ALCUNE NOTIZIE SUL LUOGO DEL NOSTRO INCONTRO: LE CORNE
“Le Corne” si estendono per quasi 35 ettari di vigna all’interno della conca collinare di Grumello del Monte, sui fertili suoli della Valcalepio e rappresentano una delle realtà più dinamiche e importanti nel panorama vitivinicolo bergamasco. Il nome dell’azienda agricola trae origine dalla “corna”, particolare tipo di roccia calcarea nella quale vennero scavate le fondamenta dello splendido edificio che attualmente ospita le cantine e gli impianti dell’azienda . Di particolare interesse anche la torre di origine medievale testimone di secoli di storia. Già possedimento del condottiero Bartolomeo Colleoni dal 1442, divenne dopo la metà del 1700 proprietà dei Marchesi del Carretto. Successivamente passò ai Principi Gonzaga di Vescovado che, nel 1786, lo ampliarono, trasformandolo da piccola fortezza a residenza e lo utilizzarono come riserva di caccia. Il clima mite, l’invidiabile esposizione al sole e la particolare composizione silicio-argillosa del suolo hanno da sempre garantito ottimi raccolti. In tempi recenti la coltivazione della vite è passata dalla tipica pergola “bergamasca” a forme cosiddette “a spalliera”, che garantisce una migliore gradazione e complessità aromatica nell’uva prodotta, a scapito di una ridotta produttività.

Come raggiungere il luogo del nostro incontro dall’uscita del casello autostradale “Grumello del Monte”
Procedi in direzione ovest da Via Don Luigi Belotti verso Via Trieste -0,1 km
Svolta a destra in Via Galileo Galilei – 0,2 km 3.
Svolta a sinistra in Via Antonio Gramsci – 0,2 km 4.
Svolta a destra in Via Fratelli Kennedy Attraversa 1 rotonda – 0,9 km 5.
Svolta a destra in Località Piazza Comune – 35 m 6. Svolta a sinistra – 0,8 km 7.
Svolta a sinistra – 0,1 km
Arrivo a: Agricola Corne Localita’ Corne, 4 – 24064 frazione San Pantaleone – Grumello del Monte (BG)
Se vuoi leggere il libro che sarà presentato puoi scaricare il pdf cliccando qui:
Dio asciugherà ogni lacrima, versione completa in pdf
Una sintetica ed originale lettura del testo che verrà presentato è stata fatta dal Dottor Marco De Murtas in occasione della presentazione del libro a Bastia Umbra, il 20 ottobre 2014, riproponiamo qui il sintetico testo che può predisporre il lettore alla serata partendo da uno slogan che è il titolo di un altro libro su Santina Zucchinelli: “Quando sono debole è allora che sono forte”. Santina è una testimone formidabile di come la debolezza dell’uomo sia la forza di Dio. Un noto scrittore israeliano mi ha aiutato molto con alcune sue intuizioni profonde. Scrive David Grossman ne lromanzo “A un cerbiatto somiglia il mio amore” dedicato al figlio morto nella guerra in Libano del 2006: “Ricordati soltanto che a volte una cattiva notizia non è che una buona notizia che è stata fraintesa, e ricordat ianche che quella che era una cattiva notizia può tramutarsi in buona col tempo, forse la migliore per te”. Possiamo dire che questo è avvenuto per mia Madre ed il libro ne è una concreta prova.
DIO ASCIUGHERA’ OGNI LACRIMA. IL DOLORE, LA PERDITA E IL BALSAMO DELLA SPERANZA
L’Eco di Bergamo, clicca per leggere la pagina del giornale: L’Eco di Bergamo 1-11-14

L’ELABORAZIONE DEL LUTTO IN SENSO ALTAMENTE EVOLUTIVO: LA NASCITA DELLA ASSOCIAZIONE AMICI DI SANTINA ZUCCHINELLI ONLUS
Commento psico(pato)logico al testo Dio asciugherà ogni lacrima
di Marco De Murtas
Neuropsichiatra, Ospedale Sant’Eugenio, Roma
Relazione alla Presentazione del libro di Mons. Luigi Ginami
Bastia Umbra, 20 settembre 2014

