Page 93 - Amina
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UNA DONNA AMMALATA AL VALICO DI EREZ


                  Il nostro viaggio nella Striscia termina con
               l’incontro, al valico di Erez, di una donna am-
               malata, visibilmente sofferente. Ha il volto gial-
               lastro, segno di qualche problema epatico, porta
               il lungo vestito musulmano dal quale escono
               i tubi di un drenaggio di una probabile ferita
               nell’addome, e il catetere... La povera donna è
               accompagnata da una parente e da un infermie-
               re. Sul volto si vedono i segni di una sofferenza
               accentuata da una lunga e impossibile attesa di
               una porta blindata che, da più di un’ora, per lei,
               si sarebbe dovuta aprire per il passaggio in Israe-
               le, per l’ospedale che la attendeva. La donna urla
               per il dolore. Non ci sono sedie per attendere
               più comodamente. Si appoggia tristemente alle
               pareti di cemento armato. Grida, implora, atten-
               de... ma la maledetta porta non si apre.
                  Mentre osservo questa straziante scena,
               anch’io in attesa di uscire dalla Striscia, mi chie-
               do: ‘Perché tanta sofferenza, perché tanta e inu-
               tile sofferenza, perché tanta, inutile e cattiva sof-
               ferenza inflitta senza un motivo preciso?’.


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