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gendosi a me, dice in italiano: “Don Nunzio, i
               genitori della bimba vogliono chiederti una cosa
               molto bella”. Lo guardo incuriosito e domando:
               “Che cosa?” “Vogliono darti l’onore di scegliere
               il nome per la loro piccola. È nata solo da al-
               cuni giorni e non hanno ancora deciso”. Tra il
               sorpreso ed il felice per questa opportunità, non
               ho dubbio: “Maria”, il nome della mia mamma.
               Felici, loro, per questo motivo. Ma felici anche
               perché, spiego, alla stessa mia mamma quel no-
               me era stato imposto per devozione alla Mamma
               di Gesù. Il parroco traduce e il volto dei genitori
               si riempie di sorriso nella loro risposta. “Sì, Pa-
               dre, ci piace molto, si chiamerà proprio Maria!
               Grazie per quello che fate per noi”.
                  In Iraq ho lasciato con quel nome anche un po’
               del mio cuore, soprattutto nei riguardi dei bambini
               che sono le vittime più colpite dalla guerra, dalla
               violenza, dalla privazione e dalla sofferenza.

                  Le strade, i luoghi e gli scenari dei quali si
               parla in queste pagine sono strade, luoghi e ca-
               se che, come la casa nella quale ho incontrato
               la famiglia di Maria, ho in parte percorso anche
               io. Per quei luoghi e per quelle case – grazie


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