Page 24 - MARIA
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bambini e con loro recitavo le preghiere della
mattina. Dopo andavo al duro lavoro nel campo
di riso, sotto il sole e con forte umidità. Lavo-
ravo duramente. Lavorare nella risaia non è un
bel mestiere: sei sempre con i piedi nell’acqua
stagnante, senza contare i pericoli della malaria
e degli insetti dannosi legati al clima insalubre.
Ritornavo dai campi e, dopo il magro pasto dato
ai miei figli, che io spesso saltavo, pregavo an-
cora per una ventina di minuti... Infine la sera,
padre, prima di dormire tutti insieme, io e i miei
figli recitavamo il rosario e le preghiere...”.
La donna improvvisamente si interrompe
e parla con il figlio. Lui si allontana e ritorna
dall’altra stanza con un libro logoro, usato e vec-
chio. La donna lo prende in mano e lo bacia
dicendomi:
“Questo è il libro della mia preghiera”.
Mentre dice così, dalla tasca, estrae il rosario.
“Questo è il mio rosario: questi sono stati i
miei strumenti di preghiera in quegli anni e lo
sono tutt’ora”.
Sono incuriosito dal piccolo libricino. Me lo
faccio dare. È proprio logoro e usato. È datato
1965.
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