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terrogare in ogni momento dagli uomini in carne
ed ossa. Non dai concetti o dai pregiudizi ma
dai volti solcati di dolore dei più poveri, da cui
possiamo imparare autentiche lezioni di vita, di
umanità, di dignità».
Penso che don Luigi sul Fiume Rosso, e in tutti
i suoi viaggi, cerchi Dio. E lo incontri. E per questo
riparta, ogni volta. Per nostalgia di Dio.
Quanti sono i poveri nel mondo nei cui occhi
Dio aspetta di essere riconosciuto?
Diceva don Primo Mazzolari: «Io non li ho mai
contati i poveri, perché non si possono contare:
i poveri si abbracciano, non si contano. Eppure
v’è chi tiene la statistica dei poveri e ne ha paura:
paura di una pazienza che si può anche stancare,
paura di un silenzio che potrebbe diventare un ur-
lo, paura del loro lamento che potrebbe diventare
un canto, paura dei loro stracci che potrebbero
farsi bandiera, paura dei loro arnesi che potreb-
bero farsi barricata. E sarebbe così facile anda-
re incontro al povero! Ci vuol così poco a dargli
speranza e fiducia! Invece, la paura non ha mai
suggerito la strada giusta».
Per questo don Luigi non ha avuto paura di
andare dove gli veniva sconsigliato di andare; di
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