Page 56 - Barak
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guardiamo, increduli e stomacati; nel E in questo preciso momento ho
breve silenzio riesco solo a fare una capito che non sempre è vero che il
carezza a Saumu: “Continua Saumu! Non tempo cura le ferite.
so nemmeno immaginare quando possa “È il mio turno e mia madre, con
essere duro e difficile per te, ma provaci, quell’orgoglio ipocrita che viene dalla
ti prego”. La ragazza con gentilezza e tradizione e dalla cultura ancestrale, mi
determinazione allontana la mia mano: consegna alle quattro aguzzine: Gigi, nel
capisco che ho commesso un errore: non mio cervello è inciso ogni secondo …
posso toccare una donna musulmana. inizio a urlare terrorizzata: ‘No, lasciatemi!
Congiungo così le mani e chinando il Lasciatemi!’. Loro sono sorde, insensibili
capo dico: “Chiedo scusa”. Lei accenna al pianto, quasi sadiche. Lei, Malaika,
un debole sorriso, che mi sembra una cambia l’acqua della vaschetta blu,
stella nel baratro del suo truce racconto. sporca del sangue dell’altra bimba, con
acqua più pulita presa dal contenitore
giallo e ci pulisce il coltello, mentre le
quattro donne mi sdraiano sul telo
arancione, sento bagnato, è il sangue
delle altre tre bambine: entro nel vortice
dell’orrore. Due delle quattro megere mi
inchiodano a terra le braccia allargate e
altre due spalancano le mie gambe.
Malaika con voce decisa dice: ‘Tenetela
forte!’. Poi si avvicina a me, prende il
labbro destro della mia vagina e lo tira
forte forte, mi fa male, ma quel dolore è
nulla a confronto di quanto avviene subito
dopo: uno, due, tre lunghi tagli e nel mio
cervello la scossa elettrica per il dolore
terrificante. Il labbro si stacca e lei lo

