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SCRITTI DI SANTINA


TRE SCRITTI FONDAMENTALI DI SANTINA

Ritratto a matita di Santina

In questa pagina proponiamo tre scritti di Santina.
–  Il primo scritto che abbiamo trovato di Lei  è molto commovente. Porta la data del 23 Settembre 1963, un mese prima della morte del Marito Egidio che avverrà il 24 Ottobre 1963. Nello stesso anno il 29 Aprile era nata Maria Carolina.
– Il secondo scritto riguarda la mia vocazione e per la mia vocazione è il più importante
– Il terzo scritto è l’ultimo scritto di suo pugno e porta la data del 21 Maggio 2005.  Poi il 3 Giugno 2005, festa del Sacro Cuore la sua vita cambierà completamente.
Dunque questa pagina contiene il primo ed ultimo scritto di Santina. Oggi mamma scrive con la vita e con la sua voce, ben 229 frasi ho raccolto per mostrare come Santina continui ad insegnare. Ma dei suoi scritti, questi sono molto suggestivi, gli altri sono raccolti nel libro La Speranza non delude, e Roccia del mio cuore è Dio tradotti in Inglese ed Arabo:

Ecco la prima lettera del 23-9-1963

Lettera 1963 parte 1

Lettera 1963 parte 2

Dopo questa commovente lettera, ecco la seconda che riguarda la mia vocazione e san Gregorio Barbarigo:

01 Lettera Mamma Gregorio Barbarigo parte 1 Bibbia p.119

02 Lettera mamma Gregorio Barbarigo parte 2 Bibbia p.119

Ultimo scritto di Santina del 21 Maggio 2005
Ultimo scritto di Santina del 21 Maggio 2005

Tutti gli altri scritti di Santina Sono raccolti nei suoi due libri e ben 230 frase sono state collezzionate nel nuovo libro di Santina che uscirà per quaresima e che qui potete leggere in anteprima: 03 Quando sono debole è allora che sono forte, testo

RACCOLTA DELLE FRASI E DELLE NOTE SCRITTE DA SANTINA SULLA MIA BIBBIA FINO ALL’ANNO 2005

Ecco la raccolta fotografica delle diverse frasi:

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QUATTRO LETTERE A FIRMA DI SANTINA DOPO L’ANNO 2005

In questa pagina vengono ospitate quattro   lettere scritte a firma di Santina in importanti occasioni e che sono state lette durante le celebrazioni di gioia o di dolore o in significative circostanze.Stralci di alcune lettere sono pubblicate nel mensile dei Missionari saveriani, qui sotto riportati in formato pdf che si può scaricare cliccando: letteredisantina

LETTERA N. 1 MISSIONARI SAVERIANI IN FESTA

“Vi affido al divin Cuore” Cari saveriani di Tavernerio, oggi voi siete in festa con tutti i vostri familiari e io sono molto felice di questa grande gioia. Chissà quante persone ci saranno: tanta allegria, il vocio nei corridoi, i vestiti della festa e il tradizionale buon pranzo! È una bella tradizione che vi fa onore e mostra la vostra umanità e il vostro rapporto sereno e cordiale con i familiari. Tante volte ho partecipato a questa festa, non solo a Tavernerio, ma anche ad Alzano e a Parma. Grazie di cuore di queste belle opportunità. Quest’anno purtroppo non mi sarà possibile essere presente, e allora invio a tutti voi missionari e ai parenti i miei saluti e il mio augurio. Lo sguardo al Crocifisso Carissimi, dall’anno 2005 la mia vita è profondamente cam- C biata: la sofferenza ha preso prepotentemente posto nel mio corpo e mi ha regalato una vita tanto diversa da prima, quanto piena di significato… Vivo nel silenzio e in quel silenzio guardo il Crocifisso. Lui mi parla… Accade un po’ quello che è accaduto al vostro fondatore a Parma, sulla strada verso la scuola dove si trova la chiesa della pace in Borgo delle Colonne: mons. Conforti entra ogni giorno in quella chiesa e sosta davanti al Crocifisso: “Io lo guardavo e Lui guardava me e mi pareva che dicesse tante cose”, ricorderà egli stesso dopo essere divenuto vescovo. Fu proprio dall’incontro con quel Crocefisso che nacque nel giovane Conforti la vocazione sacerdotale. Cari missionari saveriani, a quel Crocifisso ogni giorno affido ognuno di voi e le missioni in cui vi trovate. Una famiglia saveriana Le parole del vostro fondatore mi sono di grande conforto nella mia situazione di malata e disabile. Ascoltate cosa diceva: “Sacrificherò tutto me stesso e le mie sostanze e quanto sarà in mia mano per riuscire nella santa impresa… Benché conscio del mio nulla, non mi sgomenterò di fronte alle contraddizioni e alle difficoltà fidando nel divin Cuore che palpitò e soffrì per tutti i popoli della terra”. Il Conforti parlava della fondazione dell’istituto saveriano. La nostra famiglia ha sempre avuto nel cuore i missionari saveriani, nei quali fin da bambino mio fratello è entrato. Io, le sorelle e i fratelli abbiamo sempre onorato e aiutato le missioni e ne siamo orgogliosi. Non posso oggi dimenticare il bene che mia sorella Gesuina ha voluto ai saveriani; anche lei ha sacrificato tutta se stessa e le sue sostanze per la vostra “santa impresa”… E così in modo diverso tutti voi, cari parenti presenti alla festa. Fedeltà e coerenza di vita È davvero una bella giornata. Anche in paradiso fanno festa con noi i nostri parenti e, primo tra tutti, festeggia il vostro beato Conforti. Vi sono vicina con affetto e oggi, partecipando alla santa Messa, mi unirò in spirituale comunione con ciascuno di voi, offrirò le mie pene per il dono di un gran numero di vocazioni. Nel settembre 2007, a tale proposito il vostro superiore generale p. Rino Benzoni scriveva: “Dobbiamo formare bene i giovani che il Signore ci affida. Questo impegno non riguarda solo i formatori, ma tutti. Perché si educa più per quello che si è e si fa, che per quello che si dice e si insegna. Perciò il Capitolo ha invitato tutti i saveriani alla fedeltà e alla coerenza di vita. È il modo migliore per ottenere dal Signore buone vocazioni e per formarle”. Lo Spirito Santo vi conceda un numero sempre più grande di missionari e conceda a tutti voi “fedeltà e coerenza di vita”. Anche io vi affido al “divin Cuore che palpitò e soffrì per tutti i popoli della terra”.

