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sco anche un po’ più me stesso, vedo con occhi
             diversi chi mi sta intorno, e anche chi forse non
             vedrò mai. Tutto acquista una luce diversa: illu-
             sioni, disillusioni; fatica, riposo; vicino, lontano;
             speranza, sconforto.
                 Vedo Ly innanzitutto. Vedo i suoi occhi. Vedo
             la sofferenza, il dolore, e soprattutto la bellezza,
             la fiducia e la felicità di chi non si arrende. Di chi
             cambia il mondo nel nascondimento di un fiume
             inquinato, di chi perdona e semina.
                 Vedo Dio in lei e capisco perché don Luigi ha
             tanto insistito per incontrarla.
                 Vedo tante cose, e fatico a trovare le parole per
             spiegare cosa è che vedo.
                 Ripenso così al Vangelo. A quante volte lo ho
             letto o ascoltato.
                 A quante volte lo ho tradito. A quante volte
             non ho capito che non è Dio che si nasconde,
             siamo noi che non lo vediamo. Concentràti come
             siamo su noi stessi.
                 Ripenso a cosa significa essere uomini, a cosa
             ci unisce in unico destino.
                 Ripenso a una esortazione di Papa Francesco:
             «Tutti, prima di parlare, dovremmo recuperare la
             capacità di guardare negli occhi e lasciarci in-


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