiamo i sacri paramenti per la nostra seconda solenne eucaristia del giorno. Con noi concelebra il parroco ed il cancelliere della diocesi. Presiede la Messa Mons. Girelli. Celebrazione solenne in vietnamita, ma con canti in latino Kyrie, Sanctus e Gloria e Credo. Tutti canti che nella antica lingua della Chiesa di Roma mi facevano sentire a casa e non lontanissimo da Roma nella Cattedrale di Hanoi dove il regime comunista ancora ostacola la Chiesa e il suo evangelico messaggio! Dopo aver svolto la solenne celebrazione in una umidità pazzesca con ventilatori a tutto spiano abbiamo concluso la celebrazione con questa paraliturgia semplice ed efficace. Il nunzio apostolico con parole appropriate ha spiegato che quel mattone arrivato da lontano era segno di profonda comunione con la Chiesa di Roma e segno di misericordia perché a tutti ricordava l’abbattimento del muro in occasione di un anno promulgato per annunciare misericordia. Belle, parole semplici e significative ma che colpiscono il cuore dei fedeli! Mons. Leopoldo benedice il mattone e poi in forma processionale un accolito con il vassoio sul quale vi è il mattone avanti ed io ed il parroco dietro attraversiamo la cattedrale in festa e commossa e la gente immediatamente scatta fotografie con i telefonini… Uomini addetti alla cattedrale ci aprono i cordoni che proteggono lo spazio dalla calca della gente e con semplicità insieme al parroco poniamo nella nicchia ben predisposta dai muratori durante la giornata il mattone! Subito scatta un grande applauso e molte fotografie vengono riprese. La gente chiede di sostare per fare fotografie i bambini vogliono baciare il mattone, sto cercando di rispondere alle loro richieste, ma in francese il parroco mi dice: “Monsignore, se si ferma rimane qui fino a domani mattina, dobbiamo terminare la messa e poi il nunzio ci attende all’ altare maggiore!” Mi strappa con bontà dalla gente e così risaliamo all’ altre maggiore dove la cerimonia si conclude con il canto in latino della Salve Regina.
Momenti forti che si imprimono nel mio cuore, solo lo scritto mi permette di non perderli, perché questi viaggi sono autentici corsi di esercizi spirituali, oggi qui a Saigon dove sto scrivendo questa nota, cercando di rubare tempo al programma frenetico che abbiamo stabilito con don Joseph, incontrerò l’esempio di sacerdoti incarcerati qui in Vietnam per il nome di Gesù. Ogni volta che ascolto queste voci mi dico: ma sono degno di ricevere tutto questo bene spirituale? E sento forte la responsabilità di far fruttare questi preziosi talenti perché Dio mi chiederà conto di questi momenti così preziosi per maturare nella fede ed annunciare il Vangelo con una identità cristiana forte e rinnovata, come uomini e donne qui hanno fatto negli anni passati e fanno oggi. Il mattone nella cattedrale di Hanoi rimane lì ad incoraggiare queste persone e a chiedere a loro di essere faro di luce per tutta umanità. È tempo di pranzo e di far riposare il cervello dopo questa ora passata a descrivere il valore ad Hanoi di quello strano mattone venuto da Roma.
NGO QUANG TUYEN
“Questo carcere è la tua nuova parrocchia e questa cella è la tua Chiesa. Tu dei essere pronto a vivere il Vangelo dappertutto, soprattutto nelle situazioni peggiori” Mary mamma di Padre Dominic
Termina con queste parole la lunga chiacchierata di due ore che, oggi 7 settembre 2016, ho avuto qui a Saigon con Padre Dominic Ngo Quang Tuyen, questo sacerdote ha scontato ben tredici anni di carcere per il nome di Gesù qui in Vietnam. È un grande testimone del Vangelo e questo paragrafo costituisce la parte centrale di questo dossier. La stanchezza inizia a farsi sentire… È tardi e domani devo partire per il delta del Mekong, tra sterminati campi di risaie, dove vogliamo ricostruire un ponte pericolante per questi poveri contadini che coltivano riso. Ma questa notte non posso perdere la preziosa esperienza raccontata da Padre Dominic, uno dei tanti sacerdoti temprati dal carcere duro al quale è statp sottoposto dal regime di Hanoi al termine della guerra del 1975. Incontro Padre Dominc in un pomeriggio in qui gli acquazzoni torridi dell’equatore hanno reso l’aria ancora più umida; il suo volto è dolcissimo con un sorriso semplice di bambino sulle labbra. Non è un uomo vechio ha 68 anni. Nato il 1 luglio 1948 nella provincia di Nam Dinh nella Diocesi di Bui Chu nel nord del Vietnam, vicino ad Hanoi si trasferisce da bambino a Saigon all’ età di sei anni. A dieci anni entra in seminario ed è ordinato sacerdote il 28 aprile 1973. Dopo la ordinazione sacerdotale inizia il suo lavoro nei sobborghi di Saigon, oggi è il Presidente della Commissione per la Evangelizzazione della Conferenza Episcopale vietnamita. Il sacerdote mi mette subito a mio agio e fortunatamente parla inglese anche se in modo stentato. Una nota che mi incuriosisce è la sua conoscenza del Cardinale Van Thuan. Padre Domic mi confessa di aver incontrato il Cardinale due settimane prima che venisse arrestato. Il 1 agosto 1975 Van Thuan chiede a lui di andare a trovarlo al seminario maggiore e di celebrare insieme la festa dell’Assunta il 15 agosto. Padre Dominic mi disse che giunto in seminario rimase sgomento quando non lo trovò: lo avevano incarcerato proprio in quel giorno. Non lo vide più perché quando Van Thuan fu liberato lui era a sua volta in prigione. Dopo le prime battute sulla sua vita entriamo nel merito del nostro colloquio. Ho di fronte una persona serena e dolce, non sembra aver sopportato il carcere, il suo carattere è mite ed è di grande gentilezza… Sono emozionato, la provvidenza mi regala il privilegio di incontrare un nuovo testimone di Gesù in questi viaggi dedicati alla solidarietà.