INTRODUZIONE
Mons. Luigi Ginami mi ha chiesto una lettura critica del suo testo “Dio asciugherà ogni lacrima” ma direi anche della sua vicenda con la mamma Santina per averne una lettura laica di ciò che ne emerge come quadro psicologico. Il libro si inserisce in un percorso di altri nove testi precedenti ed è il conclusivo sulla vicenda della malattia della madre, Santina, che superata la fase acuta continuò a vivere con pesanti sequele nel suo corpo, rimanendo invalida e sofferente fino al giorno della sua morte. Le dinamiche che si colgono dalla lettura del libro (che in estrema sintesi descrive tutto l’arco temporale della vicenda) sono degne di un approfondimento aldilà dei rapporti d’amore filiali sconvolti dalla disgrazia e dalla morte. Mi sembra di aver colto nel “racconto” di don Gigi alcune fasi che si intersecano e si succedono:


PRIMA FASE: LA FASE DELLA DISPERAZIONE
Improvvisamente nel 2005 Santina ha un infarto del miocardio quando sta al mare con una amica. Il disorientamento di Gigi è molto forte perché non ha strumenti per contrastare l’evento. Fino a quel giorno la presenza della madre era un bene preziosissimo ma dato per scontato, che dovesse esserci sempre: invece non si è accorto che la mamma dona a lui una sicurezza e una forza anche nella lontananza che però non viene ad essere percepita nel quotidiano. Uno dei punti irrisolti della nostra vita, a cui né filosofia né psicoanalisi hanno dato una risposta convincente, è il perché un misconoscimento di un valore termina e si riaccende il desiderio del valore solo con la perdita di esso.
L’abitudine può tanto? In altre parole, il problema non è tanto la riaccensione del desiderio o il riconoscimento del valore perso, ma il precedente misconoscimento. La più malinconica disgrazia umana è accorgersi del bene solo quando sparisce, il cogliere la luce di un bene solo nel suo ultimo bagliore prima di eclissarsi. Questo accade anche all’autore, che riscopre la vera importanza della madre, nel momento in cui ne è a rischio la vita. La misura della disperazione è in funzione del bene che si perde e possiamo dunque comprendere che Santina, nel suo vivere così dietro le quinte, svolgeva per don Gigi il ruolo che una stella fissa svolge per un navigante disperso nell’oceano.
Ma fortunatamente Santina non muore.
PRIMA RELAZIONE: L’AFFASCINANTE AVVENTURA DELLA VITA GLI ULTIMI VIAGGI DI SANTINA

SECONDA FASE: LA FASE DELLA NEGAZIONE
Tale fase avviene quando Santina, pur dopo un lungo calvario scampa alla morte, e totalmente invalida viene portata da Gigi in molteplici lunghi viaggi nei luoghi più disparati del mondo. Questo aspetto può anche leggersi come quello che in psichiatria chiamiamo Negazione cioè il comportarsi “come per non vedere”, proporre una vita iper-normale per scacciare la visione dell’invalidità e della sofferenza. La non consapevolezza di un concetto in realtà conosciuto si esprime, secondo il princeps dell’analisi (Freud), secondo due meccanismi di occultamento. La Rimozione e la Negazione.
SECONDA RELAZIONE: LA MORTE DIO ASCIUGHERA’ OGNI LACRIMA

La Rimozione consiste nel relegare in una particolare memoria contenuti, desideri, pulsioni in una struttura definita dal padre della psicanalisi come Inconscio. La particolarità di tale memoria sta nel fatto che tali contenuti in essa registrati, non sono più estraibili con il semplice richiamo alla coscienza da parte dell’Io, ma non sono dimenticati: non c’è memoria più resistente di quella serbata nell’Inconscio.
Poi vi è la Negazione e questo sembra essere il caso di don Gigi in cui il contenuto è cosciente, ma si esprime in formula negativa, come ripudio di una parte di realtà. Nel quotidiano sentiamo usare questo meccanismo che è molto diffuso. Questo meccanismo permette ad una realtà emotiva o di contesto di rimanere cosciente, ma in formula negativa che per estensione vuol dire non considerarla come reale. Esempio: “non perché abbia paura, ma detesto le montagne russe”. Il contenuto di coscienza rimane così espresso coscientemente “la paura” ma in formula negativa. In più, si assume l’anonimato morale per i gesti conseguenti alla Negazione, il non andare sulle montagne russe.
Quindi Gigi si sforza di adottare questo meccanismo di intervento sulla realtà. Questo rimanere così aderente alla Negazione ha però anche un aspetto positivo perché difende Gigi da un crollo emotivo, impedisce la rassegnazione e consente a lui di iniziare ad elaborare un lutto in senso altamente evolutivo fornendo a lui tutti gli strumenti necessari per la nascita della ONLUS dedicata alla Madre Santina.
TERZA RELAZIONE: LA CATECHESI SULLA SOFFERENZA UNA STIMOLANTE PRESENZA NEL MONDO DEI MASS MEDIA

