Page 62 - Halima
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Kenya
          halima

         ca. La guardi e nei suoi occhi vedi l’abisso del
         dolore, della depressione, della paura. Guar-
         do il suo collo con il segno della dialisi: sarà
         la ferita con la quale entrerà in paradiso, una
         ferita luminosissima, ma ora altro non è che
         una piccola garza imbevuta di sangue. Vado
         a prenderne una pulita: la gentile infermiera
         musulmana immediatamente me la porge e
         io ho l’onore di sostituirla. Pulisco, disinfetto e
         rimetto. Nella copertina del nostro libretto lei
         appare proprio così: con la garza nuova che
         ho appena messo.
            Iniziamo un discorso, Margaret, Halima e
         io. Prende la parola Margaret: “Grazie, padre,
         ho saputo dai dottori che la tua Associazione
         pagherà le costose cure per mia figlia” Halima
         sorride e quel sorriso mi trapana il cervello
         perché mi ricorda quello della Morte, quello
         di una prospettiva di vita che non è di que-
         sto mondo, e che noi ricchi facciamo fatica
         a visualizzare! Mi sorride: ha capito quello
         che ha detto la mamma. Chiedo a Margaret
         – sempre attraverso la preziosa traduzione di
         Jimmy – di raccontare la sua storia. E Margaret
         inizia il racconto in kiswahili.

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