Padre Dominic, dimmi come è avvenuto il tuo incarceramento? Come ti hanno arrestato?
Gli occhi vivaci di quell’uomo ormai avviato alla vecchia non lasciano dubbi, ricorda ogni secondo di quel terribile momento. “Don gigi era terminato il corso di esercizi spirituali annuali, eravamo in seminario. Il giorno 1 ottobre 1982 la polizia mi attendeva all’ uscita. Sono otto uomini in borghese, uno di loro estrae un tesserino della polizia di stato e gli altri mostrano di essere armati. Con fare freddo e risoluto mi intimano di seguirli in ufficio. Mentre dicono così troppo puntualmente giunge un taxi, che altro non è che una macchina di polizia camuffata. Vogliamo che tu ci segua al nostro ufficio! Ricorderò per sempre quella frase don gigi…”
Ma padre non hai avuto paura?
Monsignore assolutamente no, ero da tempo preparato a quel momento, lo aspettavo, sapevo che sarebbe arrivato e quando me lo sono trovato davanti l’ho subito riconosciuto. Devi sapere don gigi che dalla mia parrocchia di Saigon molti fuggivano in Laos e Cambogia… E così il regime pensò che io ero il grande organizzatore che faceva fuggire profughi in altri paesi, li riorganizzava e li faceva tornare: tutto ciò era qualificato da loro come crimine politico. E così inizia il mio calvario che durò dal 1 ottobre 1982 fino al 1 gennaio 1995 un lunghissimo e duro periodo che posso grosso modo dividere in due parti. Il primo periodo dal 1°ottobre 1982 al 30 dicembre 1986 che ho trascorso nelle carceri di Saigon e un secondo periodo che va dal 31 dicembre 1986 al 1 gennaio 1995, data della mia liberazione, al campo di concentramento della provincia di Dongnai a cento chilometri da Saigon nella foresta.
Il caldo e umidità sono molto forti. Ci portano un grande ventilatore e le finestre sono spalancate nella speranza di ricevere un po’ di vento. La nostra conversazione diventa più serena dopo le prime battute e si crea anche una certa confidenza. Padre parlami del primo periodo di carcere qui a Saigon. Come vivevate?
“La prima parte delle mia prigionia, quella a Saigon, è la più dura. Mi avevano tolto tutto, per il gran caldo non avevamo neppure vestiti, come delle bestie. La cella era piccola ed era stracolma di prigionieri, pochi centimetri per persona. Facevamo a turno per sdraiarci e dormire perché lo spazio era davvero angusto”. Mentre il sacerdote racconta mi sembra davvero impossibile questa dura vita. “Mangiavamo un pugno di riso a testa al giorno con qualche vegetale e rare volte carne o pesce. Per questi motivi molte famiglie nutrivano i propri prigionieri, ma a me non fu dato incontrare la mia famiglia per cinque anni a motivo del mio crimine politico molto grave, e allora ricevevo cibo dalle mani di altri prigionieri. Per lavarci ogni quindici giorni circa entravano con una canna di acqua e bagnavano i prigionieri per qualche minuto niente più. Avevamo una latrina, un buco che occupava circa 50 cm e non avevamo acqua ed il tanfo con il caldo era insopportabile.”
Padre Dominc vi permettevano di uscire all’ aria aperta?
Avveniva una volta alla settimana e per il tempo dai 10 ai 15 minuti, niente di più, nella cella sovrappopolata esisteva una sola lampada molto debole per rischiarare la notte ed era molto flebile, ogni giorno per tre o quattro volte facevano una sorta di appello al quale dovevamo puntualmente rispondere pronunciando un numero in sequenza, fino a raggiungere il numero di tutti coloro che erano presenti in cella”.Mentre padre Dominc parla cerco di intuire la sofferenza provata e sopportata da quell’ uomo per il nome di Gesù. Ma che schifo mi dico, senza vestiti in un centinaio di persone stipate nella cella, caldo afoso, tanfo enorme, un’unica latrina per tutti, senza lavarsi, mangiando un pugno di riso, ma qui ci sono tutti gli ingredienti per sclerare, per divenire pazzi! ed invece quell’uomo mi stava davanti, sano di mente e con una grande sapienza interiore, un uomo buono ed autentico, un uomo sincero, un uomo per il quale provavo una stima crescente ed ha grande considerazione. Penso dentro di me che sia maturo il tempo per una domanda più profonda e che possa regalarmi qualcosa di più grande di Ngo Quang Tuyen. Lo guardo fisso negli occhi e in modo diretto chiedo.
Ma tu celebravi la Messa?