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LETTERA N 2. NELLA MORTE DEL FRATELLO GIACOMO

Maria, carissime nipoti Mariateresa, Maria Franca, Mina, Alessandra e Giovanna, cari fratelli Francesco e Cristina, questa Lettera che scrivo la scrivo anche a nome di P. Luigi – che essendo in Africa – non può essere presente alla celebrazione eucaristica in suffragio di nostro Fratello Giacomo. Sono la Santina, la vostra sorella più anziana e forse la più provata tra i fratelli; anche io mi scuso per non poter essere presente al funerale, ma sono anziana, disabile e malata. Ho provato una tortura di 109 giorni di terapia intensiva lottando tra la morte e la vita. Anche Giacomo è venuto a trovarmi in ospedale in quei terribili giorni senza fine, ricordo bene i suoi occhi pieni di spavento e di sofferenza per me. Il mio cuore si è addirittura fermato per alcuni momenti ed anch’io, si può dire, ho provato il freddo momento della morte. Ho oltrepassato la porta… Tutti si sono spaventati, tutti hanno creduto che fosse giunto per me il momento di vivere la vita vera, quella con Gesù. Invece non è stato così, io vivo ancora, ma porto nel mio cuore squarciato da un difficile intervento chirurgico il ricordo di quello che ho visto la notte dell’arresto cardiaco: in quella notte io ho visto il Paradiso e da quella notte la mia smorfia di morte si è trasformata in un silenzioso sorriso. Cara Maria, la vita vera è di là! Noi tutti attendiamo il momento della morte, non dobbiamo avere paura della morte e del distacco perché la morte un giorno entrerà nel nostro corpo e la nostra Vita vera inizierà. Come una farfalla quanto è pronta lascia il suo bozzolo, così anche noi un giorno lasceremo il bozzolo del nostro corpo mortale per vivere nel Signore. E’ capitato nella nostra famiglia! Caro Francesco e cara Cristina è capitato a Mamma Alessandra ed a Papà Clemente, è capitato a Suor Tarcisia, ad Elisa, a Giuseppe, a Suor Lucina, a Gesuina, e lunedì scorso è capitato a Giacomo… pensavo di andarmene prima, almeno prima di Suor Lucina, di Gesuina e di Giacomo e non avrei mai immaginato di ricevere da Padre Luigi l’incarico di scrivere questa lettera che il mio don Gigi leggerà al momento della omelia! Il Signore ha voluto così… Carissima Mariateresa, lo sai che è stato Padre Luigi a scegliere le letture che abbiamo ascoltato in questa Messa? Nel Vangelo si parla delle beatitudini ed io penso che il tuo amato Papà Giacomo abbia messo in pratica soprattutto la beatitudine che dice: Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli. E’ proprio Padre Luigi a ritenere che questa sia la beatitudine che più si addice a nostro fratello. In questi giorni infatti mi ha scritto alcuni pensieri riguardo alla sua morte e mi diceva così: “Santina io penso che nostro fratello Giacomo abbia vissuto in particolare la beatitudine dei poveri in spirito, in quanto Giacomo ha vissuto una vita semplice accontentandosi del poco e del necessario, fedele a certi valori quali: la fede in Dio, l’amore alla famiglia, al lavoro per sostenere la famiglia, ad una vita lontana da ogni cupidigia facendo di Dio il centro della sua vita come lo dimostra la sua frequente partecipazione all’Eucaristia” (email da Makeni del 26 Maggio 2008). E’ proprio vero, cara Franca, Giacomo mi parlava così in occasione del suo compleanno il 26 Agosto 2007. Quanto ci teneva a festeggiare i suoi ottanta anni insieme ai figli ed ai fratelli e mi ricordo che avevamo festeggiato nella cascina, nella Sua cascina! In quel caldo pomeriggio di Agosto mi diceva in bergamasco: “Ho compiuto ottant’anni, ho lavorato tutta la vita per la mia famiglia, cosa posso avere fatto di male. Tutte le mia giornate sono state lavoro nei campi o nella stalla, casa e chiesa la domenica?” In un bel romanzo dello scrittore israeliano David Grossman Qualcuno con cui correre si legge una frase, quella della monaca Teodora – reclusa per una vita a Gerusalemme – rivolta al giovane protagonista Assaf: “ Non c’è niente di più importante quanto queste nostre piccole cose, queste minuzie”. Giacomo viveva delle sue piccole minuzie delle piccole cose quotidiane, soprattutto negli ultimi anni. Se posso paragonare la vita di mio fratello la paragonerei a quella di un monaco di clausura benedettino. Il suo monastero era la cascina che era la sua vita: il duro lavoro nei campi durante il giorno, la sera e la mattina la stalla con le mucche, i maiali le anatre e le galline da accudire, il fieno da raccogliere… quante estati passate sotto il sole cocente, quante stagioni passate ad arare la terra, quante sere nei freddi inverni davanti al camino che arde con legna secca. Ecco la sua vita: il lavoro duro nei campi, la sua Maria e le sue figlie, la Messa domenicale e le preghiere quotidiane, la vita di un contadino buono e semplice dal carattere forse talvolta burbero, ma dal cuore grande come una casa… San Benedetto, il fondatore dell’Ordine benedettino e del quale l’attuale Pontefice prende il nome ha lasciato ai suoi monaci una regola Ora et labora il nostro caro Giacomo da buon laico ha saputo interpretare questa regola in questo modo labora et ora. Cara Mina, ho trovato scritto in una poesia peruviana: El trabajo alegra, vivifica y mejora nuestra condicion en todos los ordenes; el vicio entristece debilita y acorta la existencia.