#VoltiDiSperanza

FAHMI – 10: IL LIBRO GRATUITAMENTE


Ecco disponibile in formato elettronico e gratuito il nostro Instant Book dal titolo FAHMI. Esso contiene Prefazione di Franca Giansoldati, vaticanista del quotidiano Il Messaggero

FAHMI

 

VOLA PIU’ ALTO DELLE  MURA DI PIETRA BIANCA CHE ACCERCHIANO GERUSALEMME
Corri, Fahmi, corri: apri le braccia e non farti raggiungere dai ricordi brutti. Vola, Fahmi, vola: vola più alto dei muri di pietra bianca che accerchiano Gerusalemme e che sembrano non riuscire a liberare la gioia e la pace. Fahmi, piccolo mio, sii più forte del male che ti ha aggredito senza un perché quel giorno d’inverno, un giorno che doveva essere come un altro. Sii più forte di quel proiettile impazzito e immensamente più generoso di quello che ti è toccato elaborare, tu che camminavi sereno tornando a casa, e ad un tratto i tuoi occhi neri come una notte senza luna sono rimasti impigliati in un solo istante in una raffica di immagini terribili. Immagini difficili da superare per chiunque, figurarsi per un ragazzino di appena 11 anni.

Perché proprio a lui? Perché proprio a Fahmi è toccato essere colpito da una pallottola di rimbalzo sparata ad un posto di blocco da un soldato israeliano minacciato, a sua volta, da un uomo palestinese armato di un cacciavite che fuori di sé urlava tutto il suo odio e la sua rabbia incontenibile fino ad aggredire il militare, fino a che il soldato non ha premuto il grilletto e – in quel momento – la vita di Fahmi è cambiata per sempre. Una frazione di secondo e la traiettoria del destino è andata a scontrarsi sulla via di casa di un bambino mentre trotterellava sereno come sempre. Non doveva essere un giorno come un altro? Possiamo anche immaginare la scena.

La pallottola esplosa dalla canna del fucile, le voci concitate, la tensione del momento, il primo violento impatto del proiettile nella pietra visibile in un buco di un paio di centimetri su un gradino della Via Dolorosa, proprio davanti ad una chiesa, il rimbalzo del proiettile stesso e la sua traiettoria folle che terminava sulla tempia di Fahmi. Il suo corpo che cade a terra, schizza il sangue ovunque, il selciato si bagna e la macchia si allarga progressivamente mentre aumentano le voci, le urla, lo strazio. Arrivano di corsa dei medici, cercano di tamponare lo squarcio, l’emorragia è fuori controllo, il tempo diventa un elemento fondamentale per salvare il bimbo. Altre urla, altra rabbia. Poi finalmente una ambulanza. Solo un miracolo, un vero miracolo, ha effettivamente impedito che la vita di quel bambino palestinese volasse via, si alzasse sopra le pietre bianche di Gerusalemme per sempre. Ma Dio voleva che vivesse e, forse ha voluto affidare proprio a quel bambino un singolare messaggio di pace, trasformandolo in un simbolo, qualcosa da non dimenticare. Perché sono troppi i bambini che a Gerusalemme, nei Territori e in Israele hanno pagato e pagano ancora tributi altissimi a causa di una parabola d’odio che sembra non avere fine, a causa di una politica che dimostra di non avere a cuore il loro futuro, i bambini, siano essi palestinesi o israeliani, hanno un destino intrecciato. I bambini – palestinesi ed israeliani – restano il principale bersaglio degli effetti collaterali del male. Proprio come la pallottola impazzita, rimbalzata e finita nel cranio di Fahmi, la cui storia è un messaggio potente che riflette il bisogno urgente di un orizzonte diverso per tutti.

Non è retorica. Un po’ di tempo fa circolava sui social un video che mostrava il gioco più in voga tra i bambini palestinesi di Gerusalemme, sparare al poliziotto israeliano. Si vedevano bambini in una via della città vecchia prendere in mano un’asta e fare finta che fosse un fucile per mirare sui soldati di passaggio. I bambini, si sa, sono come spugne, assorbono dagli adulti, imparano da quello che vedono e così intere generazioni di bambini palestinesi e israeliani non potevano che crescere introiettando messaggi di vendetta e odio. Gli uni verso gli altri. Il che significa minare alla base qualsiasi futuro, negare alla radice le condizioni della pace. Generazioni e generazioni coinvolte, bruciate, effetti secondari del clima imperante.