“Si padre, io ogni giorno celebravo l’Eucaristia, dicevo le parole della consacrazione in latino per non farmi capire dai miei carcerieri vietnamiti. Il pane mi veniva procurato dai compagni di carcere: si trattava di una minuscola briciola e il vino giungeva a me attraverso piccoli boccettini per le vitamine. Essi venivano accuratamente svuotati dal loro contenuto originale e riempite di vino. Tutti noi sacerdoti reclusi celebravamo Messa in questo modo, con due gocce di vino e una briciola di pane! È stata una esperienza unica che mai dimenticherò nella mia vita!” Rimango sbigottito, io immaginavo che tale modo di celebrare la messa fosse solo del Card. Van Thuan, invece qui a Saigon scopro che tale modo di celebrare la messa era proprio di tutti i sacerdoti internati dal regime comunista di Hanoi.
Ma padre, domando, come facevi per la Bibbia? Ne avevi una?
“Don gigi in carcere si adottano modi furbi per poter proteggere e incrementare la fede. Devi sapere che i miei carcerieri mi avevano chiesto di imparare l’inglese. Acconsentii subito ma dissi a loro: per imparare l’inglese occorre avere i libri e io ne suggerisco uno… Scrissi su un pezzo di carta The Holy Bible ed essi andarono a comperarla. Mentre insegnavo a loro le diverse parole di inglese di notte io ricopiavo su pezzi di carta versetti del Vangelo di Marco in inglese. Scelsi Marco perché era il più breve, usavo pacchetti di sigarette vuote, pezzi di cartone e in quel modo il Vangelo di Marco poté circolare in tutta la prigione.
Ma Padre Dominic dove trovavi per scrivere?
Avevo individuato che alcune medicine liquide avevano il colore rosso ed il colore verde. Utilizzavo quei medicamenti diluendoli in acqua e quando non avevo acqua usavo la saliva: essi diventavano il mio inchiostro e con dei piccoli bastoncini scrivevo intingendo in quel calamaio con inchiostro fatto da una medicina rossa o verde. Mentre il padre continua a parlare provo ora più che stima e considerazione, provo una sorta di venerazione. Con la sua vita e non con le parole come quelle che sto scrivendo, quell’ uomo mi regalava la sua esperienza di seguire Gesù, di vivere in prigione per Lui! Lui, padre Dominic mi metteva in crisi. Forse nella mia vita troppa riflessione, troppi pensieri, nella sua vita un unico pensiero: Gesù! Questo viaggio qui in Vietnam è forse al suo culmine, ho percorso quasi dodicimila chilometri per poter incontrare queste esperienze e sono molto scrupoloso ed esigente con me stesso nel trascriverla! Vorrei trasmettere a tutti voi, che avete audacia nel leggere queste sgangherate righe scritte nel caldo umido di Saigon, in questa sera del 7 settembre 2016, la forza di quel fragile testimone che stava davanti a me con la fronte madida di sudore che sorseggiava ogni tanto una goccia di te e che mostrava a me una infinita bontà. Invece forse queste parole vi annoieranno, complice anche la grande umidità nella quale scrivo al termine di una lunga giornata.
Padre, se non sei stanco parliamo del secondo periodo della tua prigionia a Dongnai?
Con molto piacere don gigi. Dopo questo duro periodo a Saigon trascorso in diversi carceri della città mi trasferirono al campo di concentramento nella provincia di Dongnai, a cento chilometri al sud ovest di Saigon nella foresta: era il 31 dicembre 1986 e sarei rimasto lì imprigionato fino al 1 gennaio 1995. Qui mi misero a lavorare nei campi e lavoravo duramente la terra, finché mi chiesero di coordinare un gruppo per la traduzione dall’ inglese al vietnamita di diversi libri. Eravamo 7 persone che facevamo traduzioni e questa attività portò una inaspettata ricchezza a tutto il campo di concentramento e così, mentre a Saigon mangiavamo carne o pesce solo due volte all’ anno, in occasione della festa della indipendenza e per il capodanno, giungemmo a Dingnai a mangiare carne ben due volte al mese: una volta circa ogni quindici giorni. Le autorità mi avevano ora concesso le visite dei familiari e così essi venivano e dopo aver raccolto cibo me lo portavano alla prigione e potevamo così sfamare i bisogni di tutti. Ora nelle celle eravamo in un numero più ridotto di quello di Saigon e si stava meglio dei primi anni. La vita nel carcere nella foresta era dura, ogni tanto giungevano elefanti e bestie feroci dalle quali ci dovevamo proteggere. E così passò la mia lunga prigionia e sono tanto contento di poterti oggi raccontare questa mia avventura alla sequela di Gesù. Si è fatto tardi e so che padre Dominic Ngo Quang Tuyen deve fare venti chilometri per tornare alla propria parrocchia. Mi rimane una domanda finale e una richiesta personale. Inizio con la domanda!
Padre Dominic io non posso tornare in Italia senza avere nel cuore un tuo insegnamento, ti prego cosa mi regali questa sera come insegnamento per la mia vita?