(Poesia El Trabajo, O.C.V) Il lavoro dona gioia, vivifica e migliora la nostra condizione in tutti gli ordini; il vizio intristisce, debilita ed accorcia la vita. Il tuo papà Giacomo è vissuto carissima più di ottanta anni lontano dal vizio ed immerso nel lavoro! Tu prendi il tuo nome da Lui, devi essere orgogliosa di questo. Rendiamo grazie a Dio. Per lui il lavoro occupava tante ore nei campi e nella stalla ad accudire le bestie, ma da quel lavoro sapeva poi passare agli affetti più cari le proprie cinque figlie, la cara sposa e Dio. Nella stalla come il Ceco anche il Giacomo metteva l’immagine di sant’Antonio o un piccolo crocifisso, il luogo del lavoro diveniva così un luogo sacro. Carissima Alessandra, non scoraggiarti! Capito? Il tuo papà ora ti è più vicino di prima. Abbiamo ascoltato la prima lettura che dice così “Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli E’ Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito”. Tante volte vi chiedete, ma perché viviamo se dobbiamo poi morire? Che senso ha la nostra vita? Forse la mia vita è proprio inutile, non vale nulla, non ha significato! L’anno scorso ho letto un libro di una scrittrice francese Christiane Singer morta dopo sei mesi di sofferenza che diceva così: “Questa esistenza nulla è il giardino dove Dio passeggia ogni mattino, il suo giardino segreto” (Derniers Fragments d’un long voyage ed. Albin Michel). Carissima Giovanna, la vita è proprio uno splendido giardino in cui Dio passeggia, è il suo giardino segreto. Nella vita di tuo Padre Dio ha sempre passeggiato ed ha contrassegnato la vita di Giacomo con gesti di bontà, come quello di accogliere il vostro nonno Clemente in cascina negli ultimi anni di vita! Carissima Maria, non piangere noi ti siamo tutti vicini con tanto affetto in questo momento di lutto, anche io tanti anni fa ho provato la morte di mio marito Egidio. Dio, ti ha fatto un grande dono sai? Ti ha regalato per ottanta anni un uomo splendido, un contadino semplice ed essenziale che ha gustato il sapore di Dio nella natura, nei campi, nel raccolto, nel variare delle stagioni, negli animali che accudiva, nel fienile. Ed ora una parola anche per voi cari Oriana, Massimiliano, Viola, Nicolas, Denny, Simone, Lisa e Sonia, spero di ricordare bene i nomi dei nipoti di mio fratello, se dimenticassi qualcuno scusatemi, sapete ho 82 anni, sono tanto vecchia e la mia memoria non è sicura. Accettando le tante sofferenze e contrarietà della vita il vostro nonno Giacomo ha saputo rendere vita la conclusione del romanzo di Franco Scaglia Il Gabbiano di Sale, quando il Custode della Terra Santa nel Convento di San Salvatore a Gerusalemme prega così: “Chiusi gli occhi e confidai al Signore che lo ringraziavo per le mie sofferenze. Le consideravo una prova di fede e sapevo bene come la carità consistesse tanto nel dare quanto nel ricevere: nulla di fronte agli uomini sfigura il corpo più della sofferenza, ma nulla di fronte a Dio abbellisce l’anima più dell’aver sofferto con letizia”. Mi diceva ancora mio fratello Padre Luigi nella Mail a me indirizzata nei giorni scorsi: “Cara Santina, il nostro caro fratello Giacomo ci ha mostrato che le difficoltà che incontriamo nel nostro cammino verso il Padre non devono scoraggiarci, ma devono invece riempirci di fiducia perché Gesù ha vinto la morte e ci ha preparato una dimora eterna. La vita non è tolta ma trasformata La vita presente serve per costruire la futura per cui deve essere vissuta in vista di quella, sapendo che ora siamo in esilio e Dio ci chiede camminare nella fede e di sforzarci per essere graditi a Lui”. (email da Makeni del 26 Maggio 2008). Ed ora cari amici qui convenuti per la preghiera funebre in favore di Giacomo Zucchinelli, a tutti diciamo grazie per la vostra presenza e per il vostro conforto. Venendo qui in chiesa avete preso parte del nostro grande dolore e ci avete dimostrato il vostro amore, a nome di Maria, Mariateresa, Maria Franca, Mina, Alessandra e Giovanna, a nome dei miei tre fratelli Francesco, P. Luigi e Cristina, vi dico grazie di cuore, perché avete condiviso la nostra sofferenza, e come scrive Papa Benedetto XVI nello sua ultima Enciclica Spe Salvi “ Accettare l’altro che soffre significa assumere in qualche modo la sua sofferenza, cosicché essa diventa anche la mia. Ma proprio perché ora è divenuta sofferenza condivisa, nella quale c’è la presenza di un altro, questa sofferenza è penetrata dalla luce dell’amore” (Spe salvi, 38). Ed ora tacciamo tutti, raccogliamoci in silenzio prima di continuare l’Eucaristia, il dolore ha bisogno anche di pause di silenzio per trasformarsi in speranza ed in serenità, il dolore ha bisogno di fede, il dolore ha bisogno di speranza, ma il dolore grida soprattutto la necessità di essere compreso alla luce dell’amore di Dio, che per tutti noi ha preparato un Paradiso pieno di gioia e di tanta serenità. Un Paradiso che ci guadagneremo imitando i tratti di bontà del mio caro fratello Giacomo.Ciao caro fratello Giacomo, ti mando un grosso bacio e prega anche per me perché mi prepari bene al giorno più importante della vita, quello della nostra morte.Con tutto il mio affetto ti mando un grosso bacione

Tua Sorella Santina

LETTERA N 3 CHE BEL SORRISO PRINCIPESSA!