TERZA FASE: IL SUPERAMENTO DELLA NEGAZIONE
La cosa che nessuno poteva aspettarsi accade: la reazione di Santina all’invalidità è, inaspettatamente, sorprendente. Il fatto della sua adattabilità, del suo entusiasmo, danno un senso a tutto quel viaggiare, togliendo senso alla negazione stessa del figlio. Il meccanismo psicologico della negazione presente prepotentemente in Gigi, sembra stemperarsi gradualmente nel restituire senso al vivere di Santina.
Santina rimane serena, sorridente, prega molto con il figlio, conforta e sorride, sorride e prega: mai un momento di tristezza o di scoraggiamento.
La sua serenità nel sopportare l’aiuto contiene un significato e il significato Gigi lo riesce a cogliere: è Santina a sostenere Gigi e non il contrario. Santina si accorge, probabilmente, in tutto quell’affaccendamento, di una malinconia dissimulata del figlio. E da buona mamma lo accompagna nel difficile cammino che si sarebbe concluso con la sua morte, affinché il figlio potesse essere protetto da questa esperienza, esperienza della sua stessa sofferenza, elargendo serenità e promuovendone così una maturazione.
QUARTA RELAZIONE: LA CARITA’ L’ASSOCIAZIONE ONLUS AMICI DI SANTINA ZUCCHINELLI


CONCLUSIONE. OLTRE LA NEGAZIONE
La nostra vita ed in special modo l’evoluzione psichica si fonda sul superamento del lutto. Il primo “lutto” da superare è quello della nascita. Il futuro neonato è accolto in una sorta di idromassaggio, si sente protetto e sfamato, fa dei sogni dai colori fantasmagorici ed ecco… uno squarcio di luce viene tolto dal suo idromassaggio messo a testa in giù e sculacciato. Che immane tragedia. Però poi è accolto dalle cure della madre. Particolarmente piacevole il seno materno generoso di buon latte. Ma anche quello gli sarà tolto: l’angoscia di questo lutto non è di natura prevalentemente affettiva, in quanto ciò che proverà il bambino è soprattutto un’angoscia di morte. Tuttavia lo ritroveremo, più tardi, a gattonare verso il frigo per procurarsi del cibo e qui la grande lezione: ciò che mi viene tolto da fuori rinascerà in me come mia competenza. Il senso del lutto è dunque emancipazione, evoluzione.
Oltre la Negazione. Il superamento del lutto Santina come motore per la creazione di una ONLUS. Questo elemento di serena sopportazione del dolore di Santina trasforma l’impotenza di Gigi in un forte aiuto verso la Madre e fa sorgere l’idea della ONLUS che sarà il mezzo simbolico attraverso il quale si potrà fare tanto per chi è in difficoltà.Guardando i primi bilanci di questa ONLUS li possiamo dire sorprendenti. Ma non è tutto. Unitamente al benessere che Gigi ricava dal rapporto con la madre invalida tale singolare vissuto di madre e figlio fa emergere una ulteriore considerazione: siamo noi che abbiamo bisogno di coloro che soffrono!Da questa storia di sofferenza è nata dunque una fonte di gioia. L’esperienza di Santina, letta nel suo capovolgimento, da persona che va aiutata a persona che aiuta, ce la fa ben comprendere nel suo insegnamento. La beneficenza, la solidarietà producono benessere anche a noi stessi, danno un nuovo sapore alle piccole-grandi ricchezze di ogni giorno a cui nemmeno facciamo più caso. Questo libro ha dunque posto il problema della sofferenza ed il suo senso e non per dire che il dolore non ha senso – aldilà della Religione – ma che ha un significato valido per tutti e per ciascuno: l’aiutare chi soffre produce si sollievo in chi è aiutato, ma produce soprattutto immensa pace e serenità in chi si dispone ad aiutare gli altri e in questo, Santina e Gigi sono stati e sono un grande e concreto esempio.