Padre Dominc rimane in silenzio e mi guarda dritto negli occhi, si asciuga il sudore dalla sua fronte ed inizia a raccontare. In questa mia grande sofferenza mia madre è stata per me un grande aiuto! Ti voglio raccontare una cosa che mi diceva in una sua visita al campo di concentramento. Un giorno venne da me con il cesto pieno di vivande: frutta, verdura, riso, pesce… Lo depose davanti a me e mi disse: “Figlio mio, questo carcere è la tua nuova parrocchia e la tua cella è la tua nuova chiesa: tu devi essere pronto a testimoniare il Vangelo dappertutto, soprattutto nelle situazioni di disagio” quella frase fu per me una fortissima sberla perché quelle parole ricalcavano esattamente quelle di Santina, scritte nelle mia bibbia, una delle 53 frasi che porto custodite nel consunto mio Vangelo in greco. La frase di Santina si trova a pagina 286 del mio Vangelo e ripropone la seconda parte della frase della mamma di Padre Dominic. Santina mi scriveva infatti così: “Caro don Gigi, Gesù sia sempre con te nei momenti difficili e ti aiuti a testimoniarlo proprio in quei momenti, affrontando tutto con grande serenità. La tua mamma”. Lentamente Padre Dominic estrasse dalla tasca dei pantaloni una corona del rosario fatta di uno spago verde e giallo. La guardo incuriosito ed il sacerdote mi dice: “Questa corona del rosario è per te don gigi. Tienila in tasca e quando la userai ricordati di me e del mio Paese”. Presi quel semplice, ma significativo regalo dalle sue mani come fosse una reliquia, ed ora, mentre scrivo, la sto guardando: un regalo bellissimo pieno di grande significato e mistero. Un sacerdote in carcere per 13 anni me lo stava regalando: ero degno di ricevere quel santo regalo? Diedi un bacio al mio nuovo rosario e abbracciai forte Padre Dominic. Mentre trascrivo queste righe avverto che, nella vita di padre Dominic, la mamma Mary Dinh Thi Mad ha avuto una parte importante, come del resto l’ha avuta la mamma del Cardinale Van Thuan, quelle due mamme hanno saputo generale due figli santi e grandi testimoni. Io in questa ora tarda qui a Saigon mentre fuori scende l’ennesima pioggia torrenziale invoco queste due mamme più la mia Santina perché intercedano per me e possa essere nella mia vita, la dove il Signore mi vuole, un suo testimone ed un sacerdote felice… Manca una cosa personale a questo incontro con la testimonianza di padre Dominc? Si avete ragione, ora ve la dico…
Padre Dominc mi puoi confessare?
Non voglio perdere l’occasione di ricevere la tua assoluzione! Il padre dagli occhi dolci mi risponde di sì, lo abbraccio forte e chiudo la porta a vetri e voi cari amici rimanete fuori ed aspettate un momento… Torno subito per raccontarvi il mio viaggio nel Delta del Mekong, dove domani mi recherò. Si parte presto sveglia alle cinque! Mi seguite?
UN NUOVO PONTE PER THAN THOI NEL DELTA DEL MEKONG
Gli scarponcini da trekking nuovi affondano nel fango molle e scivoloso fatto di creta. Enormi foglie di palma con noci di cocco grandi come un’anguria mi coprono il passo, l’umidità è molto forte in questa giungla nel delta del fiume Mekong nell’estremo sud del Vietnam. Una terra in cui la vegetazione è lussureggiante, una bella farfalla colorata mi si posa sulla manica della mia sudata camicia con il logo di Fondazione Santina. Siamo a 200 chilometri da Saigon ed ad un’ora dalla città di nome Can Tho. La nostra robusta e forte auto fuoristrada nera ci ha lasciato venti minuti fa. Abbiamo dovuto prendere delle moto e inoltrarci tra i campi di riso e la giungla che il delta del grande fiume produce. Poi proseguiamo a piedi. Si entra in un dedalo di fiumiciattoli che rendono difficile la comunicazione. Le strade sono interrotte infatti da ponti e da ponticelli. Questa terra così bella negli anni sessanta è stata lo scenario di una efferata guerra tra Vietnam del Nord aiutato, da Cina e Russia, e Vietnam del sud sostenuto invece dagli americani. Proprio in queste giungle e risaie percorse da una sterminata ramificazione di fiumi si nascondevano i vietcong, i soldati fedeli ad Hanoi e gli Stati Uniti per scovarli ed annientarli non indugiavano nei bombardamenti. Sono le prime ore di un caldo pomeriggio nei giorni della festa della luna e stiamo camminando in questo ambiente bello, ma anche ostile per arrivare a Tan Thoi, un piccolo villaggio che necessita la ricostruzione di un vecchio ponte di legno proprio dell’epoca di tale conflitto. La nostra spedizione si compone di due giovani della Caritas nazionale di nome Wong e Gia, di suor Van della Caritas di Can Tho e di due volontari. Ad un posto di polizia ci accompagna una ragazza carina vestita da militare il cui nome è semplicemente Hi. Il governo comunista del Vietnam non può mancare di osservare i nostri movimenti. Più ci addentriamo tra risaie e giungla e più il panorama ritorna ad essere poco abitato. Dal mio zaino estraggo l’acqua e la bevo avidamente, a mezzogiorno ho mangiato una manciata di riso bollito e un po’ di frutta tropicale protetta da buccia, come due squisiti mango. Manca ancora poco al ponte, mi dice suor Van: “Ora padre dobbiamo prendere la barca e percorrere un pezzo di fiume!” Accolgo la notizia molto volentieri mentre guardo gli scarponcini infangati e i pantaloni di tessuto grezzo conciati in malo modo.
