#VoltiDiSperanza

LUCA – N.29 IL LIBRO GRATUITAMENTE


Qui trovate l’Instat Book n. 29 della collana #VoltiDiSperanza: LUCA con l’introduzione di Andrea Riccardi della Comunità di S. Egidio.

FONDAZIONE SANTINA. CORONAVIRUS: A BERGAMO SI RIPARTE DAI “VOLTI DI SPERANZA” (AGENZIA S.I.R. 2 LUGLIO 2020)
DI MICHELA NICOLAIS

In un volume della Fondazione e Associazione Santina Zucchinelli, i volti e le storie di Luca Lorini e dello “staff” dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. “Qui a Bergamo c’è l’Italia”, ha detto il presidente Mattarella. Acquistati due ventilatori polmonari per la terapia intensiva. “Qui a Bergamo, questa sera, c’è l’Italia che ha sofferto, che è stata ferita, che ha pianto”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 28 giugno ha reso omaggio a Bergamo, nel suo breve e intenso discorso pronunciato poco prima della Messa da Requiem di Donizetti davanti al cimitero monumentale, alla presenza dei 324 sindaci dei Comuni della provincia, in rappresentanza dei loro cittadini.

“Fare memoria significa anzitutto ricordare i nostri morti e significa anche assumere piena consapevolezza di quel che è accaduto”, ha proseguito il capo dello Stato: “Senza cedere alla tentazione illusoria di mettere tra parentesi questi mesi drammatici per riprendere come prima. La straordinaria disponibilità e umanità di medici, infermieri, personale sanitario, pubblici amministratori, donne e uomini della Protezione civile, militari, Forze dell’Ordine, volontari. Vanno ringraziati: oggi e in futuro”. E proprio ai “veri eroi”, come li ha definiti Papa Francesco, è dedicato il 29° volume della Collana “I volti della speranza”, promossa dalla Fondazione e l’Associazione intitolate a Santina Zucchinelli e curato da don Gigi Ginami e Giulia Cerqueti.

Nella trasmissione di Radio Mater il Cardinale Angelo Comastri in brevi minuti svela il Segreto della Associazione Amici di Santina Zucchinelli

LUCA E GLI ALTRI, EROI DI OGNI GIORNO FAMIGLIA CRISTIANA  31 MAGGIO 2020 N. 22/2020 PAGINA 41
IL LIBRO DELLA NOSTRA GIORNALISTA
Leggi articolo di Giulia Cerqueti in pdf cliccando qui e qui e sulle due immagini qui di seguito riportate. E’ per tutti noi un grande onore il fatto che la popolare Rivista ospiti in due pagine l’argomento del nostro libro nell’edizione del 31 maggio 2020 numero 22 di questo anno. Grazie di cuore a Giulia Cerqueti, senza di Lei non sarebbe stato possibile.

Ecco il trafiletto che riassume la nascita dell’Instant book.
Una telefonata in piena quarantena: è don Luigi Ginami, presidente della Fondazione Santina Onlus: «Ho fatto tanti viaggi solidali nelle periferie del mondo, dal Messico all’Iraq, dal Perù al Kenya. Ma oggi la periferia del mondo è qui, la mia Bergamo martoriata. Voglio fare un instant book solidale per la mia città. E vorrei che tu fossi mia coautrice». La risposta di chi scrive non poteva che essere affermativa. Nasce così Luca, 29° volume della collana #VoltiDiSperanza (Edizioni Messaggero Padova), con l’introduzione di Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio.
 