Venendo a conoscere la storia di Fahmi e osservando le immagini che ha scattato don Luigi Ginami durante le tappe della sua guarigione – ora il bimbo porta un cappello per nascondere la brutta cicatrice sulla tempia destra, frutto di tre diversi interventi – sono rimasta molto colpita dall’entità dello sfregio. Dieci centimetri deturpati. L’associazione Amici di Santina stavolta ha voluto mobilitarsi per dare la possibilità al piccolo di far tornare il suo volto come prima, attraverso una operazione di chirurgia plastica. Mi chiedo però se la cicatrice che Fahmi ha nel cuore potrà mai riportarlo alla situazione di un tempo, sperando che non abbia deposto semi pronti a mettere le radici e soffocare l’innocenza di un bambino che ha guardato in faccia la morte e conosciuto il male. La mia preghiera per il piccolo Fahmi è che possa guarire davvero dentro e fuori, liberarsi dai fantasmi, correre e allargare le braccia e volare alto, più alto delle mura di Gerusalemme. Allora sì che sarà il simbolo di rinascita per tutti i bambini.

Franca Giansoldati
Il Messaggero

FONDAZIONE SANTINA, DIECI “VOLTI DI SPERANZA” TRA SOFFERENZA E SOLIDARIETA’ ADNKRONOS DEL 03.09.17
L’ultimo libro di monsignor Ginami dedicato a un ragazzo palestinese
di Enzo Bonaiuto
Si chiama ‘Volti di Speranza’ la collana creata dalla fondazione Santina, giunta alla decima pubblicazione, da parte del suo fondatore e presidente monsignor Luigi Ginami; e i volti di speranza sono quelli che appaiono in primo piano nelle copertine dei libri, “dedicati alle loro storie di sofferenze e di preghiera, di guerre e di solidarietà, di povertà e di aiuto, di droga e di morte, di persecuzione e, appunto, di speranza”, come spiega all’AdnKronos don Gigi. Speranza alimentata anche dalle tante opere benefiche messe in campo in varie parti del mondo – dal Perù al Kenya, dalla Palestina al Messico, dall’Iraq al Vietnam – grazie all’attività dell’associazione dedicata alla figura di Santina Zucchinelli, la madre di monsignor Luigi Ginami che ha saputo trasformare la sua sofferenza personale in ‘opere di luce’ per chi soffre. L’ultimo libro della collana ‘Volti di Speranza’ edito da Velar-Marna è in uscita ed è dedicato a Fahmi, un ragazzo palestinese di 11 anni, vittima della situazione di tensione che si vive a Gerusalemme, dove è stato colpito al volto dal rimbalzo di una pallottola sparata da un soldato israeliano in reazione a una minaccia portata da un uomo palestinese che lo stava aggredendo con un cacciavite. Storie di violenze e testimonianze di fede, dal Perù all’Iraq e al Vietnam Il proiettile ha preso in pieno la tempia di Fahmi, crollato a terra in una pozza di sangue e miracolosamente salvato da una emorragia che sembrava non dargli più scampo e che ha lasciato come segno visibile una grande cicatrice sulla testa; segno che si spera sarà cancellato – quale “simbolo di rinascita per tutti i bambini del mondo”, come scrive la vaticanista Franca Giansoldati nella prefazione del libro – dalla operazione di chirurgia plastica cui sarà sottoposto, proprio grazie alla mobilitazione solidale della fondazione Santina, Ma la storia, triste ma per fortuna a lieto fine, del palestinese Fahmi è solo una delle tante dolorose vicende umane con le quali è venuto a contatto monsignor Ginami, che ha poi descritto nella collana ‘Volti di Speranza’. Storie come quella di violenze e abusi della peruviana Juana; di fuga e di minaccia dell’Isis delle irachene Nasren e Hazar; di terrorismo e criminalità vissute da Joe vescovo in Kenya al confine con la Somalia; di persecuzione e di fede testimoniate da padre Dominic in Vietnam; di peccati e di perdono del Viejo Paco e di Kelvin in un carcere peruviano; di lotta alla droga e di narcotraffico di Gaby nello stato messicano di Guerrero; di povertà e morte della giovanissima keniota Janet. Storie che fanno riflettere sulla possibilità che il volto della violenza possa trasfigurarsi in tanti volti di speranza.