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di un anno di vita, come accade nel 44% dei casi
in Eritrea e nel 29% dei casi nel Mali, o persino
neonate di pochi giorni (Yemen). A eseguire le
mutilazioni sono essenzialmente donne: levatrici
tradizionali o vere e proprie ostetriche. Le MGF
sono spesso considerate un servizio di elevato
valore, da remunerare lautamente: lo status so-
ciale e il reddito di chi le compie è direttamente
connesso all’esito di questi interventi.
Una pratica da condannare senza mezzi ter-
mini. L’UNICEF considera le mutilazioni geni-
tali femminili, in qualunque forma, una palese
violazione dei diritti della donna. Le MGF sono
discriminatorie e violano il diritto delle bambine
alla salute, alle pari opportunità, a essere tutelate
da violenze, abusi, torture o trattamenti inumani,
come prevedono tutti i principali strumenti del
diritto internazionale. Le ragazze che le subisco-
no sono private anche della capacità di decidere
sulla propria salute riproduttiva.
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