Page 35 - Hazar
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SAMI DAHUD MUSA
È una persona rimasta paralizzata alle gambe
in seguito a un infarto. Ha una moglie e tre figli e
abitava nella città di Mosul. L’uomo è seduto con le
gambe incrociate sul letto, mi guarda intensamente
con uno sguardo sofferente e triste:
“Padre, era il 6 giugno 2014, la mattina alle
sette sfondano la porta di casa: sono i militanti di
Daesh. Un giovane tra i ventidue e venticinque
anni si dirige verso di me con fare deciso e mi
dice che me ne devo andare. Chiedo il perché e
cerco di mostrare tutte le mie motivazioni. A quel
punto lo sguardo dell’uomo si fa furente, i suoi
occhi diventano di fuoco, estrae un coltello e me lo
punta alla gola e, non contento, estrae dal fodero
la pistola e me la punta alla tempia”.
“Se non vuoi morire te ne devi andare subito,
ora, senza prendere nulla!”.
“Ero spaventato a morte, padre e incredulo...
Te lo immagini? Vedermi sbattuto fuori da casa mia,
su una sedia a rotelle spinta dai miei figli! Non ci
lasciano prendere nulla, neppure le mie medicine.
In quel momento, mentre lasci la tua casa, così
improvvisamente, muori dentro, padre! Ricorderò
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