Luca è il dottor Luca Lorini. E poi, gli altri volti: don Angelo Riva, parroco; Giovanni Di Dedda, anestesista; Caterina Simon, cardiochirurga; Maria Berardelli, infermiera; Emanuele Berbenni, medico di base. Nei giorni dell’emergenza, ognuno di loro ha raccontato la propria umanità. «Eroi senza l’atteggiamento degli eroi», li definisce il cardinale Angelo Comastri nella sua prefazione. Luca ha finalità benefica: con la vendita del libro in versione cartacea la Fondazione Santina può finanziare l’acquisto di due ventilatori polmonari già donati all’ospedale di Bergamo.
Giulia Cerqueti

RADIO VATICANA ITALIA IN PRIMA LINEA: COVID LA MALATTIA DELLA SOLITUDINE NELLA LOTTA TRA LA VITA E LA MORTE NELL’OSPEDALE DI BERGAMO. PUNTATA DEL 29 MAGGIO 2020 ORE 17,35

Covid: la malattia della solitudine nella lotta tra la vita e la morte nell’ospedale di Bergamo – 29.05.2020
“Forse lo squallore più forte della morte è morire soli”. Lo afferma Luca Lorini, direttore del Dipartimento di emergenza dell’Ospedale ‘Papa Giovanni’ di Bergamo. “La solitudine è sempre una povertà in più, scrive Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio, nella prefazione dell’instant book “Luca” (edizioni Messaggero Padova) scritto da Giulia Cerqueti e Luigi Ginami e promosso dalla Fondazione Santina Zucchinelli, dedicato al dottor Luca Lorini e al ruolo del personale medico sanitario, tra cui l’anestesista Giovanni Di Dedda, che per settimane ha fronteggiato in prima linea il Coronavirus nella struttura ospedaliera bergamasca. “Tanta sofferenza, testimonia don Angelo Riva, che ha perso il padre e il vice parroco, deve far maturare la nostra società. Sofferenza e virus che ha costretto anche la Chiesa a fermarsi”. La Fondazione Santina ha donato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII due ventilatori polmonari per la terapia intensiva. Il rapporto della Fondazione e Associazione con l’ospedale di ‘Papa Giovanni’ di Bergamo nasce nel 2005 quando la signora Santina, mamma del sacerdote bergamasco don  Luigi Ginami, fu sottoposta ad un intervento cardiaco. L’ospedale ha poi seguito e curato per 7 anni la malattia di Santina, fino alla morte nel 2012. Da allora diversi sanitari hanno aiutato la Fondazione, di cui don Luigi Ginami è fondatore e presidente in memoria della mamma, a compiere opere di solidarietà in Perù, Brasile, Messico, Kenya, Iraq, Striscia di Gaza, Vietnam. Mentre nell’ospedale Papa Giovanni XXIII è sorto un ambulatorio “Cuore-Chagas” sostenuto proprio, in ricordo di Santina Zucchinelli, dalla Fondazione.
Con noi:
don Angelo Riva, parroco di Carenno, Lorentino e Sopracornola nella Valle di San Martino, provincia di Lecco e diocesi di Bergamo;
Giovanni Di Dedda, medico anestesista, rianimatore di chirurgia pediatrica Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo;
Conduce: Luca Collodi

UNA SERIA E COMMOSSA MEDITAZIONE SULLA REALTÀ’ 
PRESENTAZIONE DEL LIBRO A CURA
DI ANDREA RICCARDI, FONDATORE DELLA COMUNITÀ’ DI SANT’EGIDIO
Questo piccolo libro è un instant book: a caldo sulla frontiera dell’epidemia di coronavirus a Bergamo, specie dall’osservatorio dell’ospedale ‘Papa Giovanni XXIII’, di cui abbiamo sentito parlare molto in queste settimane. L’ospedale è luogo di cura, ma anche di dolore. Lo sappiamo tutti. Lo sanno la Fondazione e l’Associazione intitolate a Santina Zucchinelli, che hanno promosso questo libro.

LEGGI IN PDF PRESENTAZIONE  DI ANDREA RICCARDI SU CORRIERE DELLA SERA ED. DI BG.  DEL 10.05. 20 CLICCANDO SULLA IMMAGINE QUI SOTTO

 

Conosciamo i dolori personali e privati. Ma un dolore, così forte e opprimente, lo avevamo visto solo in aree lontane del mondo: nelle grandi periferie umane del Sud, dove si vive con niente e si muore per niente, dove manca la cura e il necessario per sopravvivere. Il nostro mondo opulento (non tutto) ha chiuso persistentemente gli occhi sui grandi dolori del mondo. Tanto dolore vissuto nelle nostre terre non ci potrà non rendere più sensibili alla sofferenza lontana e vicina. Perché in questo mondo globale – si vede bene in questi giorni – non ci sono frontiere. La realtà di questa pandemia ha portato a vedere il grande dolore tra noi. Bergamo, con il ‘Papa Giovanni’, è stato una frontiera dolente della battaglia tra la vita e la morte.