Ascolta sul canale you tube La Speranza non delude la prima parte di questa lettera:

Cara Olinda, ce l’abbiamo fatta finalmente,oggi, 4 Agosto, abbiamo ritirato il documento alla Prefettura!

La tua vicenda è l’emblema della vicenda di decine di migliaia di persone che giungono clandestinamente in Italia e vengono viste come un grave pericolo. Portano malattie, sono delinquenti, hanno una cultura ed una religione diversa: sono un grave problema per la nostra società! Si devono mettere al bando, si devono espellere dal Paese. A loro si deve dare la caccia con molta cura e li si deve punire! Punire di cosa? E perché? Frasi fatte, luoghi comuni, molta paura, frange di delinquenza appannano la reale vicenda di queste persone. Per capire loro dobbiamo prima capire noi e la nostra società italiana. Lo sforzo grande è quello di capire dove noi viviamo. Una società che si dice buona, o si crede buona, e che invece sta andando alla rovina. La nostra gente non ama più alcuni lavori, non ama il lavoro duro e pesante. In grande parte gli italiani sono fatti per stare dietro ad una comoda scrivania, guadagnare 2000 Euro al mese, in uffici con aria condizionata e soprattutto fare un lavoro, svolgere una professione, in cui si fatichi il meno possibile!

Non è un caso che l’attuale governo si sia accorto di una massa enorme di fannulloni che vanno puniti. Ed i fannulloni siamo noi, che disdegniamo i lavori umili e pesanti. Cameriere, manovali, lavapiatti, uomini delle pulizie e …badanti non sono lavori degni degli italiani. Molti cittadini si lamentano perché mancano posti di lavoro. Non è vero mancano i posti di lavoro che l’italiano desidera e che rispondono ai requisiti sopra descritti: lavori comodi, redditizi e in cui si faccia molto poco. Una volta un lavoro del genere era molto vicino all’arte del rubare. Oggi invece, cara Olinda, più furbi, noi abbiamo paura di rubare non perché sia un male morale, ma solamente per il rischio di finire in prigione, ed allora camuffiamo il rubare con l’arte del non far nulla.

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Ma alcuni lavori li dobbiamo delegare a qualcuno, ed allora chi scegliamo? Gli extracomunitari che non hanno diritti, che vengono – secondo noi – da una cultura inferiore alla nostra, che si accontentano. E così mentre diamo la caccia agli extracomunitari, dall’altra parte li cerchiamo spasmodicamente, perché senza di loro non possiamo letteralmente vivere, non possiamo compiere quello che loro compiono!

Cara Olinda è avvenuto così per me, per la tua Santina, la tua nuova mamma che hai accudito con amore per due anni. E’ una vecchia che parla e quindi tu perdonerai se nel mio scritto vi è qualche errore o dimenticanza. Olinda, tu sai bene che ho perso la voce e che la mia parola oggi è il silenzio. Sei vissuta con me per due anni ed ora ti accingi a partire per il Perù. E’giunto il momento di parlare e di dirti che sono fiera di te!

Dopo una lunga malattia ed una strenua lotta tra la vita e la morte, dopo ben nove mesi di ospedale, sono tornata a casa con un corpo ferito profondamente ed in modo permanente. Sono una disabile, sono una donna di 83 anni che da sola non può mangiare, non può camminare, non può parlare, non può cambiarsi e non può lavarsi… ecco quanto resta di me al termine della mia vita. La mia esistenza cara Olinda è stata simile alla tua, molto dura e piena di sofferenza e fatica, ma è sempre stata illuminata da una granitica fede in Dio. Ed ora prima che sali sull’aereo è il mio cuore trafitto a parlarti.

Ti dirò alcune cose che non hanno un valore sociale, non hanno un valore politico, ti parlo solo con la forza della mia fede e della mia preghiera che illumina e rende bella e piena di speranza questa mia fragile vita. Olinda, tu sei tra i frutti più belli della mia malattia e di questo ringrazio Dio! Se io fossi morta, tu probabilmente ora non avresti il tuo permesso di soggiorno, la mia vita fragile ti regala la sicurezza di un lavoro sicuro in Europa, non è meraviglioso questo? La tua forza dipende dalla mia debolezza, questo è molto cristiano ed è molto bello! Tu avrai presto un permesso di soggiorno… te lo sei meritato con la tua onestà!

Ma riflettiamo un momento sulla nostra vicenda, cara Olinda. E’ la vicenda di Santina e di Olinda. Ma lo sai una cosa? Nella mia vita io non ho mai vissuto con nessuno 24 ore su 24, come ho vissuto con te.

Avevo due genitori, Alessandra e Clemente, ma sono uscita dalla mia cascina molto presto e non ho trascorso con loro due anni notte e giorno come sto con te. Avevo un marito, Egidio, che ho perso da molto giovane, non ho trascorso con lui due anni notte e giorno come sto con te. Ho un figlio maschio don Gigi che è uscito di casa quando aveva undici anni per entrare in seminario, e non ho mai vissuto due anni notte e giorno come sto con te. Ho una figlia di nome Maria Carolina, che ha vissuto con me per molto tempo, anni fa si è sposata e non ho mai vissuto con lei notte e giorno come con te.

Questi sono legami di sangue e di famiglia eppure… E tu cara Olinda?