Dei fiori rossi si trovano davanti a me su di un albero, mentre tento di coglierne uno Gia mi tira per la spalla destra, mi giro ed il giovane mi offre una enorme noce di cocco: la taglia davanti a me con un machete e me la offre da bere. “Bevi padre è nutriente e impedisce la tua disidratazione”. La bevanda mi appare deliziosa, addirittura mi sembra fresca, bevo di un fiato, mentre dalla fronte grondano rivoli di sudore: sento il sudore colare per la schiena, sul petto e sul collo, quanto vorrei sciacquarmi, ma l’acqua del vicino fiume è color marrone! Una enorme magnolia è ora davanti a me, in proporzioni giganti rispetto alle magnolie italiane. Giriamo attorno al grande albero e scendiamo verso il ciglio del fiume, il fango fa scivolare, mi appoggio con una mano per cercare equilibrio e la rialzo totalmente colorata di fango. Faccio alcuni passi verso la riva ed ecco giungere una piccola e stretta imbarcazione con due donne dai larghi cappelli caratteristici di queste terre. Un uomo mi fa cenno di salire e Wuong mi spiega di fare movimenti molto controllati perché è facile capovolgere la barchetta! Il motore accelera e la piccola imbarcazione lascia la riva e inizia a risalire il delta del Mekong. La natura è un incanto e i miei occhi sono rubati da fiori tropicali, frutti meravigliosi, farfalle giganti, uccelli colorati: “Ma che bello!” Esclamo. Talvolta sopra il fiumiciattolo si trovano enormi reti da pesca che vengono calate nell’ acqua e poi ritratte con un sistema di argani a mano e carrucole. Mentre risaliamo, i miei compagni parlano della nostra spedizione in lingua vietnamita e talvolta Gia, mio interprete mi dà delle indicazioni. Ci stiamo avvicinando al nostro villaggio di Tan Thoi, lasciamo la barchetta e riprendiamo il sentiero. Nei pressi del villaggio ci accolgono le autorità locali, tutte persone semplici che vogliono manifestare gratitudine alla nostra Fondazione per il lavoro che vorrebbe compiere a favore della comunità locale. La piccola comitiva riprende il cammino dopo i saluti fino a giungere ad un piccolo monumento trascurato e sommerso nel verde delle liane e delle felci. Si tratta di un cippo che ricorda che nel 1966 Tan Thui fu obiettivo di un bombardamento americano in cui morirono 200 persone. CI fermiamo un minuto in religioso ossequio, qui la maggioranza degli abitanti è di religione buddista. Dopo la preghiera ed un piccolo video per ricordare il luogo, seguendo il sentiero giungiamo al nostro ponticello. Al vederlo mi mette grande tenerezza. È di legno, ma un legno logoro e rattoppato, sconnesse sono alcune assi corrose dal tempo e intaccate dalla pazzesca umidità. Davanti al ponte prende la parola il vicepresidente della piccola provincia e mi spiega: “I nostri bambini per andare a scuola devono necessariamente attraversare questo ponte; è piccolo lungo ventitré metri e largo due e mezzo… Ma i genitori sono preoccupati! Aiutaci padre, sono tutti contadini qui, lavorano nei campi di riso e sono molto poveri”. Suor Van accende il suo sorriso è prosegue: “Come Caritas di Can Tho veniamo qui a distribuire un po’ di riso, del latte per i piccoli perché non hanno proprio niente!” Mentre la religiosa mi parla sopraggiunge per il viottolo una donna con un raffinato vestito azzurro lungo fino ai piedi e ricamato in argento, sul suo capo il cappello a cono largo e gentilmente ci saluta. È una maestra e si sta recando proprio alla scuola di cui stiamo parlando. Seguitemi, vi faccio strada, e così attraverso con commozione il ponticello pensando ai bambini e seguo l’insegnante. Da lontano si sente il vociare dei piccoli che, giunti, ci fanno una gran festa. La donna dolcemente ci invita a seguirla: un’aula scolastica è pronta per il nostro incontro che dovrà decidere tempi e modalità della costruzione del ponte. Mi viene offerta una bottiglietta di acqua fresca che trangugio di un solo colpo. L’ insegnante accende un grande ventilatore sopra le nostre teste che inizia a girare lentamente e ci regala una certa frescura asciugando almeno l’umidità dell’aria se non togliendo il calore. Ha inizio la riunione; dobbiamo fare in modo di aiutare questa povera gente contadina, proprio qui in questo villaggio di nome Tan Thui, dove la guerra, che la gente ancora ben ricorda, negli anni passati ha devastato e, noi vogliamo fare in modo che ora tale popolo semplice e buono senta degli amici vicini e questi amici potrebbero essere proprio gli Amici di Santina Zucchinelli. Non credete? Ora è tardi; tutto tace in questa ora della notte in cui sto scrivendo nei pressi di questo piccolo villaggio che mi ha rubato il cuore. La stanchezza è forte ma un buon sonno ristoratore mi regalerà energia per il duro programma di domani penultimo giorno di permanenza in Vietnam: buona notte Europa mia, dal delta del Mekong! Dico le preghiere della sera e sprofondo nel sonno: il Signore ci conceda una notte serena ed un riposo tranquillo… E tu Santina mettici una buona parola perché possiamo realizzare questo bel progetto!
UN IMPEGNO CONCRETO AL DI LA’ DELLE PAROLE
Per mostrare che questi viaggi hanno una loro grande concretezza, qui di seguito riportiamo la richiesta dalla Segreteria Generale dei Vescovi del Vietnam per un ponte nella regione del Delta del Mekong. In data 12 settembre 2016, il Consiglio Direttivo ha deciso di supportare tale progetto.
