Page 20 - Alì
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puzza, respira affannosamente, tossisce e sputa
               catarro giallo. Nel caldo forte non posso capire
               se ha febbre, ma gli occhi velati da stanchezza mi
               regalano la certezza che sia febbricitante. E lei?
               Dolcissima... Tra le mie braccia riceve quell’affet-
               to che nessuno le regala, concentra in quel forte
               abbraccio un forte grido: “Anch’io sono donna!
               Anche io ho vita, anche io ho un’anima! Nessu-
               no mi abbraccia, il pianto mi accompagna tutti i
               giorni. Non è HIV che mi uccide ma lo stigma.
               Qui, nel mio villaggio, quando mi incontra per
               i sentieri, la gente passa dall’altro lato. I miei
               bambini sono scartati, nessuno vuole dar loro la
               mano perché io sono HIV!”.


                  L’Africa ancestrale ha più tabù dell’Europa,
               ha più divisioni dell’Occidente, ha più odio che
               amore. E io cosa faccio qui come uno scemo
               ad abbracciare una donna catarrosa, puzzolente,
               dalle tette vuote e dalle ossa che posso conta-
               re? Cosa posso darle? Niente. Ma mi domando:
               “Cosa posso ricevere?”. Tantissimo, non tanto!
               In lei adoro la presenza di Gesù che mi si svela
               come nel tabernacolo. Toccare l’eucaristia con
               le mie mani durante la consacrazione, oppure


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