Avevi due genitori, Juana e Feliberto, ai quali eri tanto affezionata, ma non hai mai trascorso due anni notte e giorno come con me. Avevi un marito, Ernan, che amavi e che ti ha tradito dopo vent’anni, ma non hai trascorso due anni notte e giorno come con me. Hai un figlio maschio Josmell – che si è tagliato un dito quando era piccolo ed ha sofferto tanto – e che oggi studia a Cuba ed è un ottimo calciatore, ma non hai mai trascorso con lui notte e giorno due anni come stai con me. Hai una bellissima figlia di vent’anni e che si chiama Cynthia e studia odontoiatria in Bolivia e danza molto bene, ma non hai mai trascorso due anni notte e giorno come con me. Hai un bellissimo bambino di otto anni che si chiama Josfrann, studia alla scuola dei francescani in Perù e ti ama tanto, ma tu non hai mai trascorso due anni come con me!

Olinda la litania del non hai mai trascorso due anni come con me finisce qui!

Noi non ci siamo scelte, non vi è un legame di sangue tra noi, ma in questi due anni abbiamo vissuto un’esperienza meravigliosa: quante volte mi hai cambiato? Quante volte mi hai dato da bere? Quante volte mi hai dato da mangiare? Quante volte mi hai alzato dal letto? Quante pastiglie mi hai dato? Nel vangelo c’è scritto che chi fa una di queste cose ad un fratello più piccolo lo ha fatto a Gesù! Olinda in questi due anni ti sei guadagnata la stima di Gesù per questo, ti sei guadagnata il mio affetto e quello dei miei figli, hai guadagnato la tua vita. Hai fatto delle cose molto belle con il tuo guadagno: hai sanato i tuoi debiti, hai mantenuto ed aiutato nello studio i tuoi figli, senza dimenticarti anche dei tuoi otto fratelli che qui voglio ricordare Alcides, Nora, Adolfo, Blanca, Videz, Iginio, Arminda, Luzdelia, e sei riuscita anche a risparmiare qualche soldo. Questo ti fa onore.

La nostra vita in comune è stata quella che il vangelo chiede ad ogni persona: la mia fragilità è stata aiutata dalla tua fragilità… E’ sì è proprio vero. Nel mio Paese, in Italia non ho trovato aiuto… la mia forza è in Olinda una donna peruviana che viene dal piccolo villaggio di Conima, dove non vi è ancora acqua nelle case, non vi sono servizi igienici, non vi è elettricità. Dio ha scelto per mia compagna in questi ultimi anni della vita una donna così!

Quanto è grande Dio, quanto è Potente la sua Onnipotenza è tanto lontana dalla potenza del mondo. Sceglie ciò che è ultimo, umile e semplice per confondere i forti. E’ proprio vero, cara Olinda con la tua povertà e la tua onestà tu confondi la forza e la potenza dei ricchi.

Giungere in Italia, dopo la morte improvvisa di tua mamma Juana, che amavi con tutto il tuo cuore, non è stato semplice! Il ricordo di tua madre ti sosteneva nell’animo, ed io penso che sia la tua mamma Juana che ti abbia guidato fino a me. Lei ha sempre vegliato su di te… Ora so che a Conima tu sei emozionata nel ritornare alla tomba della tua mamma e del tuo papà. Tu hai per loro un nostro regalo è una croce smaltata di colore rosso ed un croce smaltata di colore blu ed una piccola lettera, quando sarai al cimitero deponi questi piccoli segni vicino al sepolcro: è il grazie mio e della mia famiglia ai tuoi genitori.

disegno mammaAtterrata a Milano Malpensa con un ascesso in bocca per una cattiva estrazione dentaria è iniziato il tuo calvario: da sola, senza conoscere la lingua, accolta in un ambiente promiscuo da una boliviana di nome Gloria e da un vecchio pakistano hai cominciato a piangere lacrime nascoste. Fuggita da questa brutta situazione hai sopportato l’umiliazione di lunghe file per ricevere un pasto alla mensa della Caritas gestita dai padri cappuccini di Bergamo, la terribile giornata alla stazione di Brescia, aiutata solo da Testimoni di Geova, lasciata sola… l’arrivo di Dolores che ti dona 50 Euro, il viaggio a Trento per un lavoro di alcune settimane da un medico e poi ad Antegnate in provincia di Cremona per un anno e… finalmente il tuo arrivo in casa mia.

Ricordo il tuo saluto “Ma che bel sorriso Principessa!” E’ vero, penso che il mio implacabile sorriso ti abbia aiutato tanto nei primi mesi. Io e te abbiamo cominciato a conoscerci, tu me ed io te! Siamo diventate amiche, abbiamo imparato a decifrare il codice di piccoli gesti come un sorriso o la smorfia della bocca, un colpo di tosse…Ci siamo raccontate la vita. Hai cominciato a guadagnare, sono arrivate le due borse di studio mensili per i tuoi figli. Hai cominciato a sorridere.

Mi sono presa cura della tua salute facendoti sottoporre a periodici esami medici affinché la tua salute fosse sicura e salvaguardata. Attraverso internet hai cominciato a comunicare da casa con i tuoi figli. Cynthia e Josmell hanno iniziato a scrivere a don Gigi mensilmente della loro scuola, delle loro occupazioni. Il piccolo Josfrann nella scuola dei francescani è stato raccomandato alla cura del rettore P. Dante. Con quei padri francescani, mio figlio ha cominciato a tessere rapporti amicali. Ed anche il Nunzio Apostolico di Cuba che abbiamo contattato per meglio seguire Josmell ti ha dato sicurezza. Poi abbiamo cominciato a sentire per telefono la tua sorella Luzdelia, a fare a lei dei piccoli regali per farla sentire con qualcuno vicino… e non ti preoccupare, anche adesso che parti per il Perù, don Gigi non la lascerà sola, ma la chiamerà frequentemente e lei si sentirà sicura con lui vicino, vedrai! Abbiamo scritto anche a Nora, la tua sorella più grande, se non sbaglio è la seconda, non è vero? Tutte queste iniziative ti davano maggior sicurezza e la speranza tornava a fiorire nei tuoi occhi. Alcuni regali per il compleanno, in occasione del Natale o di qualche viaggio, ti hanno fatto sentire amata e voluta bene da tutti noi.