Spettabile Presidente di Fondazione Santina, In occasione del suo Viaggio di Solidarietà in Vietnam so che nei giorni scorsi ha visitato il sud del Paese, e precisamente il Delta del fiume Mekong. In tale regione Lei ha potuto vedere presso il villaggio di Tan Thoi (Can Tho) un vecchio ponte dell’epoca della guerra che sta cadendo a pezzi e necessita di essere sostituito da un nuovo ponte più sicuro. Tale villaggio è in una regione che porta ancora le vecchie cicatrici delle guerra conclusasi nell’ anno 1975. Caro Monsignore, Lei ha infatti potuto visitare la lapide che ricorda un grave bombardamento americano avvenuto nell’ anno 1966 e che causò ben 200 morti. La zona è rurale e gli abitanti sono tutti contadini che vivono in povertà.
La Caritas locale di Can Tho è impegnata da diversi anni in aiuto a tali famiglie con alimenti e viveri. Il ponte in questione ha un ruolo di particolare importanza perché esso collega la nuova scuola primaria con il villaggio, il ponte dunque delle dimensioni di circa 20 metri di lunghezza e di 2 metri e mezzo di larghezza, come ha potuto vedere, è attraversato da molti bambini ogni giorno con grave pericolo per la loro incolumità. Vista la necessità reale del nuovo ponte, visto il ruolo di valore sociale che esso sostiene e vista la povertà reale degli abitanti sono a chiederLe di sostenere la ricostruzione di un nuovo ponte della medesima dimensione con una somma di denaro di circa Dollari US 15.000. Secondo quanto ho appreso per iniziare i lavori occorreranno circa 30 giorni per avere il permesso dalle autorità governative ed in seguito altri due mesi per la realizzazione di tale opera. Sarà mia premura in accordo con la Caritas Nazionale di Vietnam contattare la Caritas locale di Can Tho e seguire la realizzazione di tale lavoro producendo ogni informazione che il Consiglio di Amministrazione di Fondazione Santina vorrà chiedere. In attesa di una vostra risposta positiva vi allego i miei riferimenti telefonici, mail e IBAN bancario sul quale versare l’eventuale importo che stabilirete di donare. Ringraziando per la gentile attenzione formulo ossequi vivissimi
Nguyen Van Sinh Amministratore segreteria generale
della Conferenza dei Vescovi Del Vietnam

MAI TAM E LA PICCOLA HU HI LI
Sono in volo da Saigon a Canton in Cina. Il 18mo viaggio di solidarietà si conclude con loro. Ho ancora nelle mie orecchie le loro grida, la loro saliva sul mio volto. Sono i piccolini del centro Mai Tam, Madre della Speranza di Saigon. Tale centro raccoglie 78 malati di HIV il più piccolo ha 4 mesi ed il più grande ha 17 anni, poi ci sono loro sette madri sieropositive. Padre Antony ha il volto di un diciottenne e leggi nei suoi occhi forte carattere, immensa dolcezza e determinazione: tutte qualità legate insieme da entusiasmo! Ti spara nel cuore una formidabile cura di amore. Sono pieno di nostalgia, con fatica sono salito in auto per l’aeroporto e con ancora più fatica sono salito in aereo per le Cina. Questa notte da Canton un aereo mi porterà ad Amsterdam e poi a Roma. Loro ci sono, sono in me, le piccoline ed i piccolini che ieri mi hanno ubriacato, mi hanno stregato… Ero stanco, venivo dal delta del Mekong e appena arrivato a Saigon avevo appena finito di trattare una noiosa rogna per il budget di spesa per il ponte nel delta del Mekong: mi avvicino alla porta accompagnato da Gia e una faccina piccolina piccolina, con due occhietti piccoli, ma vivaci spunta dalla porta semiaperta. La richiude per la paura, bussiamo, una giovane suora ci apre la porta. “Monsignore, Padre Antony sta celebrando la messa, appena avrà finito tra un quarto d’ora verrà da lei”. Mentre dice così la piccola bimba sieropositiva, che non ha più di due anni, si intrufola tra le mie gambe ed inizia a giocare con i miei scarponcini. La piccolina senza volerlo mi fa capire che devo levare le scarpe, come è uso in tutte le case del Vietnam, con il suo gioco innocuo e semplice. Torno indietro, mi levo gli scarponcini e sembra indispettita per averle tolto un nuovo giocattolo. La guardo è dolcissima e mi chiedo quale sia la colpa per questa malattia troppo comune in Vietnam! La bimba di nome Maria non si scompone, i suoi occhietti buoni e furbi propri dell’innocenza che fa trasparire ogni sentimento, guarda i miei piedi con le calze bianche, guarda i miei scarponcini da trekking e non ha dubbio sceglie gli scarponcini. Deve essere attratta dal color verde delle rifiniture e delle stringhe e così ha inizio un nuovo gioco: prende tra le manine piccole la calzatura e si diverte a sfilare le stringhe…. Giunge un’altra piccolina della stessa età, con un biberon pieno di acqua, e questa decide invece audacemente di saltarmi subito tra le braccia ed una volta in braccio mi ficca in bocca il biberon e mi costringe a bere. Bevo due sorsi e poi vedo Maria che sta tirando i miei pantaloni, vuole anche lei stare in braccio e per catturare la mia attenzione mi dà un bacetto sulla mia mano sinistra, vede il grosso orologio verde e cerca di prenderlo, ma capisce che non è semplice. La prendo in braccio e felice mi abbraccia. Queste due bambine in cinque minuti hanno tolto sia stanchezza che preoccupazioni. Giungono tutti gli altri bambini ed a rimettere un po’ di ordine giunge anche Padre Anthony. Mi saluta con un abbraccio e mi mette subito a mio agio. Parlo a lui del nostro lavoro in Kenya con i malati HIV e lui mi descrive il bellissimo lavoro che svolge. Apre nel mio cuore il desiderio di fare qualche cosa per loro. Lui mi ferma e mi dice: “Noi siamo contenti che tu sei venuto qui, basta questo oggi!” Il ragazzo è davvero commosso per la mia presenza ed io provo una santa invidia per la sua età, per il suo entusiasmo e soprattutto per la sua missione. Giriamo un piccolo video in ricordo della visita e brevemente mi fa