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mondo ignorato o dimenticato dai più. Come
imbattersi – egli scrive – nei primi cristiani, in
quella loro tensione morale di cui nel corso dei
secoli si è persa la memoria.
Ecco perché i racconti di viaggio di don Gigi
non lasciano mai indifferenti. Ho scritto racconti
di viaggio perché, da giornalista, penso al “re-
portage” tradizionale e sono convinto che l’au-
tore sarebbe stato un eccellente inviato. Ma in
realtà egli è molto di più. È in effetti un inviato
nei luoghi più disperati, dal Messico dei narcos
al Kenya della strage di Garissa, dalla marto-
riata Mosul al Sud America, fino al Vietnam di
quest’ultimo lavoro.
Tuttavia i luoghi non sono realmente i prota-
gonisti delle sue pagine. Sono lo sfondo, benché
drammatico e spesso tragico. I protagonisti sono
gli uomini, le donne, i bambini: tutti restituiti
nella loro umanità, dolente ma quasi sempre in-
trisa di una speranza, un desiderio di guardare
al domani con le ragioni del cuore.
Sì, don Gigi è un inviato dentro l’animo uma-
no per investigare il mistero di ciascuno e con
esso il senso della vita; per scoprire magari, stu-
pito e commosso, che un anziano vietnamita,
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