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fidei donum della diocesi di Padova a Manaus, nel- UN ASSASSINO, PER TANTI
lo Stato di Amazonas. Operava nel bairro di Santa UN “MOSTRO”. MA, PRIMA DI TUTTO,
Etelvina, un quartiere difficile, lacerato da violen- UN UOMO
za e narcotraffico. Era impegnato nel promuovere
una cultura di pace fra i giovani. Una scommessa Da Manaus, Amazonas, la mia mente si spo-
che ha pagato con la sua vita. Dieci anni fa, il 19 sta geograficamente, torna poco più in là, a Porto
settembre del 2009, è stato assassinato da un si- Velho, Rondônia. E a Marco Antônio. Mi è difficile
cario con un colpo di pistola, martire come tanti allontanare il ricordo da quella raggelante espres-
altri missionari in giro per il mondo. Un’esecuzione, sione del magistrato: “freddezza emotiva e accen-
quella di don Ruggero, che è rimasta senza col- tuata insensibilità”. Stuprare e uccidere con mal-
pevoli. Tanti anni prima lo avevo conosciuto all’U- vagità perversa, studiata, cercata. Va oltre ogni
niversità Cattolica di Milano, da studentessa al possibilità di comprensione. Molti titoli di giornali
primo anno di Lettere: lui prestava servizio come in Italia lo definirebbero un “mostro”.
assistente spirituale. Ricordo la sua delicatezza, Mi domando: è lo stesso uomo che si fa abbrac-
la sua grande dolcezza. Poi, nel 2003, la partenza ciare da don Gigi in carcere? Lo stesso che gli parla
per la missione in Brasile, in Amazzonia. quasi con tenerezza dell’ultimo figlio avuto, Felipe,
e degli altri figli concepiti con donne diverse, lo
stesso che gli confessa la vergogna e la sofferenza
per tutto il male compiuto e gli racconta con orgo-
glio di avere ricevuto il sacramento della Cresima?
Lo stesso che gli regala il laccio di una scarpa per-
ché il sacerdote italiano lo avvolga intorno al suo
polso a mo’ di braccialetto? Sì, è lui. Marco Antônio
Chaves da Silva. Un assassino, un “mostro”. Ma,
prima di tutto, un uomo. E se l’umanità non è sta-
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