Luca Lorini, direttore del dipartimento di emergenza del ‘Papa Giovanni XXIII’, rivela uno degli aspetti più terribili di queste settimane: “Forse lo squallore più forte della morte è morire soli”. La solitudine è sempre una povertà in più. Lo avevamo dimenticato nella nostra società opulenta, dove tanti, troppi, specie anziani, sono lasciati soli. E la solitudine diventa insopportabile, quando si è deboli, malati, non autosufficienti.

Aggiunge un infermiere, Filippo, a contatto con i malati di Covid 19: “Questa è la malattia della solitudine…”. E poi osserva, quasi con un doloroso sospiro: “Tanti, ma tanti, anziani!”. Sì, tanti anziani si sono ammalati e troppi sono morti. Don Angelo, un parroco di Bergamo, racconta la perdita dell’anziano padre e la malattia della madre.

LEGGI IN PDF PRESENTAZIONE DI ANDREA RICCARDI  SU AVVENIRE DEL 10.05.20 CLICCANDO SULL’IMMAGINE QUI SOTTO RIPORTATA

La morte di tanti anziani ha rivelato una fragilità strutturale della nostra società: la condizione degli anziani più fragili. Soprattutto quelli istituzionalizzati. L’OMS ha dichiarato che più del 50% dei decessi riguarda anziani negli istituti. L’istituzionalizzazione, che dovrebbe essere un’eccezione, è divenuta nelle nostre società – per molti motivi – una consuetudine. E, in istituto, si muore molto di più – lo si è visto – e si vive male, anche in quelli che offrono condizioni di vita accettabili. È tutta una tematica da ripensare.

Bisogna lasciarsi prendere dal dolore di questi giorni, se vogliamo ricominciare a vivere e progettare il futuro, tenendo conto delle lezioni di questa pandemia. Non si può, con la fase 2 e le successive, ricominciare come prima.

Ci vuole una seria e commossa meditazione sulla realtà: “Una generazione è stata devastata. È stato uno tsunami che ha travolto tutti” afferma Emanuele Berbenni, un medico di famiglia, uno di quegli operatori sanitari di base così necessari e forse troppo trascurati in un sistema che ha privilegiato le istituzioni ospedaliere. Tanto che il medico lamenta che ancora non gli è stato fatto il test del Covid-19. “Una generazione devastata…”: non lo si può dimenticare.

Il dolore non si può archiviare, ma deve diventare anima di una visione rinnovata del futuro. Come aiutare gli anziani a restare a casa loro? È un grande tema del futuro. E poi c’è una sanità di base da ripensare, insieme a tante altre questioni… La commozione è tanta e pervade tutte le pagine del libro.
Caterina Simon, cardiochirurga al ‘Papa Giovanni’, dice: “Alla morte, da medico, sei abituato. A vedere andar via un così alto numero di persone in poche ore no”. Il direttore Lorini parla di un “piangere dentro”.

Tanta sofferenza dei malati e di chi è stato loro vicino deve far maturare la nostra società. L’epidemia non è solo un temporale che passerà, ma una rivelazione delle debolezze umane e strutturali del nostro vivere sociale. Non ascoltare questa grande e questa dolorosa lezione sarebbe un errore storico. Vale anche per la Chiesa.
Lo dice don Angelo: “La Chiesa è stata costretta a fermarsi”. Non si potrà ricominciare, dicendo: heri dicebamus. Non si potranno riprendere, come li abbiamo lasciati, i piani e le linee guida di ieri o le attività come sempre.

Bisogna capire quest’umanità ferita dalla pandemia: dialogare con le donne e gli uomini, gli anziani e i bambini, che hanno fatto la grande traversata. Questo mi pare il senso di questo libro.

Andrea Riccardi
Comunità di Sant’Egidio