Page 45 - HUGO
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a mio marito curando bene la sua pancia e, pur
lasciando la colostomia, era vivo e lo dimisero
dall’ospedale l’8 di gennaio.
Tornato a casa Julio non camminava a moti-
vo dei danni provocati dal proiettile e iniziò ad
arrabbiarsi per qualsiasi cosa, a gridare e a rim-
proverarmi per qualsiasi motivo. Poi piangeva,
si disperava. Iniziai a lavorare molto duramente
per poter mantener lui e le mie due figlie. Julio
necessitava di cure costose. Mi vedeva stanca e
mi diceva di smettere di lavorare così duramente,
di andarmene e di farmi un’altra vita senza di lui.
Io invece gli dicevo:
‘Io ti amo. Tu non eri così. Bene io rimarrò
con te non mi importa di lavorare duramente’.
Passavano i giorni e vedevo che rimaneva
sempre uguale, senza alcun miglioramento. Julio
si disperava e una volta giunse al punto di dirmi
di ucciderlo.
‘Ucciditi tu. Io non lo farò mai, è da codardi.
Dio ti ha lasciato vivere. Ora tu devi cercarlo e
pregarlo con tutto il tuo cuore. Lui sa cosa stai
passando’.
‘Veronica, io lo faccio, glielo domando, gli
dico di guarirmi, ma lui non mi ascolta perché
quando io stavo bene non l’ho mai cercato’.
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