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Uno che ha bisogno di confessarsi e riconfessar-
             si, magari tre volte la settimana. Può incarnarsi
             Dio in uno così? In un relitto senza talenti, senza
             nulla di umanamente valido, ma che dal 21 giugno
             1986 porta in sé un sigillo di mistero. Uno schifo
             di uomo che può togliere il peccato e regalare Dio
             al cuore dell’uomo!
                 Mentre scrivo, fuori, sta tramontando il giorno
             e il mio ricordo va a papa Francesco…


                 Lui ha rilasciato una lunghissima intervista re-
             centemente a una televisione messicana: un’ora e
             quaranta! Ma sapete perché stasera me lo ricordo
             nei cieli della Thailandia? Solo per poche parole di
             tutta l’intervista fiume. Alla giornalista, che chie-
             deva cosa fosse la cosa più importante della sua
             vita e di questi anni di pontificato Bergoglio ha
             risposto più o meno così: “Toglietemi tutto, l’es-
             sere papa, anche l’essere vescovo, ma io sono un
             prete felice. Quello è il connotato della mia vita!”.


                 Cavolo! Quanto mi ritrovo nelle sue parole! Co-
             me mi ritrovo nelle parole di San Giovanni Paolo II:
             “Il giorno più importante della mia vita? Quando
             sono diventato papa? No! Quando sono diventato

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