Io ti guardavo in questi due anni e mi chiedevo nel cuore, come farà questa donna a rimanere con me tutto il giorno: non ha uomini, non ha amiche e non conosce nessuno. Sei stata brava Olinda ed hai insegnato ai miei figli ed al mio don Gigi l’arte dell’umiltà, del fare le cose piccole, del cambiarmi, del pulire il vomito, del trasformare ogni vicenda delle vita in opportunità di crescita. Olinda tu sei uno dei tanti fiori sbocciati dalla mia malattia, grazie a questa sofferenza – che proprio non ho cercato – una famiglia del sud america ad iniziato ad avere una vita più dignitosa: dei ragazzi stanno studiano per un futuro migliore e sicuro… La preghiera con don Gigi ha caratterizzato le nostre giornate. Ogni giorno hai pregato con me alcune volte: le preghiere del mattino, la messa, le preghiere della sera. Scommetto che non eri mai andata in chiesa tanto come sei andata in questi due anni. Vero? Hai imparato l’italiano rispondendo alla messa ed alla preghiere dette con il mio don Gigi. Ora Olinda, tu leggi queste mie righe mentre sei in aereo. E quindi voglio darti anche qualche consiglio. Ogni giorno non dimenticare le preghiere della mattina e della sera, hai capito? E la messa domenicale? Hai capito!

Che strana coincidenza, hai imparato ad esprimerti correttamente in italiano, a farti intendere dagli altri, parlando la lingua di Dio, delle preghiere. Se vuoi veramente giungere al cuore degli altri devi sempre parlare la lingua di Dio, hai capito? Sì, è proprio vero, mi hai donato tanto e con l’aiuto di Carolina hai fatto un ottimo lavoro. Se don Gigi ti ha insegnato a pregare, Carolina ti ha insegnato il gusto per il lavoro serio e metodico, fatto bene e con gran precisione… Brava Olinda! Ma se è vero che io e te abbiamo vissuto momenti bellissimi, i più bei momenti di questi due anni li abbiamo vissuti con don Gigi che abita con me. Quante persone e quanti viaggi abbiamo fatto insieme? Ti ricordi?

Cara Olinda il giorno più bello di questi anni di permanenza in Italia è stato sicuramente l’incontro con il Santo Padre, ricordo ancora la tua emozione era il 6 Dicembre 2006, ti ricordi? Hai ancora una corona del rosario che lui ti ha regalato, bianca come la mia. Ma poi hai avuto modo di incontrare tante personalità civili e religiose: primari di ospedale che la gente difficilmente può contattare come Ferrazzi o Lorini hanno fatto i complimenti per te, giornalisti come la Rula Jebreal, il Prefetto di Bergamo, il Primario della clinica Habilita, professionisti come Alessandra e Fulvio Mazza, per giungere a cardinali e vescovi come il Card. Bertone Segretario di Stato, il Cardinale Dziwcz di Cracovia, il Vescovo di Bergamo Mons. Amadei, il Nunzio Apostolico a Cuba, Mons. Bonazzi, ed il tuo preferito Vescovo Mons. Mazza! Quante personalità hai incontrato e da tutte hai ricevuto complimenti ed incoraggiamento.

Olinda, ed i nostri viaggi? Come potrai dimenticare tutti i chilometri fatti per visitare un numero impressionante di città con me e don Gigi. A parte Gerusalemme e Betlemme – che non hai potuto visitare – con me sei stata a Roma, Marina di Massa, Loreto, Venezia, al Lago di Iseo, Como, Pisa, Nizza, Nimes, Tolosa, Carcassonne, Lourdes, Vienna, Cracovia, Wadovice, Cestokova, Kalvaria, Bratislava, Glaghenfurt, hai visitato Italia, Francia, Austria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia, bellissimi alberghi ti hanno ospitato. Tutto per ricaricare le tue forze e riprendere il lavoro quotidiano nella nostra bella mansarda di Città alta.

Sono stati due anni pieni di bellissime e serene giornate che Dio ha regalato alla mia devastata vita dalla sofferenza. Non dimenticarle mai., hai capito?

Ora ti trovi su di un aereo che vola lontano dall’Italia e ti riporta in Patria. So che ritornerai, ma non dimenticare mai in questo mese il mio volto, non dimenticare mai il bene che hai fatto, ma anche le cose che hai imparato in Italia, a Bergamo, nella mia casa…

Trova del tempo per riflettere e ringrazia Dio per quanto sei riuscita a dare ed a fare. Cara Olinda, noi qui in Italia ti abbiamo voluto bene, e ti vogliamo tanto bene. Auguriamo alla tua vita un futuro pieno di serenità e di pace, ricco di tante cose belle.

