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e sembra quasi contagiare anche Monsignor Leo-
poldo che celebra l’Eucaristia molto concentrato e
con grande attenzione. Alla fine ci benedice tutti
con acqua santa.
Al termine della celebrazione passiamo al pa-
diglione dei prigionieri con problemi psichiatrici.
Sono persone tra le più emarginate. Non posso-
no certo beneficiare della protezione degli altri
detenuti affiliati ai vari ‘cartelli’, sono inutili, non
contano nulla… neppure come carne da macello
nelle faide interne. Abbiamo modo di vedere le
sofferenze di questa povera gente che per noi ha
anche organizzato canti e discorsi di circostanza.
Tagliamo il nastro rosso in questo padiglione
dove abbiamo ricostruito un refettorio, grazie alla
carità della Gendarmeria dello Stato Vaticano.
Ci spostiamo, poi, nella cappella centrale del
carcere dove molti dei 1600 prigionieri sono presen-
ti per un momento di preghiera e per ascoltare le pa-
role di S.E. Monsignor Leopoldo González González
che, con grande umanità, vuole salutare tutti.
Sempre accompagnati da musica e canti ci re-
chiamo, infine, nella piccola parte femminile del
carcere che ospita circa 200 recluse. È, forse, il
momento più commovente e coinvolgente. Ci sono
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