incontrare prima le bambine che stanno mangiando e poi i bambini presenti nella casa. Al piano di sopra vi è il più piccolo nella culla. Lui è stato abbandonato dalla mamma all’ospedale. La piccolina che prima mi ha dato il biberon mi tira una mano. La guardo, ma che bella cinesina esclamo, nel mio cervello che accomuna i tratti orientali indebitamente a quelli cinesi, anche dopo anni di discernimento e distinzione tra cinesi, giapponesi, coreani, vietnamiti e mongoli… Ma sempre alla fine per me gli occhi a mandorla sono quelli semplicemente cinesi. Mentre il mio cervello muto esclama così, Padre Anthony mi chiede di prendere in braccio la piccola Hu Hi Li. Monsignore, la bambina è buddista, loro accolgono solo gli orfani sani, quelli malati li scartano! L’abbiamo presa noi. La stringo forte forte al mio cuore e la piccolina fa altrettanto spinta da un forte e naturale bisogno di affetto a lei negato. “Padre Anthony: ascolta questa sera prendo la bimba, la impacchetto e la porto in Italia io, questa bambolina!” Il giovane sacerdote mi guarda e a bassa voce inizia a parlarmi: “Si vede dal tuo atteggiamento che vuoi un sincero bene a questa bimba, io è da alcuni anni che compio questo servizio e ti dico che Hu Hi Li si è accorta che non stai giocando con lei, ma che le hai detto qualcosa di vero! Sarà un dramma tra pochi minuti quando la saluterai. Scoppierà a piangere. Tu vai pure, ci penserò io a prenderla in braccio per te. Ma ti dico una cosa lei oggi ti ha voluto sinceramente bene. Custodisci nel cuore questo suo amore puro. Ti farà bene quando guarderai alle cicatrici della tua vita”. Facendo così il padre tocca la cicatrice che ho sul braccio sinistro, una vecchia cattiva ferita che proprio non ricordavo in quel preciso momento. Probabilmente lui non sa il valore forte e simbolico di quel brutto taglio che vorrei dimenticare, che mai vorrei aver avuto… Mi scuote quella sua profetica provocazione. Lui non sa, ma io conosco bene il significato di quella ferita dalla quale non sono mai guarito. Ma la cosa più forte che fa rischiare al mio cuore un infarto è la piccolina Hu Hi Lin. Anche lei probabilmente guidata dal gesto semplice e diretto di Padre Anthony, guarda la cicatrice e poi? La bacia tre volte e la accarezza per pulire la sua saliva! A quel punto dai miei occhi scendono due lacrime. Il padre non capisce, poi intuisce e…. Mi dice diretto con un dolce sorriso vietnamita: “Ti fa ancora male questa vecchia cicatrice vero, sembra il segno di un coltello? È come ancora aperta nel tuo cuore e le tue lacrime lo mostrano. Ci sono cicatrici nella vita che non si dovrebbero mai avere e che ti cambiano la vita, ci sono cicatrici brutte e questa per te non è brutta è bruttissima. È una ferita che dal tuo braccio è arrivata dritta al cuore e lo fa sanguinare anche oggi. Io padre non so cosa sia, ma so che esiste una cura, una medicina forte e so come si chiama: si chiama Hu Hi Li. Se è vero che io ti ho fatto soffrire con quel ricordo è vero che Lei con quel gesto semplice e gratuito di baciarti la cicatrice, di bagnarla con la sua saliva e poi di accarezzarla per asciugarla è stato per te un gesto potente di amore, di misericordia, di totale dolcezza. Don gigi sappi bene che Dio è così! Esattamente così, come Lei, si avvicina a te ti bacia le tue cicatrici, le bagna con la sua saliva e le accarezza, quasi a dirti: “Coraggio, io so cosa è avvenuto! Ma a me non fa problema, devi riuscire a perdonare chi ti ha fatto questo e soprattutto a perdonarti! Il diavolo con i suoi artigli ti può ferire, ma una bimba di può curare… Ed è addirittura buddista!” Che forte questo nostro Dio, pazzo di amore, che non guarda alla religione per guarire, ma guarda il cuore! Forse Monsignore tu non sei venuto qui per aiutarci, ma per ricevere da noi, dalla tua Hu Hi Li una cura e secondo me partirai da qui turbato, ma con una profonda pace nel cuore. Capita spesso non sei l’unico!” Quel ragazzo giovane prete e quella bimba in quella sera avevano fatto qualcosa di così grande e profondo quanto semplice e nascono. Dio fa proprio così, non ama il chiasso ed i giochi di prestigio per strabiliare. La piccolina in quel momento mi strinse forte il collo e mi regalò uno stupendo sorriso che nessuna macchina fotografica potrebbe riprodurre perché fatto con il cuore. Non riuscivo a parlare avevo un nodo alla gola, continuò lui a parlare, Padre Anthony: “Vivendo così come fai tu ci si può far male, tagli del genere capitano una volta nella vita, ma Papa Francesco ci dice che meglio una chiesa ferita come il tuo braccio, che ammuffita perché chiusa tra denaro e potere… Continua così, non farai carriera, ma forse vivrai più autenticamente il Vangelo! Ora vai, la piccolina piangerà ma ha svolto con te la sua missione”. Con dolcezza il sacerdote stacca la bambina che scoppia in forte pianto, sono io a riempirla di baci questa volta. Inghiotto le sue lacrime, la sua saliva il suo muco tutto confuso nei suoi lacrimosi grandi e dolci. Ciao piccola Hu Hi Li, una bimba buddista e sieropositiva ha curato la mia cicatrice e ha riempito il mio cuore di pace, vado verso il portone, sento le strilla della piccolina. Vicino al portone un motorino scassato… Nel tentativo di cambiare discorso dico: “padre Anthony non è ora di cambiare questo scassato motorino?” “Ascolta: ci pensiamo noi? Va bene?” “Magari” mi dice… “Ok te lo prometto!” Chiudo il portone, dall’ altra parte il pianto di Hu Hi Li, da questa parte un cuore in paradiso: gli artigli del demonio nulla possono su Dio e i suoi angeli. Uno di questi angeli io l’ho conosciuto abita a Saigon e si chiama Hu Hi Li, ma da quella sera la piccolina abita nel mio cuore e guardando la ferita non ricordo solo il demonio che mi spaventa, ma i tre baci dolci di Dio e…. la sua saliva che dona pace.
