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rincorrerla e prenderla con la forza. Io, in realtà,
               non capivo perché faceva così. In fondo i suoi
               genitori volevano solo ‘lavarla dalla vergogna’
               che altrimenti si sarebbe portata dietro per tutta
               la vita. Alla fine la piccola fu presa, fu tenuta fer-
               ma da alcuni uomini e circoncisa tra le urla. Da
               quel giorno ha iniziato a trattenere l’urina per il
               troppo dolore. Questo mi spaventò molto e fu uno
               dei motivi che mi spinsero a condannare la pra-
               tica per sempre. Quella bambina poi è diventata
               una ragazza, si è sposata e ha avuto una figlia.
               L’ha sottoposta a mutilazioni genitali. Lei crede
               nelle sue tradizioni e ha pensato che fosse giusto
               farla”. Gloria è nata in Camerun, ma ha vissu-
               to in Nigeria fino a 19 anni, quando ha deciso
               di lasciare l’Africa per venire in Italia. Da quel
               momento abita e lavora nel nostro Paese: “Du-
               rante il mio tirocinio al Dipartimento di Salute
               Mentale ho incontrato una paziente nigeriana
               in depressione post-partum. Viveva nell’incubo
               che le fosse sottratta di nascosto la sua bambina
               appena nata per sottoporla a sua insaputa alla
               pratica della mutilazione genitale femminile”.

                    Fatto Quotidiano Magazine, 18 luglio 2015


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