Io non so quanto tempo il Signore ancora mi darà da vivere, l’impressione è che non abbia ancora moltissimo tempo, ma sono orgogliosa di chiudere la mia vita terrena facendo forse le cose più belle della mia vita. Sono contenta di averti ospitato in casa mia, sono felice che questi anni della mia vecchiaia siano divenuti fecondi di bene. Olinda, quante ore ti ho guardato, avvolta nel mio silenzio, quante volte ti ho dato una carezza o ti ho stretto la mano forte al ritorno della tua pausa di libertà del sabato pomeriggio, quante volte la mia straziata voce ha gridato Olinda! Mi mancherai tanto in questo mese, tu non sarai con me e io non sarò in casa mia. Inizia un nuovo periodo per me di novità, magari di sofferenza, il desiderio della mia piccola casa di città alta, il desiderio di quiete dopo duri e lunghi esercizi in palestra. Nasconderò questa sofferenza nel profondo del mio cuore e la offrirò a Dio per il mio Don Gigi perché sia sempre un santo sacerdote, per la mia amata ed adorata figlia Carolina e per la mia figlia adottiva Olinda. Mi mancherà molto anche la preghiera del mattino e della sera con don Gigi attraverso il computer, mi mancherà la suor Alfonsa che mi porta la comunione ogni mattina, mi mancherà soprattutto la messa di ogni giorno. Non fa nulla sono pronta a questo, ho passato cose ben più pesanti di una vacanza di un mese ad una clinica di riabilitazione, nel mio cuore il mio Gesù mi farà continuamente compagnia e attenderò così il termine di questo lungo mese per tornare felice con te nella mia casetta in via Arena… Olinda torna presto, mi manchi tanto e ti voglio bene. E ricorda che una vecchietta dall’Italia ogni giorno della tua assenza pregherà per te e per la tua famiglia, comportati bene in Perù e racconta a tutti il bene che noi ti vogliamo. Ti mando un grosso bacio e ti attendo presto, e se puoi ogni tanto chiamami al telefono mi darai una grandissima gioia, ciao mio tesoro, ti abbraccio forte.

LA TUA MAMMA SANTINA

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LETTERA NUMERO 4. CINQUANTESIMO DI MATRIMONIO DI GIUSEPPINA BENIGNI E FRANCESCO ZUCCHINELLI SANTUARIO MADONNA DEI CAMPI, STEZZANO (BERGAMO) QUARTA DOMENICA DI PASQUA 25 APRILE 2010

Carissima Giuseppina e Francesco,

1.         finalmente una occasione di gioia dopo tanto pianto e tante lacrime e paure! Caro Ceco è tua sorella Santina a scrivere questa lettera. E’ la quarta lettera che scrivo dal 2005, ed è la mia vita con la sua fragilità a scrivere ed a commentare la Liturgia della Parola odierna. Che bella occasione: oggi festeggiate cinquanta anni di matrimonio! Sono chiamate Nozze d’Oro e non molti sono i fortunati a giungere a questa data così importante e significativa, se ci pensate bene, vi siete sposati mezzo secolo fa, esattamente il 30 Aprile 1960. Tanti auguri Francesco e Pina! Sono felice di potervi fare gli auguri a nome dei vostri figli e dei vostri parenti ed anche a nome della Chiesa. Oggi attorno a voi ci sono i vostri cinque splendidi figli Luigina, Mario, Clemente, Angelo ed Angela. Sono qui con le loro famiglie ed avete la gioia di vedere i vostri nipoti, ci sono i vostri familiari e ci sono anche io, tua sorella, Caro Ceco! Oggi è un giorno di grande festa e di grande gioia siamo nella Quarta Domenica di Pasqua e la gioia della Risurrezione pervade i nostri cuori, Gesù è Risorto e garantisce a noi che la Vita non finisce qui su questa terra e che continua per l’eternità. Questa gioia quante volte mi ha confortato nella mia lunga permanenza di nove mesi in ospedale e nei 109 giorni di Terapia Intensiva, il Signore Risorto è stato la Roccia del mio cuore anche nel giorno dell’arresto cardiaco. La Liturgia della Parola di oggi sembra scritta proprio per voi, in modo particolare la seconda lettura tolta dall’Apocalisse di San Giovanni. Questa bella lettura ci offre uno squarcio di Paradiso: la moltitudine dei santi è vestita di bianco e tutti tengono in mano rami di palma. In questa numerosa moltitudine un anziano parla: io sono una donna di 84 anni – e sono dunque un’anziana – mi piace così prestare la mia voce all’anziano del libro dell’Apocalisse. Ma cosa dice questo anziano? ascoltiamo la lettura, riferendosi a tutti i santi nel Paradiso vestiti di bianco, l’anziano spiega come hanno fatto a giungere alla felicità eterna e dice così: Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio.

2.         Cari Ceco e Pina, oggi siete qui pieni di gioia e di felicità per la bella meta raggiunta dei 50 anni del vostro matrimonio, ma quante tribolazioni anche voi, come i santi nel Paradiso avete passato in questi lunghi anni! La vita insieme è sicuramente una avventura molto bella, ma le prove nella vostra vita non sono certo mancate. Io, la Santina, le conosco tutte, vero Pina? Quante volte ti sei confidata con me, quante volte ci siamo aiutate da buone cognate a superare le difficoltà della vita. Vero Ceco? Nella vostra vita insieme Dio vi ha provato veramente in modo molto duro negli anni, ma per superare questa prova sia a voi che a me Dio ha donato un angelo. Io nella mia malattia e disabilità ho avuto un angelo in cielo che mi ha aiutato in modo speciale. Il buon Dio mi ha tolto mio marito Egidio nel 1963, io da vedova sono rimasta fedele a Lui tutti questi anni e così Lui è stato vicino a me, ed è vicino a me nella prova. Anche a voi Dio ha messo vicino un bellissimo angelo, è il vostro bambino morto prematuramente di nome Giovanni, Dio vi ha tolto il più piccolo dei vostri figli, l’ultimo: si è affacciato su questa terra per un breve periodo di 5 giorni e poi Dio lo ha chiamato a se: Lui con il mio Egidio sono oggi vestiti di bianco, hanno una palma verde in mano e dal cielo sorridono felici e ci attendono in Paradiso. Noi siamo ancora qui in questa vita e il Signore ci sta preparando a vivere la vita eterna con Lui, che bella vita sarà in Paradiso cari Pina e Ceco!   Come dice bene la seconda lettura di oggi i santi nel paradiso hanno passato una grande tribolazione ed hanno lavato le loro vesti, rendendole bianche con il sangue dell’Agnello. Dio vi ha provato molto duramente in questi ultimi anni quando la malattia si è impossessata dei vostri corpi. Dio ci ha provato duramente quando la malattia ha storpiato il mio corpo, mi ha tolto la parola, mi ha regalato disabilità. Siamo persone anziane e malate, siamo persone deboli e mendicanti, ma i nostri angeli in Paradiso sono la nostra forza. Alcuni mesi fa Caro Ceco avevamo dubitato che tu potessi giungere ad oggi, abbiamo avuto paura di perdere la tua vita: quanto tempo hai passato in ospedale, anche lunghi giorni tra la vita e la morte… e poi miracolosamente il ritorno alla vita. Anche io la tua sorella Santina ho passato l’urgano del dolore e della sofferenza. Ma voi cara Giuseppina e Francesco avete vinto! E siete qui oggi, voi venite da una grande tribolazione quella della malattia, ma avete le vesti bianche perché le avete lavate con la vostra fede e la vostra preghiera. Perché, alla fine, dobbiamo svelare il segreto dei vostri cinquant’anni di matrimonio, il segreto è la preghiera!! Quella preghiera che la nostra mamma Alessandra ed il nostro papà Clemente ci hanno insegnato da piccoli. Quella preghiera ostinata che ancora oggi riempie le nostre giornate. Forse oggi il Ceco non può più fare molto, ma come me ha conservato intatta un’unica importante attività: la preghiera. Caro Ceco e cara Pina, so per certo che a casa vostra spesso viene portata la Comunione e che attraverso Radio Maria la dolce preghiera del Rosario è sempre presente nella vostra Casa, molto bene: grazie per questo vostro esempio, io vi ammiro e vi stimo davvero tanto, tutti noi qui vi stimiamo e vi guardiamo come ad importanti esempi.

