Page 8 - 1. Roccia del mio cuore è Dio
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do di intensissime scoperte, caratterizzate da continue
novità, e la sua preoccupazione principale si è spostata
verso una serie di altre attenzioni, molto specialistiche
e anche settoriali: il malato ha iniziato a essere ritenu-
to un insieme di compartimenti da considerare separa-
tamente. Curare un aspetto sembrava aprire la porta al-
la guarigione globale; riuscire a risolvere un problema
fisico induceva a pensare che fosse così possibile gua-
rire il cuore della persona; offrire cure sofisticate face-
va credere che fosse possibile ridare sicurezze, sognare
un futuro senza limiti... Non è stato così e la medici-
na, pazienti e medici, si sono resi conto che l’uomo non
è affatto una macchina composta da pezzi e meccanismi.

   Ora, siamo alla soglia di una nuova era: si sta facen-
do strada un terzo modo di curare chi soffre. Il tentati-
vo è quello di coniugare tecnologia e persona, numeri e
umanità, guarire l’organo malato e contestualmente
preoccuparsi dell’uomo tutto intero.

   È questa la sfida dell’attuale medicina chiamata,
senza dimenticare l’alto grado di specializzazione rag-
giunto, a ridisegnarsi con un volto umano, ritrovandosi
come espressione della mano del Creatore che genera
la vita e alla vita. Se vuole fare questo essa deve però
divenire ed essere un prolungamento del Creatore, de-
ve porsi al servizio di quella immagine che si manife-
sta già nelle origini: «E Dio disse: “Facciamo l’uomo a
nostra immagine, a nostra somiglianza...”. Dio creò
l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò»
(Genesi 1, 26.27). La medicina deve cioè avere a cuore
l’integralità dell’uomo, tendere a ricostruire un uomo
globale, cercare il volto di Chi gli ha dato origine.

   Anche per questo non le è concesso affermarsi solo
nelle nazioni che hanno grandi risorse economiche e

8 PREFAZIONE
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