Page 94 - Hazar
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Dawidiya, nella parrocchia campo profughi di Ara-
den o Mangesh. Mentre nelle nostre belle parroc-
chie, donne e uomini pieni di vuoto mi vengono a
parlare di argomenti futili: dell’ultimo iPhone, del
vestito alla moda o della tinta ai capelli. Persone
vuote e senza significato, rammollite, riempiono
le nostre chiese. Gente codarda. Queste persone,
gli assatanati islamici, non si degnano neppure di
sgozzarle! Loro sgozzano uomini come padre Jac-
ques che tanto ho pregato in questi giorni! Lui sì
che lo assassinano, mentre celebra Messa, perché
di lui il demonio ha paura, non di noi, finti cristia-
ni, sdolcinati e incapaci di fatica e dolore!
L’aereo sta entrando nello spazio italiano. Que-
sto è l’ultimo pezzo che scrivo durante questo in-
credibile e meraviglioso viaggio, ma come vorrei
che vi ferisse, che vi tagliasse la pelle, che vi bru-
ciasse il cuore, per tornare a essere i cristiani che
hanno consapevolezza della propria fede e della
propria identità. Siamo nell’anno della Misericor-
dia e questo è un potente richiamo ad aprire il
cuore alla sua misericordia, come Hazar, la yazida
schiava, mi aveva lasciato come augurio. Siamo
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