Page 92 - Amina
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tono e ci scattano con il cellulare una fotografia.
Questo un po’ mi impensierisce, ma Jorge ha nel
frattempo iniziato la telefonata con il loro capo...
Passa il telefono a loro e, a quel punto, si apre
un discorso cordiale, in cui i giovani ci invitano
a casa loro, secondo una formalità musulmana.
Jorge ringrazia e gentilmente rifiuta. Risaliamo in
auto e partiamo verso la parrocchia; dobbiamo
essere a Erez per mezzogiorno perché il venerdì
il valico israeliano chiude prima a motivo del
sabato. Jorge mi dice:
“Questa triste esperienza forse ti ha messo
paura e, devo essere sincero, anch’io mi sono
preoccupato, ma ti mostra come viviamo a Gaza
ogni giorno. Questo è il mondo islamico in cui
dobbiamo sopravvivere ogni giorno e nel quale
la vostra opera di costruzione dell’oratorio por-
ta un grande sollievo e un grande aiuto. Non
dimenticare, don Gigi, quello abbiamo vissuto
questa mattina!”.
Giunti in parrocchia tutti e due prepariamo
i bagagli e partiamo per Erez, nel primo pome-
riggio rientriamo in Israele.
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