Page 36 - Hazar
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tutti i millimetri di quella strada in quella calda
               mattina di giugno. In testa una grande confusione:
               dove andare? Che cosa possiamo fare? Non poteva
               essere vero! Le domande si confondevano con le
               lacrime, si bagnavano di lacrime e il respiro esplo-
               deva dentro. Poi l’idea di andare a un convento
               nella Piana di Ninive per poi fuggire di nuovo qui,
               il 6 agosto 2014. Essere cristiani qui è molto pesan-
               te e anche terribilmente pericoloso. Ora sono qui
               in questo luogo in cui tutti condividiamo dispe-
               razione. Sono venuto a sapere recentemente che
               sulla mia casa era stata posta la lettera N, in arabo,
               che vuol dire Nazareno, cioè cristiano. Quella let-
               tera è il motivo della mia grande sofferenza, ma
               la sofferenza che provo, produce pace nel cuore”.
                  Mentre mi dice così, quasi a firma della sua
               testimonianza, l’uomo mi disegna, con la biro, il
               segno della N in arabo sul braccio sinistro, vici-
               no a una mia cicatrice. Rimango impressionato
               da questo suo gesto e vorrei conservare sulla mia
               pelle quel disegno che fa riferimento a Gesù. Per
               non perderlo mi faccio una fotografia al braccio
               sinistro. Vedo nella casa piccole immagini sacre.
               Propongo la recita del Padre Nostro e poi do lo-
               ro la benedizione. Abbraccio forte quell’uomo e,

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