3.         Ma ora arriva il bello della mia lettera e della seconda lettura che oggi abbiamo ascoltato: proprio perché avete lavato le vostre vesti ed esse sono bianche oggi Dio asciuga ogni vostra lacrima. E’ una immagine bellissima questa, che mi era passata per la testa come possibile titolo del libro che racconta la mia sofferenza, leggiamo nella seconda lettura: E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi. Oggi Dio vi consola, oggi Dio vi riempie di pace e vi fa grandi regali. Vi siete confessati, ed ora riceverete due altri sacramenti quello dell’Unzione dei Malati e il Sacramento dell’Eucaristia sotto le due speci del pane e del vino. In occasione del vostro Cinquantesimo di Matrimonio Dio vi regala addirittura tre sacramenti: la Confessione, l’Unzione dei Malati e l’Eucaristia! Che abbondanza di grazia. Carissima Pina e Ceco, questi sono i miei tre segreti, da essi ricevo una forza incredibile, questi sono i tre segreti delle persone anziane e provate che si preparano con serenità all’incontro con Dio. Riceveteli spesso! Quando davanti alle difficoltà provate risentimento o rabbia o impazienza: confessatevi, il vostro cuore tornerà nella pace di Gesù! Quando la malattia morde la carne in modo forte, ricevete l’olio dei malati e condite la vostra sofferenza con il sapore di Dio: riuscirete a dare senso al dolore; quando siete stanchi e vi sentite depressi, ricevete la Comunione, la gioia del Risorto trasformerà le vostre giornate, perché Dio ci ha promesso che asciugherà le lacrime dai nostri occhi. Ma di più, la bella lettura dell’Apocalisse ci dice che Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. Se riceverete spesso la Confessione, l’Unzione dei Malati e soprattutto la Comunione queste parole diverranno vere anche per voi, come sono divenute vere per me perché Dio sarà il vostro Pastore e vi guiderà alle fonti delle acque della vita.

4.         Ed ora carissimi Sposi prima di benedire gli anelli che i vostri figli oggi vi regalano voglio fare gli auguri a voi. Cosa posso augurare a voi due? Cosa posso dirvi? Pina e Ceco riempite la vostra vita di cose belle, di giornate piene di luce e pace, come la giornata che oggi vivete. La vita non è finita quando si è anziani e malati, ma la vita conserva il fascino di una esperienza piena di gioia e serenità. Per prima cosa vi auguro di fare del bene agli altri: guardate ai poveri, ai malati, agli ultimi che non hanno le nostre possibilità di una vita piena di cure e di attenzione. Non guardate a voi stessi ed alla vostra sofferenza, ma la vostra sofferenza vi provochi ad andare verso gli altri. Io ho fatto così e la mia inutile vita si è aperta al servizio agli altri: quanti malati, poveri e disperati ho aiutato in questi cinque anni, la carità dunque riempia la vostra vita. Non dimenticatevi di pregare, ogni giorno con puntualità, magari seguendo le preghiere proposte da Radio Maria! Pregate insieme e pregate bene, il mondo ha tanto bisogno della vostra preghiera. Fate cose belle, vivete esperienze che vi diano gioia, come l’andare in montagna con l’UNITALSI, oppure vivere un bel Pellegrinaggio a Lourdes. A tanti sembra impossibile, ma su questa carrozzina che vedete in questi cinque anni ho percorso 45.000 chilometri, tra qualche giorno partirò di nuovo per andare a Torino a venerare la sacra Sindone, ad Ars per pregare sulla tomba del Santo Curato d’Ars e poi a Parigi alla Basilica del Sacre Coeur. In giugno andrò a Gerusalemme nella casa di mio figlio e lì al Santo Sepolcro, a Dio piacendo, riceverò per la terza volta l’Unzione dei Malati. Se ci riesco io, con tutta la mia debolezza e disabilità, perché non ci potete riuscire anche voi? E non smettete di sognare e sognare cose belle che fanno venire le lacrime agli occhi per la commozione. Vi prometto il mio ricordo nella preghiera e vi abbraccio forte forte… E dite la verità? Non vi aspettavate che la Santina avesse la forza di dire tutto questo vero? E’ si! E’ un miracolo, ma noi crediamo ai miracoli

Con grande affetto vostra Santina Zucchinelli