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dalla febbre! La pulisco bene, le offro un altro
               bicchiere di acqua. Lei lo trangugia, segno evi-
               dente di febbre... e trema, trema... La abbraccio
               forte, forte. Sento il suo magro seno, conto le
               ossa delle costole e quando la lascio da quell’ab-
               braccio le vedo gli occhi pieni di paura, lacrime
               e di vuoto.
                  “Che sarà di me padre? Che sarà dei miei
               bambini? Quando ho febbre così alta non riesco
               neppure a lavorare e se non lavoro non mangio
               e se non mangio muoio!”.
                  Che catena perversa è questa roba! Demo-
               niaca.
                  “E se muori tu cosa sarà dei bambini?”, ag-
               giungo io.
                  Non riesco a confortarla, riesco solo ad ab-
               bracciarla e a fare silenzio con lei. Si calma. Ma-
               no nella mano rientriamo nella capanna. La por-
               to al suo letto. Esco e prendo una nuova tazza
               di acqua.
                  “Se ti viene da tossire qui hai acqua”.
                  Santina dorme tranquilla... fuori è l’alba. Ten-
               to di dormire un’ora, ma gli occhi sono pieni
               di lacrime. Proprio in quell’ora di insonnia ho
               capito che la scelta di adottare 10 bambini con


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