PROGRAMMA 18MO VIAGGIO DI SOLIDARIETA’ 2-11 SETTEMBRE 2016
| GIORNO | MATTINA | POMERIGGIO SERA |
| Venerdì
2 Settembre 2016 ITALIA FRANCIA |
Roma, Basilica S. Pietro: Preghiera Confessione, Messa Porta Santa | Ore 19,10 Roma – Parigi (21.20) CZ7048
Ore 23.20 Parigi – Canton CZ 0784 (11ore e 45 minuti) |
| Sabato
3 Settembre 2016 FRANCIA CINA VIETNAM |
VOLO INTERCONTINENTALE
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Ore 17.05 Arrivo a Canton
S. Messa Ore 22.15 Canton – Hanoi con arrivo ore 23.15 CZ 0371 |
| Domenica
4 Settembre 2016 HANOI |
Ore 6.30 Partenza da Hanoi
Ore 8.45 Arrivo a Xuy Xa Ore 9.00 BENEDIZIONE ORFANOTROFIO Ore9.30 Santa Messa presieduta dal Nunzio Ore 11.00 Pranzo Ore 12.00 Conclusione |
– Incontro con i 10 bambini del programma in adozione a distanza e informazioni su ogni caso, valutazione anno trascorso
Cfr Opere di Luce pp. 285-311 – Ore 18.00 s. Messa in Cattedrale con posa del mattone della Porta Santa di S. Pietro |
| Lunedì
5 Settembre 2016 HA LONG BAY
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Santa Messa in istituto religioso
Visita alla natura di Ha Long distante 200 chilometri da Hanoi all’estremo nord del Vietnam. Pranzo |
Visita alla natura di Ha long |
| Martedì
6 Settembre 2016 SAIGON |
S. Messa in istituto religioso
Ore 9.55 Hanoi – Saigon con arrivo ore 12.05 VN0237 |
Trasferimento nella residenza di Mons. Girelli
Incontro con Caritas di Saigon
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| Mercoledì
7 Settembre 2016 SAIGON |
Santa Messa in istituto religioso
Mons. Girelli rientra a Saigon. Pranzo in nunizatura
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Incontro ed intervista per tutto il pomeriggio con un grande testimone: P. Dominic Ngo Quang Tuyen in carcere per 13 anni sotto regime comunista, Confessione e dialogo spirituale |
| Giovedì
8 Settembre 2016 TAN THOI DELTA DEL MEKONG
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Santa Messa in Nunziatura
– Ore 7,00 partenza per il Delta del Mekong nell’estremo sud del Vietnam, luogo della triste guerra degli anni 60. – Pranzo a Can Tho |
– Arrivo al villaggio di Tan Thoi e incontro con le autorità locali per il progetto di costruire un ponte che colleghi il piccolo villaggio con la scuola elementare.
– Visita ai luoghi bombardati dagli americani e incontro con le famiglie povere |
| Venerdì
9 Settembre 2016 SAIGON
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– Dopo il rientro a Saigon redazione report. Traduzione della introduzione di Padre Dominc al futuro libretto
– Pranzo in Nunziatura |
– ore 16.00 Caritas di Vietnam per incontro con responsabili porgetto del ponte
– ore 17,00 Incontro con il centro per orafni affetti da HIV e AIDS Mai Tam di Saigon. Reagalo di motorino |
| Sabato
10 Settembre 2016 VIETNAM CINA |
– 8,30 Santa Messa conclusiva per ingresso del nuovo parroco con Arcivescovo di Saigon. Breve visita centro storico
Pranzo con i membri la Segreteria Generale dei Vescovi del Vietnam
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Ore 15.40 Saigon – Canton con arrivo ore 19.40 CZ 0374 |
| Domenica
CINA OLANDA ITALIA
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Ore 00.05 Canton Amsterdam con arrivo ore 6.45 CZ 0307 (12ore e 40minuti)
VOLO INTERCONTINENTALE Ore 9.50 Amsterdam-Roma con arrivo ore 12.05 CZ 7910
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Ore 16 Celebrazione santa Messa di ringraziamento e conclusione 18mo Viaggio di solidarietà |

