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la il suo racconto nell’umido e nel caldo delle ore
             centrali del giorno. Un caldo davvero asfissiante.
                 “La mia vita di miseria a Phu Tho divenne una
             tragedia quando i miei genitori, stanchi di me e
             del mio essere femmina, mi picchiarono a sangue,
             poi mi misero in una piccola imbarcazione e die-
             dero una spinta alla barca che, senza comando,
             iniziò a seguire la corrente del fiume. Ricordo il
             dolore delle botte ancora calde, il sangue delle
             ferite che mi avevano provocato quei disgraziati,
             l’orrore di una barca senza guida che proseguiva il
             suo viaggio nel pericolo e senza una meta. Ricor-
             do la notte buia come l’inchiostro, la solitudine,
             le lacrime e il disagio profondo intimo, il senso di
             morte! Gridavo per il dolore, per l’angoscia e la di-
             sperazione, piangevo lacrime calde che continua-
             vano a bagnarmi il volto sporco e tumefatto dalle
             percosse. Uno zigomo mi faceva male. Finalmente,
             esausta, mi addormentai profondamente. Al mio
             risveglio la gamba mi faceva tanto, ma tanto male.
             Iniziai nuovamente a piangere… era l’alba e un
             pescatore, sentendo le mie urla, fermò la barca
             e mi curò. Il canale su cui navigavo in verità era
             diventata una fogna: la fogna di Ba Xuan che oggi
             non esiste più”.

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