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senza mai aver fatto alcuna esperienza del genere.
                 Sono ormai passate le nove da un bel pezzo. Il
             taxi ci scarica vicino alla discarica. Attraversiamo
             qualche piccolo vicoletto. Il caldo torrido e umido
             ci morde. Le povere case hanno le porte aperte
             per cercare di catturare qualche fortunato alito
             di vento che tarda a venire.

                 Siamo ora vicino alle rive del fiume. Più ci avvici-
             niamo alla discarica che dobbiamo attraversare e più
             la puzza aumenta e cresce anche il numero di cani
             che abbaiano furiosi nella notte. Iniziamo a scendere
             la scoscesa riva del Fiume Rosso. Le due donne che
             sono con noi conoscono la discarica. Una è cicciot-
             tella e si chiama Han Bi, una donna bella robusta.
             Tutte le cinque donne che sono con me hanno, ai
             piedi, poveri sandali vietnamiti. Io guardo i miei scar-
             poncini da battaglia che mi danno sicurezza nella
             melma che stiamo per attraversare. Loro invece, in-
             curanti, mettono i piedi nel fango e nella spazzatu-
             ra… il problema prima di tutto non è igienico, ma di
             sicurezza. Quei sandali sono fatti per scivolare sul
             bagnato. Spegniamo le torce dei cellulari per non
             infastidire i cani e soprattutto per il tentativo di ce-
             lare un po’ le nostre identità. Scendiamo. La riva è


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