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a mio marito curando bene la sua pancia e, pur
               lasciando la colostomia, era vivo e lo dimisero
               dall’ospedale l’8 di gennaio.
                  Tornato a casa Julio non camminava a moti-
               vo dei danni provocati dal proiettile e iniziò ad
               arrabbiarsi per qualsiasi cosa, a gridare e a rim-
               proverarmi per qualsiasi motivo. Poi piangeva,
               si disperava. Iniziai a lavorare molto duramente
               per poter mantener lui e le mie due figlie. Julio
               necessitava di cure costose. Mi vedeva stanca e
               mi diceva di smettere di lavorare così duramente,
               di andarmene e di farmi un’altra vita senza di lui.
               Io invece gli dicevo:
                  ‘Io ti amo. Tu non eri così. Bene io rimarrò
               con te non mi importa di lavorare duramente’.
                  Passavano i giorni e vedevo che rimaneva
               sempre uguale, senza alcun miglioramento. Julio
               si disperava e una volta giunse al punto di dirmi
               di ucciderlo.
                  ‘Ucciditi tu. Io non lo farò mai, è da codardi.
               Dio ti ha lasciato vivere. Ora tu devi cercarlo e
               pregarlo con tutto il tuo cuore. Lui sa cosa stai
               passando’.
                  ‘Veronica, io lo faccio, glielo domando, gli
               dico di guarirmi, ma lui non mi ascolta perché
               quando io stavo bene non l’ho mai cercato’.


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