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Kenya
 asma                                         4. gli studenti di garissa

 Ci stiamo avvicinando all’Università e il   basa in aeroporto. Avevo strappato dal muro
 ricordo va al settembre 2015 quando ave-  un foglio ciclostilato degli studenti cattolici
 vo visitato il campus solo alcuni mesi dopo   dell’università con alcuni schizzi di sangue
 l’attentato. Un disastro: scempio, squallore e   sopra; con Jimmy avevo divelto una piastrel-
 nell’aria respiravi angoscia, l’angoscia della   la di linoleum impregnata di sangue da uno
 morte. Mi ricordo che suor Everlyne, che era   dei dormitori… e poi i buchi nei muri, i fori
 con me, aveva raccolto da terra alcuni bossoli   dei proiettili, Elgon B e l’area del massacro…
 vuoti, per i quali quasi mi arrestano a Mom-  Tutto questo mi gira nel cervello mentre ci
         avviciniamo all’università, dove mi aspettano
         gli studenti per un breve incontro.
            Ottenuti i permessi, entriamo nel campus
         e ci dirigiamo, con Jimmy, verso un’aula dove
         padre George ha appena terminato la Messa.
         Entro. La commozione mi assale. È un’emozio-
         ne bellissima! Ci sono solo sessanta ragazzi di
         18-19 anni… hanno la stessa età dei ragaz-
         zi massacrati. Loro sono troppo piccoli per
         ricordarsi del massacro e, a quell’età, un anno
         è come 20 insieme! Mi guardano in silenzio…
         e io li guardo in silenzio e con grande meravi-
         glia. Inizio, balbettando per l’emozione:
            “Quando entrai per la prima volta qui den-
         tro, nel 2015, si respirava morte, angoscia, si
         respirava ancora il fumo delle pallottole o del-
         le esplosioni provocate dagli otto attentatori

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